L’obbedienza non è più una virtù

Ho fatto un sogno. Una carovana di camion con generi alimentari entrava a Gaza. Qualcuno, tra i soldati di guardia, aveva disobbedito all’ordine di impedirlo. I generali, pazzi di rabbia, ordinavano di sparare. Ma i soldati si ribellavano, deponevano le armi, correvano a fraternizzare con il nemico… Un sogno, certo. La realtà è ben diversa. Ma – come altre volte nella storia – sono molti i soldati che rifiutano di combattere.

L’allergia al diritto di Giorgia Meloni

L’Italia, insieme ad altri otto Paesi, contesta la Corte europea dei diritti dell’uomo per le sue decisioni e la sua giurisprudenza in tema di immigrazione. Contestualmente, in spregio delle convenzioni internazionali, conferma la propria politica di collaborazione militare con Israele. C’è un filo rosso che lega le due vicende: l’aspirazione di liberarsi dei “fastidiosi” vincoli del diritto…

L’Occidente e l’apartheid: Trump e non solo

Trump vieta agli studenti stranieri l’iscrizione ad Harvard e, contemporaneamente, accusa il presidente del Sudafrica di praticare l’apartheid nei confronti dei bianchi. È la punta dell’iceberg di un comportamento assai diffuso in Occidente: praticare politiche di segregazione e di controllo di interi gruppi etnici e sociali e, nello stesso tempo, presentarsi come vittime. È la politica del neo-capitalismo.

Dirlo con un lenzuolo: no al genocidio!

Un lenzuolo spunta da un cancello, da un condominio, da una finestra. Sono molti anche i Comuni, da nord a sud, che sabato hanno appeso il lenzuolo. Una chiesa ha messo un lungo telo bianco davanti al portone: «Come si fa a piangere 50mila morti?». L’appello di Tomaso Montanari e Paola Caridi “Un sudario per Gaza” ha risvegliato le coscienze. È solo un segnale, ma non certo di resa al prevalere del disumano.

Un sudario per Gaza

I sudari contengono, accolgono, proteggono, abbracciano i corpi dei palestinesi uccisi in questo anno e mezzo di follia militare e politica, israeliana e internazionale. Questo accade a Gaza. Esportiamolo nel nostro Paese, esponendo lenzuoli o teli bianchi su finestre, balconi, piazze, profili social, ovunque. Perché i nostri governanti li vedano: e ne sentano tutto il peso, sulle loro coscienze.

Il corpo come campo politico

Oggi il corpo è il primo manifesto politico. In un tempo in cui i linguaggi sono saturi, e la parola pubblica è screditata, è sul corpo che si imprimono i messaggi. Il saluto romano non ha bisogno di spiegazioni. Il manganello agitato non ha bisogno di retorica. La camicia nera non ha bisogno di rivendicazioni. Il corpo è campo di dominio, ma può anche essere campo di liberazione. Di disobbedienza. Di contro-narrazione.

Fra un mese si vota: un Sì per vivere da cittadini e lavorare con dignità

Negli ultimi anni l’incertezza e la precarietà si sono aggravate. Acquisire la cittadinanza è diventato più difficile per chi è di origine straniera. Le tutele del lavoro sono diminuite, con effetti negativi su occupazione, salari, disparità tra uomini e donne, sicurezza. L’8 e 9 giugno, votando sì nei referendum, si possono cancellare alcune di queste misure.