Contro la barbarie ci restano la cultura e l’umanesimo

Era il 1969 e Luciano Bianciardi, in una graffiante corrispondenza da Tel Aviv, svelava con la consueta lucidità l’operazione in atto di annientamento della Palestina. Solo gettando l’ancora nel passato si può capire il presente e magari scoprire che – come sostiene Daniel Baremboim – l’umanesimo è l’unica (e l’ultima) resistenza che abbiamo contro le pratiche disumane e le ingiustizie che sfigurano la storia umana.

Vicoli e vastità, lo spazio nell’ingegner Dostoevskij

Il rapporto tra Russia ed Europa è una costante negli scritti dell’ingegner Dostoevskij. Il quadro è netto: nomadi contro cavalieri, tende contro città; spazi infiniti contro griglie di vie. E lo spazio plasma il pensiero. Lo si vede anche nella religiosità. Il cristianesimo romano, che è la civiltà europea, ha bisogno della città di Roma dove radicarsi, mentre il cristianesimo ortodosso non ha bisogno di una capitale, né di un papa.

Psicologia è pace? Riflessioni in tempi di guerra

“Psicologia è pace. Costruire ponti non muri”: è il titolo scelto dall’Ordine degli psicologi per la Giornata Nazionale della Psicologia 2025. Titolo avvincente, ma lontano, purtroppo, dagli atteggiamenti più diffusi tra gli operatori del settore in cui prevalgono l’incentivazione alla diffidenza o addirittura all’inimicizia verso l’altro e la propensione a curare i danni della guerra anziché a creare un clima idoneo a prevenirla.

Palestina, dove si uccide anche la cultura

A Gaza e nei territori occupati della Cisgiordania è in atto anche un attacco sistematico a ogni manifestazione della cultura palestinese. Negli ultimi due anni sono stati distrutti o gravemente danneggiati 226 siti archeologici su 316. L’intenzionalità dell’operazione è palese e rivela l’intento di distruggere e sradicare, con la popolazione palestinese, la sua identità collettiva e la sua memoria storica.

Russi ed Europei secondo l’ingegner Dostoevskij

In due viaggi in Europa e nella prigionia in patria l’ingegner Dostoevskij raccoglie materiale sull’Europa e sulla Russia e, poi, li sistematizza dentro i suoi romanzi, dove i personaggi rappresentano similitudini e differenze, attrazione e repulsione, fra europei e russi. Rileggerli oggi può aiutare a comprendere qualcosa di più anche della nostra confusa attualità, sempre più simile a “una specie di profezia dell’Apocalisse”.

Stefano Benni, che ci ha insegnato a ridere del male

Stefano Benni, “il Lupo”, se ne è andato. La sua satira struggente ci ha costretto a ridere – mai sorridere – di eventi e soggetti tragici, di una realtà sempre più lontana dai sogni e dalle speranze. Ci ha fatto sbellicare di risate con racconti, poesie, libri ma ha anche scritto “cose serie” come il reportage sulle bombe nel rapido 906 a San Benedetto Val di Sambro. Ci mancheranno le sue storie, i suoi paradossi, le sue battute. E non solo quelli.

Retorica e realtà della guerra

I partigiani, pur costretti a impugnare le armi, definirono la guerra “un male assoluto”. Al contrario, nella concezione fascista, la guerra era considerata come “destino sacro della nazione”, necessaria alla rigenerazione spirituale e morale del popolo. Questa idea torna a risuonare oggi e c’è chi parla della guerra come imperativo per le “nazioni giuste”, impegnate contro il nemico di turno, per definizione ingiusto .