“Il seme del fico sacro”

Un film ambientato durante le proteste del 2022 in Iran, girato in clandestinità e ripudiato dal suo paese, che concorre agli Oscar sotto la bandiera della Germania. Raccontando lo Stato teocratico attraverso il microcosmo di una famiglia, messa in crisi dallo svelamento della violenza di regime, Mohammad Rasoulof offre un’interessante chiave di lettura che allarga gli orizzonti di riflessione.

“Emilia Pérez”, di tutto di più

Cos’è “Emilia Pérez”, trionfatore a Cannes e ai Golden Globes e probabilissimo futuro vincitore dell’Oscar per il migliore film straniero? È di tutto di più, sempre però con un pesantissimo e determinante “ma senza”. Un musical, ma senza neppure una bella canzone; un film che tratta temi impegnativi, ma senza impegno; un film furbo, pensato per piacere.

Diamanti, il coming out di Ferzan Özpetek

Finalmente Ferzan Özpetek ha fatto coming out e, rivelandosi per quello che è davvero, con “Diamanti” ha realizzato il suo film migliore. Abbandonate pensosità, metafore, arzigogoli e patemi autoriali, Özpetek svela la sua vera natura girando benissimo l’idea platonica della soap-opera, condensata in un’unica puntata; o forse è solo l’inizio di una futura serie TV?

The Substance di Coralie Fargeat

Un’ex attrice non si rassegna all’insulto degli anni e fa un patto con il diavolo. Così dal suo corpo invecchiato emerge una ragazza giovane e bella. Ma solo a intermittenza ché la nuova e la vecchia versione si succedono a settimane alterne. Fino a che la situazione scoppia e il grottesco si trasforma in horror in un crescendo supportato dalla superba interpretazione di Demi Moore.

“Giurato numero 2”: tra le ombre del giudizio

Un uomo che ha commesso un delitto senza accorgersene, perché credeva di aver urtato un cervo, finisce per fare il giurato nel processo per la morte della donna uccisa dalla sua automobile. La paradossale situazione innesta un conflitto a più facce che investe la verità, la giustizia, gli affetti: un conflitto che Eastwood, con la sua classicità da vecchia scuola, gestisce demolendo certezze e stereotipi.

Berlinguer – La grande ambizione

Un biopic su una figura come quella di Enrico Berlinguer era impresa non facile. Ma “Berlinguer – La grande ambizione” di Andrea Segre fa scelte di scrittura e di realizzazione visiva di grande efficacia: nella recitazione di attori come Elio Germano e Roberto Citran, nella intensa esplorazione dell’ambiente familiare di Berlinguer, nell’uso del repertorio (per documentare il suo rapporto con la base del partito).

“Parthenope” di Paolo Sorrentino

Dopo la @venereitalia23 testimonial turistica, Sorrentino propone una Venere partenopea anch’essa impegnata a propagandare le bellezze del luogo tanto da indurre un critico a paragonare il film a «una pubblicità lunga due ore per un profumo incredibilmente costoso». Giudizio forse eccessivo, ma certo il film non rivela più di una grande maestria registica per un monumento al desiderio maschile.

“The Apprentice”. Alle origini di Trump

Acclamato a Cannes e osteggiato, negli Stati Uniti, dalla destra reazionaria e dall’entourage di Donald Trump, “The Apprentice”, del regista iraniano Ali Abbasi, è la storia dell’emergere del Trump imprenditore. Privo di particolari guizzi estetici, il film descrive in modo realistico le origini di una carriera spregiudicata e, a tratti, autenticamente criminale, con, sullo sfondo, lo spietato capitalismo americano.

“Il tempo che ci vuole” di Francesca Comencini

Francesca Comencini si racconta e racconta il suo rapporto col padre, il regista Luigi. Una sorta di duetto padre-figlia per farsi spazio, almeno nella memoria, in una famiglia affollata. Un pugno di ricordi isolati, uniti da un filo come i grani di un rosario, in cui spicca una comune concezione del cinema come artigianato. Una concezione che, peraltro, collide con la forma autoriale del film.