La sanità tra finanziarizzazione ed economia di guerra

Il nostro sistema sanitario è in crisi gravissima, ma le denunce restano per lo più in superficie e il modello Usa, pur deprecato a parole, si sta sempre più affermando. A ciò conduce l’ulteriore finanziarizzazione e privatizzazione in atto, in un contesto di economia di guerra guidata da scelte e principi che sono agli antipodi di quelli della medicina. A quando una mobilitazione forte dei sindacati di settore?

Sanità. Scioperiamo per non doverci licenziare

In Piemonte ogni giorno un medico si dimette dagli ospedali per lavorare nel privato o aprire una partita Iva. È la reazione alla situazione del servizio sanitario pubblico, insostenibile per i medici e gli infermieri e per i cittadini. Ma una soluzione giusta non può essere individuale. Deve essere collettiva. Per questo abbiamo scioperato. Abbiamo chiuso gli ospedali un giorno perché non debbano chiudere per sempre.

Le “liste d’attesa” in sanità: la montagna e il topolino

La legge n. 107/2024, nota come decreto legge “liste d’attesa” in sanità, approvata con squilli di tromba, non affronta nessuna delle questioni principali, segnalate come minacce alla salute degli italiani dagli organismi internazionali. Per di più contiene essenzialmente disposizioni di indirizzo, spesso contraddittorie, e sembra avere come preoccupazione principale quella di evitare «nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica».

Il business della sanità e le liste d’attesa

Le liste d’attesa in sanità non sono l’esito di scelte organizzative inadeguate, ma una questione di natura squisitamente politica. Per il privato, infatti, sono un ottimo affare e, insieme ai tagli alla sanità pubblica e alla moltiplicazione degli esami inutili, alimentano un mercato fiorente di sanità a pagamento. Mentre quattro milioni e mezzo di italiani rinunciano, per motivi economici, a visite mediche.

Il Paese reale e quello di “Giorgia”

A sentire Giorgia Meloni, il nostro Paese è quasi un’eccezione, un’isola felice, nel panorama incerto e preoccupante dell’economia europea. Occupazione che cresce, PIL a gonfie vele, borsa che macina affari. In realtà la situazione è florida per i ricchi e per le banche ma la povertà è in costante aumento: i poveri assoluti sono 5milioni e 752mila e la persone “in difficoltà economica” sono più di 13milioni.