Migranti. Respingere significa uccidere

Dobbiamo ripeterlo: le singole morti, i singoli naufragi non sono altro che i tasselli attraverso cui si attua una politica concordata tra i Governi dell’Occidente. Per noi, per i nostri Governi i migranti sono, nel migliore dei casi, cioè se muoiono nel viaggio, dei vuoti a perdere; nel peggiore, cioè se malgrado tutto arrivano, dei sovversivi che accampano un diritto da noi quotidianamente calpestato: il diritto a vivere.

Franck Thilliez, Labirinti (Fazi, 2023)

“Labirinti”, ultimo libro del francese Thilliez è un thriller avvincente. Una perfetta costruzione a scatole cinesi, una struttura ad incastro con enigmi nascosti, indizi tra le righe, sciarade, anagrammi e citazioni mai banali. Una intricata rivisitazione del genere giallo, operazione diabolica e originale nell’ormai saturo panorama poliziesco.

Come le parole costruiscono la realtà

Le guerre hanno come complemento immancabile l’attivazione, da parte delle minoranze al potere, di meccanismi diretti a influenzare l’opinione pubblica. Non c’è solo la propaganda bellica esplicita. Ancor più conta il ricorso a parole ed espressioni suggestive perché sempre più, come è stato scritto, il linguaggio non rispecchia la realtà, ma piuttosto crea una realtà.

I migranti e il cinismo dell’Italia e dell’Europa

I Governi europei hanno raggiunto l’accordo su immigrazione e asilo: ogni Paese potrà respingere direttamente i “migranti di provenienza da Paesi terzi con bassa probabilità di ottenere l’asilo” verso Paesi insindacabilmente definiti sicuri. È un colpo mortale al diritto di asilo e una vittoria dei sovranismi e delle destre xenofobe (che pure, in un cinico gioco delle parti, si dicono insoddisfatti).

Le bandiere della Stranieri oggi non sono a mezz’asta

All’Università per Stranieri di Siena oggi le bandiere non sono a mezz’asta, come pure vorrebbe il Governo. L’università non è una prefettura: è una comunità scientifica che costruisce un progetto di educazione, cioè di pieno sviluppo della persona umana e di formazione alla cittadinanza. Se si inchina nell’omaggio alla figura di Silvio Berlusconi perde ogni credibilità educativa, e morale. E, da rettore, nel mio piccolo, non mi adeguo.

Violenza di polizia

Gli abusi e le violenze di polizia accertati a Verona non sono un caso isolato. C’è un filo rosso che li collega a numerosi precedenti altrettanto gravi e ne fa una triste costante. Non basta, per sradicarli, un sussulto di responsabilità interno (pur doveroso). Occorrono una seria analisi autocritica su quanto è accaduto e l’adozione di strumenti di controllo e trasparenza veicolati da un osservatorio pubblico permanente.