La comunicazione tossica di Giorgia

Il discorso di Giorgia Meloni all’assemblea nazionale della Cisl è, insieme, un proclama politico e un modello di comunicazione. In esso, infatti, non c’è solo l’investitura della Cisl come sindacato amico e la conferma della Cgil come principale avversario. C’è anche un sapiente uso di diversi registri comunicativi ed emotivi in grado di alimentare la polarizzazione ideologica e affettiva dei suoi sostenitori.

Svezia: dopo la strage, la fiera dell’ipocrisia

Forse non sapremo mai perché il 4 febbraio, in Svezia, in una scuola per adulti, un giovane, isolato e senza lavoro, ha ucciso dieci persone (in gran parte migranti) e infine sé stesso. Ma sappiamo che il fatto e la sua (probabile) motivazione razzista rappresentano una sconfitta per la società svedese, impegnata nel sostituire il welfare con una deriva securitaria.

Le politiche migratorie della destra: deportazioni e arroganza

Le deportazioni in Albania di richiedenti asilo provenienti da paesi definiti “sicuri” sono il simbolo delle politiche migratorie della destra. Fino ad ora i giudici, applicando il diritto europeo, non le hanno avallate. Il Governo ha cercato di incidere sulle decisioni cambiando i giudici. Ma questi hanno continuato ad applicare la legge: cosa intollerabile per il Governo, che grida allo scandalo.

Askatasuna, No Tav e le nuove frontiere della repressione

La Procura di Torino contesta a 16 militanti di Askatasuna e no Tav il reato di associazione a delinquere per commettere atti di resistenza a pubblici ufficiali. I ministeri degli interni e della difesa chiedono agli stessi militanti risarcimenti milionari per le attività info investigative e di tutela dell’ordine pubblico e per danni di immagine. C’è da non crederci, eppure sono le nuove frontiere della repressione.

Riformare la giustizia o scardinare la democrazia?

Si scrive “primo via libera alla riforma costituzionale della separazione delle carriere dei magistrati”. Ma, in realtà, di quella separazione (peraltro già in atto), neppure si parla. I temi sono altri: la duplicazione dei Consigli superiori, l’Alta corte di giustizia, la composizione e il sorteggio dei loro membri. Tutti strumenti per indebolire l’indipendenza di giudici e pubblici ministeri e l’equilibrio dei poteri.

La metamorfosi della città: dall’accoglienza alle zone rosse

Una della caratteristiche storiche delle nostre città era l’accoglienza dei pellegrini, dei migranti, dei poveri, dei malati e la costruzione degli edifici loro destinati era affidata a grandi architetti. In epoca moderna la situazione è ribaltata: cacciati o respinti i migranti, murate e riempite di zone rosse le città, la fortezza Europa mostra il suo volto più spietato e feroce, dimenticando anche la memoria dell’ospitalità.

Alla canna del gas

Aldilà del trionfalismo di facciata, l’inadeguatezza della legge di bilancio è conclamata: meno soldi agli enti locali, finanziamento insufficiente per sanità e istruzione, innalzamento dell’età pensionabile, nulla per compensare gli aumenti di luce e gas. I posti di lavoro in più sono quelli nei servizi, precari e sottopagati. In compenso cresce la spesa per armamenti e aumenta la sudditanza alle richieste degli Stati Uniti.

Il 2024 e la fine del sogno europeo

Tra le molte cose negative che il 2024 ci lascia in eredità c’è la fine dell’Europa come l’avevamo immaginta, anzi la fine dello stesso sogno europeo. La crisi era evidente da tempo, ma il procedere della guerra l’ha fatta precipitare trasformando l’Europa da garante di pace in fonte di guerra e rendendola irriconoscibile. Si apre così una nuova stagione piena di incognite. Se una sinistra esiste, ad essa spetta guidarla e gestirla senza timore di aprire conflitti.

Processo Open Arms: ai confini del diritto

Il fatto è pacifico, anzi rivendicato. Salvini, da ministro dell’interno, ha impedito lo sbarco di 147 migranti salvati in mare, attentando così alle loro libertà fondamentali. Ugualmente pacifico è che, in un sistema democratico, la discrezionalità politica si ferma di fronte alla lesione di diritti tutelati dalle leggi e dalla Costituzione. Per questo non convince l’assoluzione dei giudici di Palermo, forse intimiditi dagli attacchi della destra.

Meloni, l’amerikana

Con artifici verbali e molta demagogia la presidente del Consiglio cerca di tenere insieme un postfascismo ruggente e una servile subalternità all’establishment italiano e statunitense. Così, concludendo la festa, genuinamente fascista, di Atreju, attacca Romano Prodi contestandogli di avere condotto l’Italia nell’euro: unico fatto che consente oggi una qualche, seppur esile, indipendenza dell’Europa dagli Stati Uniti.