Alberto Ziparo, ingegnere e urbanista, PhD in Pianificazione territoriale, MS in Economic policy and planning e già borsista Fullbright presso la Northeastern University di Boston, è professore di Pianificazione all’Università di Firenze, Dipartimento di Architettura, dove insegna e svolge attività di ricerca in progettazione urbanistica, pianificazione ambientale e valutazione delle infrastrutture. Membro fin dalla fondazione del LaPEI e del Consiglio direttivo SdT, alle ricerche istituzionali affianca da sempre la collaborazione con movimenti, gruppi e attori sociali su temi quali la pianificazione eco-paesaggistica del territorio, le politiche infrastrutturali e gli impatti delle grandi opere.
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La lentezza di realizzazione delle grandi opere favorisce il trasferimento di capitale pubblico ai privati: dei 522 miliardi stanziati nel settore dal 2001 ne sono stati spesi, a oggi, solo 249, mentre oltre 270 sono rimasti nelle disponibilità delle imprese che gestiscono il comparto. Lo denunciano, inutilmente, i competenti uffici della Camera.
La Corte dei Conti ha negato il visto e bloccato l’iter del Ponte sullo Stretto. Non c’è stato neppur bisogno di scendere negli aspetti tecnici. È bastato esaminare la mole di inadempienze, violazioni formali, mancanza di documentazione per avere conferma di un dato chiaro e impressionante: l’interesse del Governo non è la costruzione del Ponte ma l’operazione politico-propagandistica e finanziaria sottostante al progetto.
Il Ponte sullo Stretto è solo un imbroglio propagandistico-finanziario. Manca la progettazione esecutiva, la nomina del General Contractor e l’affidamento degli appalti sono avvenuti in violazione della normativa interna ed europea e il progetto è, secondo i tecnici più accreditati, irrealizzabile. Ma, intanto, i costi sono triplicati…
Il Ponte è un annuncio perenne e non potrebbe essere nient’altro, perché la sua natura è quella di immagine-paravento di mancanze e insipienze della politica rispetto alle regioni coinvolte. La realtà è che il ponte non si può fare. È una balla ad alto impatto mediatico, fonte di sprechi di risorse pubbliche (mezzo miliardo di euro in 50 anni) a beneficio di pochi.
Da mezzo secolo a questa parte ad ogni cambio di stagione viene riproposta la bufala del Ponte sullo Stretto di Messina. Come se la massima autorità tecnica competente non avesse messo nero su bianco che tutti i diversi progetti sono semplicemente irrealizzabili dal punto di vista tecnico. Ma la politica amante delle parole in libertà e alla ricerca di facili consensi finge di ignorarlo ed elude la domanda: il Ponte è utile?