Il carcere scoppia? C’è una risposta possibile e razionale: il numero chiuso

In Italia il carcere scoppia. Così cresce la violenza, non vengono tutelati i diritti più elementari e aumenta il tasso della recidiva. In mancanza di una radicale riforma del sistema penale c’è un solo modo per invertire la tendenza: prevedere il numero chiuso in carcere, come già avviene nelle università e negli ospedali. Non è una provocazione né un’idea bizzarra, ma un esercizio di sano realismo.

«Gaza e la reticenza della stampa: la necessità di chiamarsi fuori»

«Magari fra decenni, ma in tanti si domanderanno dove eravamo mentre decine di migliaia di persone finivano sotto le macerie a Gaza. Questo massacro ha una scorta mediatica che lo rende possibile. Questa scorta siamo noi. Non avendo alcuna possibilità di cambiare le cose, con colpevole ritardo mi chiamo fuori»: così il giornalista Raffaele Oriani ha comunicato la fine della collaborazione con “la Repubblica”.

L’intelligenza artificiale in tribunale: la denuncia del New York Times

Il New York Times ha fatto causa a OpenAI e a Microsoft accusandole di utilizzare massivamente e abusivamente le sue pubblicazioni giornalistiche per alimentare e “istruire” i propri sistemi di intelligenza artificiale. Il procedimento ha suscitato grande scalpore. Giustamente, perché ad essere coinvolti, oltre al diritto d’autore, sono gli effetti delle nuove tecnologie sul modo di percepire e interpretare la realtà

Quando suona il telefonino?

Qual è il senso di regalare uno smartphone a un bambino di 11 anni? A me pare una follia. Non per una pregiudiziale sul telefonino (che, prima o poi, ogni bambino, cresciuto come individuo, utilizzerà nella propria vita per socializzare in rete e per il lavoro), ma perché il suo uso troppo anticipato osta all’acquisizione della capacità di elaborare procedimenti complessi per la risoluzione dei problemi.

Femminicidio

Cronaca di un femminicidio sociale

Questa è la storia non di una, ma di tante donne che, come lei, in un giorno di sole, di candide nubi o di pioggia violenta, hanno visto spegnersi la fiamma della vita di fronte ad un bivio: scegliere di morire o di lasciarsi perire. Il nome è di fantasia e lo stile è narrativo, ma la vicenda vissuta è autentica.

Natale: «La parola avvenne nella carne e pose la sua tenda in mezzo a noi» (Giovanni 1,14)

Un altro Natale. Ancora più spoglio di significati che non siano quelli del mercato, mentre si dispiegano conflitti sempre più pervasivi, da cui niente sembra poterci esentare. Eppure Natale, mistero immerso nella contraddizione e nella crisi, può richiamare il senso profetico del vivere in questa stagione storica e aprire il tempo di un umanesimo che non si fa dominare, spengere, addomesticare, irregimentare.

Il presepe di san Francesco. Una riflessione laica

Ha 800 anni, secondo la tradizione, il presepe di Greccio ideato da san Francesco d’Assisi. C’è, in esso, un segnale di profonda attualità: l’umanità incarnata nel presepe permette di trasformare il messaggio cristiano in una lezione rivolta a tutti, per una civiltà fondata su valori in contrasto con la civiltà del profitto e del potere da Francesco intravista nella nascente borghesia mercantile del suo tempo.

Intelligenza artificiale: tra etica e profitto

Le tecnologie digitali hanno ormai un impatto impressionante sulla società. Gli ultimi sviluppi, basati su algoritmi dinamici che si calibrano con tanti dati (la cosiddetta “intelligenza artificiale”), sono carichi di interrogativi e la concentrazione in poche mani di un potere di persuasione mai visto nella storia rischia di mettere seriamente in pericolo i sistemi democratici. Ma ci sono possibili scenari alternativi.

Chi ha paura della carne coltivata?

La carne coltivata non ha nulla di “sintetico” ma è prodotta coltivando in vitro cellule animali identiche a quelle che mangiamo. Per di più, a differenza di quella oggi in vendita, non contiene additivi potenzialmente pericolosi. Con essa, poi, si ridurrebbero del 92% le emissioni di gas serra e del 90% il consumo di suolo. Eppure, incredibilmente, il Governo ne vieta la produzione.

Tra cinema e realtà: un domani ancora da conquistare

In questi giorni di lutto e di rabbia, seguiti all’assassinio di Giulia Cecchettin, il cinema ha qualcosa da dire. “C’è ancora domani”, di Paola Cortellesi, ci ricorda la difficoltà dell’uscita dal patriarcato. Una strada in parte percorsa (il divorzio, l’aborto, la riforma del diritto di famiglia, l’abolizione del delitto d’onore) ma che richiede altre tappe, senza negazionismi e con dure lotte.