Maturità: il mondo inesistente delle tracce ministeriali

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Le tracce scelte dal ministero per la prima prova dell’esame di Maturità sono state una sorpresa. Mi piacerebbe aggiungere bella, invece non è stato così. Perché i vari brani che ho letto hanno suscitato in me un’impressione di disorientamento, soprattutto quando ho cercato alcuni appigli per inquadrare le giuste argomentazioni per ciascun tema. Figuriamoci, poi, quando mi sono immedesimato in quei poveri ragazzi di fronte al foglio bianco.

Già le due analisi del testo (tipologia a) del plico ministeriale mi avevano lasciato interdetto: una poesia di Cesare Pavese incentrata su un amore non corrisposto e una prosa di Vitaliano Brancati sul piacere della memoria, quasi estrapolate a caso e sottoposte agli studenti. Ma qual è il senso – ho pensato – di far ragionare i ragazzi su temi di questo tipo, quando la nostra società è sconvolta da femminicidi, dimenticanze di drammi attuali in corso (quello che sta succedendo a Gaza e in Libano, per esempio) o insopportabili nostalgie del fascismo a più livelli nella nostra comunità? Non erano questi i veri temi da proporre forse ai ragazzi? Chiedere loro un parere sugli amori violenti e assassini, sulla memoria strumentalizzata o sull’indifferenza di oggi alle tragedie altrui?

Peggio è stato poi quando ho letto le tracce del testo argomentativo (tipologia b): si trattava di un discorso di Giuseppe Saragat all’assemblea costituente del 1946 (orazione magnifica nel suo eloquio civile e democratico ma la cui prosa solenne quanti possono avere compreso?), un altro brano (a firma di Piero Bianucci) sul legame tra creatività e scoperte scientifiche e infine il testo di Frank Furedi dal titolo ingannevole, I confini contano. Perché l’umanità deve riscoprire l’arte di tracciare frontiere. Ingannevole perché i confini del brano proposto non erano quelli geografici o economici ma quelli generazionali, in particolare quelli tra l’età adolescenziale e l’età adulta con la creazione del neologismo “adultescenti” per indicare individui che non vogliono assumersi le responsabilità della loro età anagrafica per declinarne le responsabilità e l’impegno.

Insomma, l’idea di fondo di tutte queste tracce è stata quella di proporre ai nostri ragazzi l’immagine di un mondo ovattato, in cui i problemi urgenti sono quelli di un amore non corrisposto o al massimo di una nostalgia del passato che immalinconisce; eppure, grazie allo strumento di un valore sano come quello della “fatica” (di cui scrive Mario Calabresi ripreso nella tipologia c e nella sua inconsueta veste di pedagogo), questa nuova generazione di maturandi può scegliere di crescere e magari di stupirsi del mondo e delle sue bellezze (vedi la “meraviglia” presente nell’altra traccia della tipologia c che riprende l’articolo dell’unica donna del plico ministeriale, la giornalista tedesca Wenke Husmann), pur però nella consapevolezza che tutto ciò vada guadagnato con fatica – appunto! – e sudore. Solo così, dunque, nell’ottica favolistica di queste tracce, i nostri maturandi potranno abbandonare la comoda età adolescenziale e, con lo stesso entusiasmo di Saragat alla nascita della Repubblica nel 1946, lanciare i propri destini verso grandi imprese: «Einstein dopo una chiacchierata con l’amico Michele Bresso torna a casa in tram e guardando l’orologio su un palazzo di Berna intuisce che il tempo a terra cesserebbe di scorrere se il tram si allontanasse alla velocità della luce: esperimento mentale che è all’origine della relatività speciale del 1905», ricorda Bianucci.

Peccato che, al di là di questo piccolo mondo di vetro di cui abbiamo letto nei vari testi proposti all’esame di Maturità, ci siano le atrocità del presente, le sofferenze del nostro pianeta a causa delle scellerate politiche internazionali, le violenze perpetrate persino nel mondo della scuola, le identità di genere che a qualcuno fa sempre comodo ignorare, il dramma delle migrazioni. Come se il nostro mondo e la nostra società non fossero mai cambiati e le contraddizioni del presente non esistessero. Ma di tutte queste cose le “favolose tracce” non hanno voluto far alcun cenno, per non turbare il sonno dei nostri maturandi, lasciandoli invece certi della sicura strada di futuri adultescenti.

Gli autori

Michele Canalini

Michele Canalini insegna in un istituto professionale e tecnico della Lunigiana. Si occupa principalmente di scuola, tema su cui ha pubblicato due libri: "L’insegnante di terracotta. La Buona Scuola… e poi?" (Mimesis, 2018) e "La ricreazione a distanza. Una manica di studenti alle prese con quei pezzi di insegnanti" (Kimerik, 2021). Ha lavorato come docente di lingua italiana presso l’Università del tempo libero del comune di Carrara. Antifascista per educazione e convinzione, ha collaborato con l'Anpi di Pesaro e Urbino. Appassionato di cinema, ha scritto per il sito di divulgazione cinema4stelle.it e per il sito di informazione culturale idranet.it.

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