New York: un candidato sindaco dal Sud globale

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Il candidato democratico per la carica di sindaco di New York è Zohran Kwame Mamdani. 33 anni, deputato appartenente all’ala socialista del Partito Democratico ed ex rapper, è riuscito a sconfiggere il politico più rappresentativo dell’establishment, l’ex governatore Andrew Cuomo. C’è chi lo ha definito “cavaliere dall’armatura splendente” della sinistra americana. Lui si proclama socialista democratico e questa auto-definizione è al centro dell’attenzione, ma, data la sua scarsa notorietà politica, è forse più utile, per comprenderne le caratteristiche, guardare alla sua storia personale, piuttosto unica.

Zohran è figlio di Mira Nair e Mahmood Mamdani, ed è nato a Kampala, in Uganda. I suoi genitori non hanno bisogno di presentazioni nel mondo accademico indiano e internazionale.

Sua madre, una punjabi (popolazione della regione del Punjab, estesa nel Pakistan e nell’India settentrionale ndt), induista praticante – un dettaglio rilevante poiché Zohran viene attaccato per essere musulmano, accusa che non dovrebbe neppure richiedere risposta – è una regista con un ricco repertorio. Tra le sue opere figurano film come Salaam Bombay e Mississippi Masala, ma anche The Namesake, il racconto per eccellenza del dolore dell’esperienza dell’immigrazione, e forse il miglior film sul calcio: Little Zizou. Anche Zohran ha iniziato come artista hip hop, e il suo video Nani, con la partecipazione di Madhur Jaffrey, è uno sguardo dall’interno sulle differenze generazionali nella comunità sudasiatica (realizzato utilizzando i contatti della madre per ottenere un’attrice del calibro della Jaffrey, che finge di cantare testi hip hop indossando un basco rosso).

Suo padre, Mahmood Mamdani, un musulmano sciita non praticante, è un orgoglioso ugandese di origine gujarati (gruppo etnolinguistico del subcontinente indiano, ndt) ed è uno dei sociologi che ha descritto il mondo meglio di chiunque altro. Ha vissuto sulla propria pelle il nazionalismo identitario di Idi Amin, venendo temporaneamente espulso dall’Uganda, ma ha formato un’intera generazione di leader dell’Africa orientale presso l’Università di Makerere. Tra le sue opere principali figurano Good Muslim, Bad Muslim e When Victims Become Killers.

La famiglia di Zohran è impregnata della filosofia, della politica e della cultura del Sud globale e lui stesso appartiene all’élite di quell’area – a suo agio nei salotti della oggi disprezzata Nuova Delhi di Lutyens – che un tempo portava con orgoglio l’identità di una politica laica e socialista. Una storia che Zohran racconta di suo padre è emblematica. Suo padre fu inviato negli Stati Uniti con una borsa di studio da parte della neonata Uganda indipendente per studiare ingegneria. Attirato dal movimento per i diritti civili, finì per essere arrestato, avendo affermato che non poteva studiare per costruire un’Uganda moderna mentre gli stessi americani dovevano lottare per la propria libertà. La storia di Zohran è tanto africana quanto asiatica o musulmana. Il suo secondo nome, Kwame, deriva da Nkrumah, l’ex primo ministro del Ghana, eroe della decolonizzazione panafricana. Nkrumah fu anche un teorico politico, le cui idee attraversano il pensiero di Mahmood Mamdani. Anche lui si formò negli Stati Uniti, in un’epoca ancora più cupa per il razzismo, e trascorse molto tempo ad Harlem, dove – secondo alcuni commentatori – si formarono le sue idee politiche. A volte, la storia ha davvero un’ironia deliziosa.

Ciò che Zohran farà, piuttosto che ciò che dice, è ancora sconosciuto. Per ora ha condotto una campagna sui social media combinata con l’energia politica tradizionale del “porta a porta”, che ha ridato slancio alla sinistra nella città più grande degli Stati Uniti. Salil Tripathi, scrittore e difensore dei diritti umani con base a New York, autore del libro The Gujaratis, scrive di Zohran proprio in quel libro: «Il tassista di New York porta un fardello pesante: il costoso “medaglione”, difficile da ottenere ed essenziale per guidare l’iconico taxi giallo. La città limita il numero di medaglioni per controllare il traffico, creando così un mercato in cui gli intermediari commerciano questi scarsi permessi. […] L’arrivo di servizi di ride-hailing come Uber e Lyft ha scatenato una forte concorrenza, facendo crollare il valore dei medaglioni […]. Molti tassisti immigrati si erano indebitati pesantemente, e alcuni si sono tragicamente tolti la vita, non riuscendo a far fronte ai debiti. Bhairavi Desai, sindacalista gujarati, ha guidato la New York Taxi Workers’ Alliance e ha lottato per l’annullamento del debito. Il sindacato, che rappresenta 15.000 tassisti, ha organizzato uno sciopero della fame che ha costretto i creditori a negoziare. Con l’aiuto di enti legali e finanziari, è stato raggiunto un accordo tra le parti, che ha ridotto significativamente il debito e fissato un tetto massimo di 1.100 dollari ai pagamenti mensili. Il deputato dell’Assemblea dello Stato di New York, Zohran Mamdani, che è per metà gujarati, ha contribuito all’accordo e ne ha celebrato il successo».

Questa è una storia di politica urbana, una delle storie del mondo che Zohran forse incarna. L’allarmismo intorno alla sua politica sorprende chiunque abbia anche solo una minima conoscenza degli orientamenti politici nel Subcontinente indiano o in qualsiasi altra parte del mondo. Trasporto pubblico gratuito ed edilizia popolare con controllo degli affitti sarebbero misure assolutamente normali per una politica urbana di centrosinistra. E una condanna di quanto accade a Gaza, unita a una presa di posizione contro l’antisemitismo, non stonerebbe affatto.

Per comprendere la reazione violenta contro di lui – da entrambe le parti dello spettro politico – è utile leggere il libro del professor Mamdani, Good Muslim, Bad Muslim, in cui si sostiene che le etichette di “buono” e “cattivo” sono costruzioni politiche modellate da interessi globali, in particolare quelli degli Stati Uniti, per i quali i “buoni musulmani” sono quelli allineati agli interessi politici statunitensi. Il libro spiega come la proiezione della politica estera in termini di “bene” contro “male” abbia portato al sostegno di movimenti terroristici, come i mujahidin contro il governo comunista afghano e l’Unione Sovietica. L’opposizione politica in atto nei confronti di suo figlio potrebbe essere un nuovo capitolo del libro. La reazione virulenta dell’establishment contro Zohran sembra essere, più che un fatto personale, il riflesso della disfunzione della politica americana, una politica in cui i criteri rigidi dell’economia liberale e dell’imperialismo globale fungono da custodi dell’accesso politico, persino più a sinistra che a destra.

La traduzione in italiano è di Elisabetta Grande

Gli autori

Avi Singh

Avi Singh, laureato alla London School of Economics e alla Law School Università California di San Francisco, è professore all’International University College (IUC) di Torino. Avvocato del foro di Nuova Delhi è stato lì viceministro della Giustizia. Ha seguito numerose cause penali internazionali, tra l’altro presso la Corte Speciale Residua per la Sierra Leone all'Aja e presso il Tribunale Penale Internazionale per il Ruanda ad Arusha, in Tanzania.

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