“Parthenope” di Paolo Sorrentino

Dopo la @venereitalia23 testimonial turistica, Sorrentino propone una Venere partenopea anch’essa impegnata a propagandare le bellezze del luogo tanto da indurre un critico a paragonare il film a «una pubblicità lunga due ore per un profumo incredibilmente costoso». Giudizio forse eccessivo, ma certo il film non rivela più di una grande maestria registica per un monumento al desiderio maschile.

“The Apprentice”. Alle origini di Trump

Acclamato a Cannes e osteggiato, negli Stati Uniti, dalla destra reazionaria e dall’entourage di Donald Trump, “The Apprentice”, del regista iraniano Ali Abbasi, è la storia dell’emergere del Trump imprenditore. Privo di particolari guizzi estetici, il film descrive in modo realistico le origini di una carriera spregiudicata e, a tratti, autenticamente criminale, con, sullo sfondo, lo spietato capitalismo americano.

“Il tempo che ci vuole” di Francesca Comencini

Francesca Comencini si racconta e racconta il suo rapporto col padre, il regista Luigi. Una sorta di duetto padre-figlia per farsi spazio, almeno nella memoria, in una famiglia affollata. Un pugno di ricordi isolati, uniti da un filo come i grani di un rosario, in cui spicca una comune concezione del cinema come artigianato. Una concezione che, peraltro, collide con la forma autoriale del film.

“Vermiglio”, di Maura Delpero

“Vermiglio” di Maura Delpero, Leone d’Argento alla Mostra del Cinema di Venezia, è stato definito il nuovo “Albero degli zoccoli”. In effetti i film hanno in comune una scomparsa civiltà rurale e uno stile estremamente realistico, ma c’è, nel film di Delpero, una profondità psicologica dei personaggi estranea a Olmi, interessato essenzialmente alla comunità della cascina come corpo unico.

“La vita accanto” di Marco Tullio Giordana

“La vita accanto”, ultimo film di Marco Tullio Giordana ha, fin dalla prima scena, l’incedere di una tragedia greca. Il tema è la famiglia, con i suoi segreti e le sue contraddizioni, che si appuntano sulla protagonista, Rebecca, rampolla di una ricca famiglia, deturpata fin dalla nascita da una grande macchia in viso. La variante, rispetto alla sequenza della tragedia, è il finale, rigenerante e liberatorio.

“La chimera” di Alice Rohrwacher

“La chimera”, ultimo film di Alice Rohrwacher, è la storia di Arthur, un giovane archeologo inglese che, dopo la morte della fidanzata, si è ridotto a vivere come un vagabondo ed è diventato complice di una banda di tombaroli. È una storia fiabesca piena di suggestioni, la cui efficacia è, peraltro, limitata dal carattere dispersivo del racconto, che della fiaba non ha certo l’essenzialità.

Hit Man – Killer per caso

Ispirato a una personaggio reale (un poliziotto specializzato nell’incastrare potenziali mandanti di assassini offrendosi loro come sicario), “Hit Man – Killer per caso” di Richard Linklater è una divertentissima commedia nella quale la finzione prende sempre più il sopravvento, inducendo il protagonista a comportamenti distantissimi dal suo standard e imprevedibili.

Valerio Zurlini, la grazia nonostante tutto

Valerio Zurlini, seppur non sempre riconosciuto, è uno dei registi più talentuosi della sua generazione: non una generazione qualunque, ma quella di Federico Fellini, Francesco Rosi e Pier Paolo Pasolini. In questi giorni la “Cinémathèque française” gli dedica un’importante retrospettiva. L’auspicio è che anche gli spettatori scoprano il piccolo, prezioso patrimonio di film che ci ha lasciato.

“Una spiegazione per tutto” e l’Ungheria di Orbàn

“Una spiegazione per tutto” del regista ungherese Gábor Reisz è stato presentato, in modo improprio, come una riflessione politica sull’Ungheria di oggi. Molto meglio, per apprezzare le qualità del film, è considerarlo una riflessione generale sulla ricostruzione e la reinvenzione dei fatti (nel caso la verosimile bocciatura di uno studente) da parte di un giornalismo aggressivo e spregiudicato.