New York. Mamdani, il sindaco che non ti aspetti

Zohran Mamdani, 34 anni, musulmano, nato in Uganda, filo palestinese, socialista, è il nuovo sindaco di New York. Con oltre il 50% dei voti e contro tutti i poteri forti (anche del suo partito). Per celebrare la vittoria ha scelto le parole di un sindacalista radicale del ‘900: «Posso vedere l’alba di un giorno migliore per l’umanità». Difficile dire se sarà davvero così, ma certo qualche spazio nuovo si è aperto.

La Corte dei Conti smonta il ponte sullo Stretto

La Corte dei Conti ha negato il visto e bloccato l’iter del Ponte sullo Stretto. Non c’è stato neppur bisogno di scendere negli aspetti tecnici. È bastato esaminare la mole di inadempienze, violazioni formali, mancanza di documentazione per avere conferma di un dato chiaro e impressionante: l’interesse del Governo non è la costruzione del Ponte ma l’operazione politico-propagandistica e finanziaria sottostante al progetto.

Riforma della giustizia: chi ci guadagna e chi ci perde

Le riforme costituzionali non si fanno a caso ma per cambiare gli equilibri in atto. Lo scopo è che qualcuno guadagni potere e qualcun altro ne perda. L’effetto della riforma costituzionale della giustizia è chiaro: l’indebolimento della magistratura attenua il controllo di legalità sull’agire politico e aumenta il potere del governo e della maggioranza contingente mentre a pagarne il prezzo sono i cittadini.

Le condizioni per tornare a parlare di socialismo

La sconfitta del movimento operaio organizzato alla fine del secolo scorso è stata provocata da due processi convergenti: il successo incontrastato del capitalismo in Usa e Gran Bretagna e il crollo dell’Unione Sovietica. La Sinistra non lo ha capito o lo ha rimosso. Ma, per tornare a parlare di “socialismo” in un mondo attraversato dalla fine del primato Usa e dall’affermarsi di nuovi attori, con quei processi occorre fare i conti.

Un sindaco socialista per New York?

New York vota per il sindaco. Il candidato dem Zohran Mamdani, sostenuto da Bernie Sandres e Alexandria Ocasio Cortez ma non dall’establishment del partito, sta scalando i sondaggi con un programma di grandi interventi nel sociale (congelamento degli affitti, autobus gratuiti, assistenza all’infanzia). «Il mondo» – dichiara – «sta cambiando: non è questione del “se” ma di “chi” attuerà questo cambiamento».

“No kings” a Chicago: prove di sciopero generale

“Chiedo ai neri, ai bianchi, ai marroni, agli asiatici, agli immigrati, ai gay di tutto il paese di alzarsi in piedi. Resisteremo agli attacchi alla democrazia di Donald Trump e faremo pagare (ai ricchissimi) la giusta quota di tasse per finanziare la nostra scuola, i posti di lavoro, l’assistenza sanitaria, i trasporti”. Così il sindaco di Chicago nella manifestazione “No Kings” del 18 ottobre, in cui ha prospettato l’idea di uno sciopero generale.

Dopo l’affettività e la sessualità, a quando il consenso per la filosofia?

Un emendamento a un progetto di legge vieta le attività di educazione all’affettività e alla sessualità nella scuola dell’infanzia e in quella primaria e secondaria di primo grado e le subordina, nelle superiori, al consenso delle famiglie. A quando l’indice dei filosofi proibiti e la censura, per il carattere “licenzioso”, dei testi, di Platone e di Epicuro?

Primi passi verso un nuovo ordine mondiale?

Il vecchio ordine mondiale, governato dagli Stati Uniti, sta progressivamente crollando, ma non appare chiaro come se ne possa configurare uno nuovo, mentre stiamo attraversando un difficile periodo di transizione. Una serie di decisioni che si vanno prendendo qua e là per il mondo, in particolare nei paesi del Sud, sembrano indicare delle piste per riuscire a comprendere il possibile nuovo che avanza.

L’isolamento di Israele

Israele è isolato come non mai. Nonostante le enormi risorse economiche profuse in propaganda e per assoldare media, giornalisti e influencer, due anni di violenza genocidaria gli hanno alienato gran parte delle simpatie di cui godeva. Parallelamente l’opinione pubblica internazionale ha assunto una rilevanza decisiva nel determinare gli sviluppi degli eventi inducendo gli Stati Uniti a imporre a Israele l’“accordo di pace”.