Te la do io l’unità della Repubblica!

Gestione del sistema tariffario, programmazione, governance, fondi integrativi: queste le funzioni fondamentali in materia di sanità da devolvere alle regioni Veneto, Lombardia, Piemonte e Liguria secondo le pre-intese siglate con il ministro Calderoli. I profili di incostituzionalità sono evidenti e, con essi, la compromissione dell’unità e dell’indivisibilità della Repubblica.

L’autonomia differenziata e la Costituzione tradita

Non è solo sciatteria. L’uso dell’identico testo per le pre-intese sull’autonomia differenziata siglate dal ministro Calderoli e dalle Regioni del Nord è, nella forma e nella sostanza, una plateale violazione dei paletti posti dalla Consulta per salvare il sistema da una censura di incostituzionalità. È, dunque, un atto eversivo dell’ordinamento costituzionale che pone una esplicita questione di emergenza democratica.

Manovra 2026: armi e austerità

Dimenticate le promesse elettorali e le invettive di un tempo, oggi il Governo indossa l’elmetto e sacrifica welfare e salari. La manovra, da 18 miliardi di euro, è, infatti, in gran parte costruita su tagli alla spesa pubblica e su entrate una tantum. È la logica del rigore, tornata a dominare dopo la parentesi pandemica e la sospensione del Patto di stabilità. Salvo che per le armi. Per i missili, i cannoni, i carri armati, non ci sono vincoli di bilancio.

Sanità: allarme rosso per le liste d’attesa

Le liste d’attesa in sanità sono, per lo più, lunghe. Ma spesso le istituzioni, invece di ridurle, le incentivano. È il caso, per esempio, della Regione Lombardia, che ha previsto accordi particolari per l’invio al SSN dei titolari di assicurazioni, fondi integrativi e mutue. In altre parole, una corsia preferenziale. La conseguenza è evidente: posto che le risorse del SSN restano le stesse, le liste d’attesa, per gli altri, si allungheranno.

Sanità pubblica: “Non possiamo restare in silenzio”

Rilanciare il Servizio sanitario nazionale e disinnescare i danni conseguenti alla proposta di autonomia differenziata. Sono gli obiettivi di un documento predisposto da 130 associazioni con il significativo titolo “Non possiamo restare in silenzio. La società civile in difesa della sanità pubblica”, contenente 10 punti fondamentali, seppur non esaustivi, per invertire la situazione attuale.

La sanità tra finanziarizzazione ed economia di guerra

Il nostro sistema sanitario è in crisi gravissima, ma le denunce restano per lo più in superficie e il modello Usa, pur deprecato a parole, si sta sempre più affermando. A ciò conduce l’ulteriore finanziarizzazione e privatizzazione in atto, in un contesto di economia di guerra guidata da scelte e principi che sono agli antipodi di quelli della medicina. A quando una mobilitazione forte dei sindacati di settore?

Sanità. Scioperiamo per non doverci licenziare

In Piemonte ogni giorno un medico si dimette dagli ospedali per lavorare nel privato o aprire una partita Iva. È la reazione alla situazione del servizio sanitario pubblico, insostenibile per i medici e gli infermieri e per i cittadini. Ma una soluzione giusta non può essere individuale. Deve essere collettiva. Per questo abbiamo scioperato. Abbiamo chiuso gli ospedali un giorno perché non debbano chiudere per sempre.

Le “liste d’attesa” in sanità: la montagna e il topolino

La legge n. 107/2024, nota come decreto legge “liste d’attesa” in sanità, approvata con squilli di tromba, non affronta nessuna delle questioni principali, segnalate come minacce alla salute degli italiani dagli organismi internazionali. Per di più contiene essenzialmente disposizioni di indirizzo, spesso contraddittorie, e sembra avere come preoccupazione principale quella di evitare «nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica».