Il 28 gennaio 2025, alle 21.00 circa, la nave cargo Guang Rong, classe 2001, battente bandiera cipriota, priva di governo, ha urtato il pontile da passeggio proteso verso il mare a Marina di Massa, restando poi incagliata sul fondale fangoso con il suo ingombrante apparente carico di residui da lavorazione del marmo, destinato al riempimento dei cassoni della diga foranea di Genova. Tratti in salvo i 12 membri dell’equipaggio, si sono approntate in urgenza le misure per contenere eventuali sversamenti di carburante in mare, in attesa di eseguire le operazioni di pompaggio e scongiurare ogni rischio di disastro ambientale da idrocarburi. Le indagini dovranno (tra le varie) appurare l’eventuale presenza di materiale inquinante – olii, grassi, metalli pesanti – tra i detriti trasportati, in parte in realtà già sommersi.
Ammesso che le montagne abbiano occhi e anima, chissà cosa staranno pensando le Apuane, sempre più orfane del proprio prezioso grembo, nell’assistere all’ennesimo spettacolo di una nave coricata su un fianco, inerme, insieme con il suo carico, lontano discendente di quel marmo che ha vestito di bianco eterno così prestigiosi palazzi e monumenti. L’eco dell’urlo di dolore delle cave si è strozzato lì, proprio sotto lo sguardo impotente della feconda generatrice, dirimpettaia di quel pontile, dove ha terminato la sua corsa – immerso nella polvere – quell’enorme cumulo di pietrisco, che di quelle montagne in qualche modo era figlio.
Tante sono le navi partite dai porti del litorale, comprese quelle imbottite di veleni e rifiuti che negli Ottanta solcavano il Mediterraneo e su cui indagava il Comandante Natale De Grazia, misteriosamente deceduto nella notte tra il 12 e il 13 dicembre 1995 mentre si recava, dalla sua Reggio Calabria, in missione nella città di La Spezia. Il destino a volte sorprende. Perché il 13 dicembre 2024, anniversario della morte, una cordata di associazioni – capitanate dall’APS “Alberto Benetti” – aveva presentato all’amministrazione comunale di Massa una richiesta di intitolazione del pontile proprio al Comandante De Grazia, per ricordarne la memoria di servitore dello Stato, uomo virtuoso, già insignito della medaglia d’oro al Merito di Marina. Volendo soffiare in direzione della speranza, il beffardo tempismo di questo incidente – e, con esso, l’attenzione pubblica che ne è derivata – gonfierà forse le vele dell’iniziativa, una volta ricostruito il pontile; nel frattempo, giacciono – accanto all’immagine ingombrante di questa vecchia signora del mare adagiata su un fondale dell’Alta Toscana – alcune considerazioni di carattere generale.
Il Mediterraneo, questo piccolo, meraviglioso giardino blu che cinge la nostra penisola, ospita una delle più straordinarie ricchezze di biodiversità del pianeta, così come – allo stesso tempo – una elevatissima quantità di traffici marittimi su scala globale. In un fazzoletto di mare tra le terre (da cui, appunto, il termine “Mediterraneo”), l’accelerazione degli scambi commerciali – nonostante gli avanzamenti della tecnologia e le evoluzioni delle regolamentazioni in materia di sicurezza – impone una ferrea soglia di attenzione; d’altronde, la frenesia delle operazioni portuali, in permanente inchino alle logiche di mercato, scandisce in maniera impressionante i ritmi delle coste ben più delle maree.
Per certi versi i navigli – da sempre vettori di globalizzazione – incarnano pregi e difetti di questo pianeta: tra questi ultimi, non sembra esservi dubbio che le differenze tra navi, carichi, equipaggi “ricchi” e “poveri” si riflettano nei disomogenei livelli di garanzie, tutele e cautele ospitati a bordo delle diverse flotte che scalano i porti del mondo. Se è vero, dunque, che le condizioni di sicurezza, i tassi di sinistrosità e i rischi (ambientali come economici) risentono di scelte consapevoli – commerciali come politiche (incluse le regolamentazioni degli stati di bandiera e l’efficacia dei controlli) – chiunque abbia a cuore i propri territori non si può certo esimere da un costante stato di vigilanza civica e impegno attivo.
E chiunque abbia a cuore un territorio, non per forza prossimo ma semplicemente perché parte di un patrimonio universale, non si può esimere dal contribuire a far diventare ogni vicenda locale – in particolare in materia ambientale – una storia di tutti.
* L’articolo è frutto delle riflessioni emerse in seno all’incontro del 6 febbraio 2025 dal titolo Sguardi dal pontile. L’incaglio della nave Guang Rong tra preoccupazioni ambientali e la memoria di Natale De Grazia, con la partecipazione – oltre all’autore – di Vittorio Alessandro, Andrea Carnì, Maurizio De Lucia, Gaetano Vacca.
