Ora che festeggiamo la vittoria al referendum che ha cancellato le disposizioni sulla giustizia del governo di estrema destra, dopo un iniziale sollievo per lo scampato pericolo, a qualcuno di noi è venuta spontanea una domanda: «come abbiamo fatto a cadere così in basso? Come abbiamo potuto trovarci impegnati in una battaglia tanto infida per impedire un’involuzione autoritaria del nostro sistema istituzionale?». Per rispondere a questo quesito bisogna guardare indietro agli anni passati, alle precedenti legislature, ai tanti provvedimenti che sono stati deliberati dal nostro ceto politico. Per fare questo un aiuto può venire da libri e pubblicazioni che hanno costruito questa rassegna. Uno recente, scritto da Fabio Balocco, che è intervenuto spesso sul sito di Volere la luna in particolare sui temi ambientali, e da Romano Lupi, si intitola “La sventura” (ed Ass. Multimage): la copertina è illustrata con una sorta di rifacimento del “Quarto Stato” di Pellizza da Volpedo nel quale si vedono i lavoratori e le lavoratrici che, invece di avanzare, si allontanano e arretrano. Il sottotitolo è esplicativo: “Viaggio attraverso i danni della sinistra al potere”.
Il periodo preso in considerazione va dagli anni Novanta ai giorni nostri: molto tempo, quindi, che rende difficile una presentazione sistematica e strutturata dell’evoluzione del quadro politico nazionale e locale sui temi sociali, economici, giuridici e ambientali. Il libro, nonostante questa difficoltà, riesce però a costruire una rassegna significativa di tante “malefatte” della “sinistra” successiva allo scioglimento del PCI e degli altri partiti della cosiddetta Prima Repubblica, sia di grandi, sia di piccole e piccolissime dimensioni. Probabilmente la mappatura è incompleta perché è evidente che è basata principalmente sulle conoscenze più o meno dirette degli autori, ma permette di farsi un’idea chiara del processo che ci ha portato alla situazione attuale.
L’inizio di questo processo degenerativo viene naturalmente individuato nella Tangentopoli milanese della fine degli anni ’80 e l’inizio dei ’90 per poi svilupparsi attraverso i rapporti opachi tra il nuovo gruppo dirigente del PDS, ai tempi di Massimo D’Alema, e la Fininvest di Silvio Berlusconi. Uno sviluppo di questo rapporto tra la destra berlusconiana e la sinistra dalemiana è il tentativo di costruire la cosiddetta Commissione bicamerale (1997) che già allora si poneva, tra gli altri, l’obiettivo di controllare politicamente l’attività della magistratura. Il libro descrive il progressivo degenerare del PDS attraverso le diverse fasi (DS) fino al PD di Matteo Renzi e la corrispondente attività governativa delle coalizioni di centro sinistra: le privatizzazioni dei governi Amato, Ciampi, Prodi e D’Alema che hanno portato a svendere il grande comparto dell’industria a partecipazione statale e a regalare ai privati la società delle autostrade; la politica estera subalterna verso gli USA dalla guerra in Iraq, a quella contro la Serbia; la politica del lavoro dal pacchetto Treu (1997), alla riforma Fornero (2012), fino al Jobs act (2014). E poi i diversi tentativi, alcuni purtroppo riusciti, di snaturare la Costituzione: dalla riforma del Titolo V sull’autonomia regionale (2001), all’inserimento del pareggio di bilancio voluto dalla UE (2012).
Sul tema dei “beni comuni”, a partire dall’acqua, il centro sinistra ha dimostrato un’attenzione formale e una sostanziale indifferenza (o forse peggio), così come sulla questione delle concessioni balneari, nonostante i vari pronunciamenti sia nelle sedi comunitarie, sia da parte di diversi livelli e tipi di magistratura; e poi la scuola, trasformata in una logica aziendalista, con le famiglie ridotte a clienti e i piani di studio intesi come merci offerte sul mercato dell’istruzione; fino alla renziana “buona scuola” del 2015. Analogamente sul tema dell’ambiente e della gestione del territorio il libro passa in rassegna i principali momenti di trasformazione della legislazione vigente in un’ottica neoliberista, fortemente sostenuta non solo dal centro destra, ma anche e forse più efficacemente dal centro sinistra: dal testo unico sull’edilizia (2001) promosso da Bassanini, fino alla legge 208 del 2015 (Governo Renzi); le grandi opere come la TAV e la proliferazione dei porti turistici (decreto Burlando); la devastazione delle montagne (nel parco dello Stelvio, in quello delle Apuane) messa in atto da amministrazioni regionali di centro sinistra; fino alla gestione speculativa delle grandi città e di Milano, in primo luogo, ma anche di tanti altri centri minori. In fine anche sui grandi temi di politica internazionale, dalla guerra in Ucraina alle stragi compiute in Palestina, le forze del centrosinistra hanno stentato ad assumere posizioni autonome e di netta condanna della logica militarista di potenza.
La conclusione amara che gli autori traggono da questa lunga e articolata analisi di un processo involutivo è la seguente: «il tratto distintivo che accomuna destra e sinistra è il morboso attaccamento al potere, con i primi impegnati, ai tempi di Berlusconi, nella compravendita di senatori per non cadere, e i secondi a tessere qualsiasi tipo di alleanza per andare al governo anche quando perdono le elezioni».
In questa lunga analisi mancano forse alcuni aspetti importanti; uno per tutti è la trasformazione della nostra economia nazionale guidata ormai da una logica esclusivamente monetaria e finanziaria; tuttavia il fatto di mettere in fila molte tappe di questo lungo processo può aiutare ad affrontare un dibattito franco e aperto nel quale ci si chieda anche come è possibile che tutta questa degenerazione sia avvenuta senza che nella vecchia sinistra italiana ci fossero già gli elementi strutturali per determinarla. E infine, partire da una analisi storica, come quella condotta dai due autori, deve condurci anche a porci il problema che, oltre la critica alle scelte liberiste del centro sinistra di questi ultimi 30-40 anni, bisognerebbe ora sforzarsi di elaborare una proposta positiva di alternativa.

A questo progetto degenerativo (non ho ancora letto il libro) aggiungerei la complice partecipazione alla privatizzazione, sempre maggiore, della Sanità pubblica e la gestione clientelare delle aziende ospedaliere.
come posso dirmi di sinistra se le prese di posizione ci portano ugualmente a una disgregazione della società. temo che la patologia l’economia prima di tutto sia ormai entrata, abbia inquinato, il senso sociale che invece dovrebbe muovere chi, a vari livelli, si identifica come alternativa alla destra politica, economica, sociale, dirigista. ciò porta a dire ho la possibilità di cambiare se anche le forze politiche che si dichiarano alternative, proseguono, promuovono, atti e atteggiamenti che non collimano con gli interessi di quella parte di società che dovrebbe essere, avere la principale attenzione di chiunque si riconosca non di destra. sanità. istruzione. lavoro. alternative ai fossili e al nucleare. e scusate se è poco. benessere per tutti..