L’estate è finita, ma guai toccare i balneari!

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Gli ultimi scorci dell’estate ricordano un po’ i tramonti in spiaggia, quando il sole – ancora caldo – si appresta a baciare l’orizzonte: col favore della quiete dopo la ressa, consegnano l’animo di ciascuno al proprio abbraccio interiore, ancora vestiti di salsedine ma con lo sguardo già rivolto al domani. Gli umori di questo periodo mi fanno sentire privilegiato: ho goduto di ferie semplici e ricche, coccolato dal mare gentile e rassicurante di uno dei tanti e meravigliosi ricami di costa del Sud Italia; accompagnato dallo sciabordio delle onde mi sono ripetuto, per l’ennesima volta, che il segreto di tale meraviglia è racchiuso nell’uso limitato di mezzi privati a motore e nella sostanziale assenza di stabilimenti balneari sulle spiagge. Beninteso, la fortuna di concedersi delle vacanze appartiene a tanti, come da lunga tradizione italiana che bagna l’intero stivale, secondo i gusti e le possibilità di ciascuno; eppure, se le folle di famiglie trasferitesi, di fatto, per la “stagione” in località di mare appartengono all’immaginario di un passato non più recentissimo, negli ultimi anni la permanenza nei luoghi di villeggiatura si è assottigliata in maniera evidente, ed eloquente. In maniera sempre più frequente, infatti, le parentesi feriali tendono ad atteggiarsi a brevi incursioni mirate piuttosto che a consolidati momenti di svago e riposo, così tanto necessari per il benessere di chiunque (non a caso, l’art. 36 della Costituzione prevede che le ferie sono irrinunciabili per il lavoratore).

Con il favore delle tenui luci settembrine, quindi, alcune riflessioni si affacciano.

Non stupisce più che stipendi e salari non si adeguano al caro-vita e all’inflazione, che il ceto medio si impoverisce e le povertà si dilatano in maniera inquietante; per converso, il costo delle vacanze al mare lievita (a tratti, per la verità, esplode), a giudicare dai dati dell’Osservatorio Nazionale Federconsumatori che ne stima l’aumento nella misura del 10% rispetto all’anno 2023. Tale divorzio tra sacrifici e aspettative – che lascia a casa crescenti fette della popolazione – è una ferita sociale che deve interrogare la politica. Sul fronte dell’offerta dei servizi turistico-ricettivi, in particolare, non sarà sfuggito che i prezzi di lettini e ombrelloni sono cresciuti anche quest’anno (più del 5%, sempre secondo l’ONF), mentre (non casualmente) abbiamo assistito agli ennesimi sfacciati tentativi di sabotare i rinnovi delle gare d’appalto per le concessioni degli stabilimenti balneari, previsti dalla normativa europea (la direttiva Bolkestein) e nazionale in materia di concorrenza e libera circolazione dei servizi. Uno dei temi tuttora di attualità di questa scottante estate, infatti, riguarda l’obbligo per lo Stato italiano di non disporre ulteriori proroghe a beneficio dei concessionari degli stabilimenti, così permettendo di aprire le porte a nuove imprese e all’adeguamento fisiologico dei (bassissimi) canoni, dei (crescenti) prezzi e della (augurata) qualità dei servizi in una logica trasparente di libero mercato.

Incalzato dalle scadenze, dalle procedure di infrazione della Commissione Europea, da pareri e segnalazioni dell’Antitrust, dalle pronunce della Corte Europea di Giustizia nonché dei tribunali amministrativi nazionali e regionali, il Governo sta negoziando con le istituzioni europee l’ipotesi – pensata per non scontentare il bacino di voti nel quale nuota questo segmento dell’economia balneare – di ulteriori brevi proroghe e l’apertura di nuovi spiragli di mercato con l’aumento del numero di concessioni. Tale approccio si giustificherebbe sul presupposto di una presunta abbondanza di risorse e spazi liberamente fruibili dalla collettività, costituendo la porzione di litorale soggetta a concessioni private “solo” il 33% delle coste; sul punto, va ricordato che tale mappatura del Governo è stata contestata (anche) dall’Unione Europea, che ne ha messo in risalto le erronee e fuorvianti modalità di analisi (comprendendo la base di calcolo, ad esempio, anche aeroporti o zone, industriali, rocciose o inaccessibili). Al di là dei furbeschi giochi di numeri (indice, comunque, della postura dei protagonisti della vicenda), restano a galla alcune riflessioni squisitamente politiche.

In primis, emerge la figura di un boccheggiante Governo, sedicente liberale, che mira ad intralciare i meccanismi del libero mercato, al punto da indurre regioni ed enti locali ad assumere – ovviamente in ordine sparso – iniziative autonome proprio in virtù dell’inerzia nell’adozione di provvedimenti governativi tempestivi e rispettosi delle regole.

In secondo luogo, l’asimmetria tra il caro-lidi e il declino della capacità di spesa delle classi medio-basse mette ancora una volta a nudo il disinteresse per la vita comune delle persone, pur di attingere simpatie da sacche elettorali che godono del tepore di alcune nicchie privilegiate di mercato. Detrito avvelenato di tale tendenza, si sedimenta col tempo l’inclinazione della gente a barattare il diritto alle ferie con il privilegio di un posto al sole, con costi sia individuali che collettivi, anche a causa dello sfruttamento intensivo dei suoli e degli specchi acquei.

Dulcis in fundo, l’ingordigia di aree demaniali – strangolandone la libera fruibilità – riduce, se non soffoca, le opportunità della collettività su come disporre dei propri corpi, del proprio tempo, dei propri soldi, delle proprie energie, dei propri umori, financo dei propri sogni. Salvo resistere, e non rinunciare alla possibilità di continuare a inseguire con lo sguardo – la notte di San Lorenzo – le stelle cadenti distesi sull’umida sabbia e non necessariamente su una sdraio: in tal modo, almeno, l’incanto dell’estate non sarà in vendita.

Gli autori

Andrea Pappalardo

Andrea Pappalardo è avvocato e vive a Ginevra. Anima “Blutopia: Forum Mediterraneo”, spazio di approfondimento giuridico di tematiche legate al diritto del mare.

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One Comment on “L’estate è finita, ma guai toccare i balneari!”

  1. La messa a bando delle spiagge, però, potrebbe esporre le stesse all’assalto delle multinazionali che hanno potere economico infinito e quindi la possibilità di accaparrarsi le spiagge più ambite traendo profitti che ora sono distribuite poi saranno monopolizzate…

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