Palestina, metafora del mondo

Il viaggio di Roberta De Monticelli in Palestina (“Umanità violata. La Palestina e l’inferno della ragione”, Laterza, 2024, pp. 243), “nella terra dove tre religioni riconoscono alle Tavole della legge mosaica un’origine divina”, diventa una metafora del mondo. Con la conclusione preziosa e commovente, tratta da quella terra e da quella tragedia, che la sola cosa irreparabile dell’ingiustizia è che la verità dei fatti sia ignorata.

Artisti a Gaza: la vita in mezzo alla morte

Gaza. Due milioni di persone sono chiuse in un sorta di enorme campo di concentramento. Un esercito nemico li assedia, li affama, li uccide ogni giorno. Ma gli artisti chiusi a Gaza continuano a fare arte e fanno uscire le loro opere dall’assedio, affidandole a volontari e alla rete. Per fare una Biennale degli artisti imprigionati, affamati, moribondi. Per raccontare la vita in mezzo alla morte.

Israele come Abramo

C’è, al fondo dell’annientamento del popolo palestinese, un che di culturale, che riporta l’ebraismo alle radici, al sacrificio, da parte di Abramo, del figlio Isacco. Ma allora Dio inviò un angelo a impedire quel sacrificio insensato mentre oggi, in questo martoriato angolo di mondo, di angeli non se ne vedono e tanto meno divinità capaci di sventare disastri. Si consumano così un’assurda tragedia e il suicidio di Israele.

Guidare nel deserto. Storia di Paola Vinay

L’autobiografia di Paola Vinay (“Il deserto è il mio posto preferito per guidare. Una donna nella storia”, Argolibri, 2023) è il racconto di un’epoca e di una generazione: una sorta di anti Iliade, perché non racconta una guerra, ma l’opposizione alla guerra, la lotta pacifista contro la guerra, che, negli anni Sessanta del Novecento, ha visto milioni di giovani scendere in piazza e dare l’assalto al cielo.

Franco Cassano e l’inquietudine del pensiero

“L’inquietudine del pensiero”, libro postumo di Franco Cassano, è una summa del suo approccio alla ricerca e alla politica. Un approccio in cui la ricerca non contempla soste né il sedersi sulle rendite di posizioni acquisite. Regola che vale anche per la politica, perché nessuna generazione possiede il monopolio della verità e chi vuole provare a capire il futuro deve imparare ad andare oltre i confini.

Sconnessi?

Consultare, sbirciare, controllare, scrollare, ascoltare, pagare, scrivere, parlare, filmare… Al ristorante, per strada, in chiesa, nel passeggino, al cinema, in arrampicata, al supermercato, in auto, in classe, in ospedale, sul bus, sul water, a letto, in bici, al lavoro. Basta! È possibile modellare una ecologia mentale che renda lo smartphone e la sua seduzione meno totalitaria, il feticcio un po’ meno feticcio, la demenza meno demenza?

Storie con la “s” minuscola

Le strade sono tutte di Mazzini e di Garibaldi, dei papi e degli scrittori, di chi comanda e di chi fa la guerra: mai che ti capiti di vedere una via dedicata a uno che faceva i cappelli, a uno che stava sotto un ciliegio, a uno che non faceva niente perché andava a spasso sopra un cavalla. Eppure – come ci insegna l’ultimo libro di Carlo Greppi – le vite comuni rivelano sempre qualcosa di non comune, ed è per questo che interessano.

“Un posto al sole”: una fiction nazionalpopolare?

“Un posto al sole” è una fiction da record: va in onda su Rai3 tutte le sere (salvo il sabato e la domenica) da 25 anni, sostanzialmente con gli stessi attori (almeno quelli principali), e ha punte di audience di 3milioni di spettatori a puntata. Qualcuno l’ha definita un prodotto nazionalpopolare. A torto, ché manca, in essa, l’atenzione a una crescita di coscienza dei problemi e della subalternità dei suoi fruitori.

Quando fare è dire. L’Italia e il gioco dei mimi

Il gioco dei mimi, in cui un giocatore fa capire a gesti, con difficoltà, quel che non può dire a parole, è proprio anche della politica. Ma a volte si arrota su se stesso: quando le idee cui corrisponde la realtà dei gesti sono lapalissiane gli attori si dimenano attorno a un segreto di Pulcinella. È il caso del nostro Paese, in cui c’è al governo un giocatore che non può dire “sono antifascista” e mostra anche con i gesti di non esserlo.