La macchina del fango è sempre accesa

Questa volta tocca a me. Ci sono, a Siena, dei richiedenti asilo pakistani accampati per strada. Come Università per stranieri li accogliamo in corsi gratuiti di italiano e in mensa. La loro precarietà, peraltro, perdura e provoca, inevitabilmente, dei problemi che segnalo alle autorità competenti. Ciò non modifica le condizioni dei richiedenti asilo, ma provoca una campagna di stampa in cui divento io il razzista! Così, non a caso, va il mondo…

Mai più Hiroshima e Nagasaki

L’ombra di Hiroshima e Nagasaki si prolunga fino a noi con la minaccia di un nuovo uso di armi nucleari. Ciononostante, nell’indifferenza dei potenti della terra e delle maggioranze silenziose, il ricordo della più grande tragedia del Novecento non trova spazio sui grandi quotidiani nazionali, eccettuato “Avvenire”. Manca tuttora, nonostante l’impegno dei pacifisti, una cultura all’altezza della sfida nucleare.

La Storia senza l’Occidente?

Siamo sull’orlo di un precipizio. La guerra freddo-calda in atto, dettata dal panico senile per una “storia senza l’Occidente”, è diretta contro legittime aspettative dei popoli del Sud globale che, dopo secoli di sopraffazione, reclamano pari dignità, benessere ed emancipazione. Cambiare registro è possibile ma solo se l’Occidente saprà riscoprire la sua vocazione progressiva e universalista.

I terroni dell’Impero

Con questo “viaggio nel profondo sud degli Stati Uniti”, Marco D’Eramo ci offre un’affascinante prospettiva su come vive, cosa pensa, quali difficoltà incontra, in cosa crede una parte del mondo americano, quello del Sud, dove si rispecchiano i valori religiosi e quelli “machi” esaltati nella Convention repubblicana da poco terminata con l’incoronazione di Donald Trump a candidato per le presidenziali del 2024.

Nostalgia del Venezuela

Ho contribuito, vent’anni fa, a girare due documentari in Venezuela e ho, per questo, approfondito la rivoluzione bolivariana. Ciò non mi rende certo un esperto delle vicende attuali del Paese ma mi consente, almeno, di esprimere un’impressione, quella di un déjà vu: non si poteva – e non si può – tollerare l’esistenza, in un potenza petrolifera, di un governo popolare, nazionalista e socialmente progressista.

Hannah Rothschild, La baronessa (Neri Pozza, 2024)

È la storia della vita avventurosa di Pannonica de Koenigswarter, detta Nica, bella, romantica, vivace. Nata in Inghilterra e vissuta in Francia, madre di cinque figli, nella II° guerra mondiale segue in Africa il marito, arruolato nell’esercito della Francia Libera. Poi, nel 1948, dopo aver ascoltato “Round midnight”, molla tutto e si trasferisce a New York. Lì, nella città dove tutto accade, nasce la Baronessa.

La cura del futuro

L’economia capitalistica domina il pianeta, produce una massa imponente di beni effimeri e una enorme ricchezza finanziaria per élites e, contemporaneamente, consuma il futuro di tutte e tutti. Occorre cambiare nel profondo. Ed è il paradigma della cura – di sé, dell’altra, dell’altro, del vivente, del pianeta – quello su cui può essere riorganizzata una società capace di futuro e radicalmente alternativa a quella attuale.

Le olimpiadi tra sport e geopolitica

Le olimpiadi appena concluse (senza la Russia) sono state, oltre che una manifestazione sportiva, un’occasione per incidere su controversie internazionali. Ciò, insieme all’ostentazione della forza “nazionale” di fronte a interlocutori planetari, accade da tempo e vale sia in caso di partecipazione che in caso di ballottaggio, elemento spesso rivelatosi decisivo per influenzare o rovinare i giochi organizzati da altri.

Ancora grazie, signora Thatcher

A fronte delle rivolte razziali di uomini bianchi nelle strade di diverse città del Regno Unito, si è fatto il solito ricorso agli effetti delle migrazioni e alla necessità di rispondere con “legge e ordine”. Ma la situazione è più complessa. Quei corpi bianchi arrabbiati per le strade non sono stati prodotti dai migranti ma dallo stesso Stato britannico: quando si svuota la politica, dietro l’angolo c’è il fascismo populista.

Equivoco

L’equivoco di essere fascisti in democrazia

L’equivoco di “essere fascisti in democrazia” è il filo nero che collega la vicenda del Msi fin dall’origine a quella dei suoi epigoni. L’intreccio tra pulsioni eversive e retoriche dell’ordine, alla base della doppiezza almirantiana, diventato virulento negli anni della “strategia della tensione”, spiega l’isteria con cui i vertici di FdI tentano di esorcizzare il ruolo della destra radicale nella strage di Bologna.