New York: un candidato sindaco dal Sud globale

Le primarie democratiche per il candidato sindaco di New York hanno designato Zohran Kwame Mamdani, 33 anni, di origini indiane e ugandesi, ex rapper e socialista, che ha sconfitto il favorito Andrew Cuomo, indicato dall’establishment. Difficile dire se è una nuova stella nel firmamento politico: certo è una svolta, prima di tutto culturale, avvertita come ostile sia dai repubblicani che dagli stessi democratici.

Le due piazze e il futuro della sinistra

Due piazze si sono confrontate nel Paese: quella di “Repubblica” in favore di un’Europa purchessia e quella del Movimento 5 Stelle, aperta a tutte e tutti, finalizzata soprattutto al ripudio della guerra. Le due piazze, nella loro diversità, hanno plasticamente mostrato l’ovvio: e cioè che nel Partito democratico ci sono due partiti. Se si avesse il coraggio di prenderne atto potrebbe forse partire la costruzione di una sinistra plurale.

Dopo la débâcle Biden è davvero intoccabile?

Il confronto con Trump, che Biden aveva voluto per mostrare quanto la sua età non costituisse un problema, è stato un boomerang devastante. Oggi Biden viene dato perdente dai sondaggi in tutti gli Stati chiave e la sua candidatura è apertamente discussa anche dal “New York Times” e da molti donors. Il cambio di cavallo in corsa sarebbe doloroso e dall’esito incerto ma ormai molti lo chiedono in modo esplicito.

Non si possono tenere insieme Berlinguer e Veltroni. Un consiglio per Elly Schlein

La riemergente questione morale è, in realtà, una questione squisitamente politica, nata con la trasformazione dei partiti in macchine per occupare lo Stato. Per il Partito democratico (e i suoi predecessori) tale trasformazione è intervenuta con l’affermarsi della convinzione di non dover più rappresentare una parte, ma tutti. Senza sciogliere questo nodo, cara Schlein, per il Pd non c’è futuro né salvezza.

Piccoli segnali di una nuova stagione politica

Abbiamo i fascisti al governo. Ma ci sono anche fatti nuovi e l’apertura di fronti di lotta inediti: dal cambio al vertice del Pd (non insignificante seppur tutto da decifrare e verificare) alla stagione referendaria ormai in corso. Occorre una regia unitaria. Un segnale può venire dal tavolo di lavoro varato dall’assemblea del 22 aprile promossa della Rete dei numeri pari alla Casa internazionale delle donne di Roma.

Elly Schlein e la realtà del Partito democratico

Elly Schlein è il meglio del ceto politico italiano e, in ogni caso, del Pd, ma basterà? Il problema aperto non sta tanto nelle sue capacità, nelle sue buone intenzioni, nei valori progressisti che porta con sé: il tema è piuttosto la sua probabilità di successo nel riformare il Partito democratico. L’impresa è, a dir poco, ardua e quelle probabilità sono molto basse. Ovviamente una smentita sarebbe gradita.