Andrea Ciattaglia (Torino, 1985), giornalista,è direttore della rivista “Prospettive. I nostri diritti sanitari e sociali” e del notiziario “Controcittà” del Coordinamento sanità e assistenza (Csa) di Torino.
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Lo sciopero della scorsa settimana del personale sanitario ha avuto un’adesione dell’85% e ha bloccato gli ospedali. Non mi sembra un successo. Per salvare il pubblico lo sciopero avrebbe dovuto bloccare il privato (che affossa il Servizio sanitario nazionale ma che è fonte di guadagni anche per molti medici dipendenti pubblici).
La Regione Piemonte ha un nuovo assessore alla sanità, Federico Riboldi, in quota Fratelli d’Italia. Ma, nel quadro che si delinea, le prospettive più probabili sono che avremo un «Icardi 2» (dal nome del precedente inconsistente assessore) o una sanità di fatto commissariata dai tecnici con lo scudo mediatico del presidente Cirio.
Da 10 anni la Regione e i Comuni del Piemonte non applicano la norma nazionale Isee per il calcolo della partecipazione alle rette di ricovero di persone con disabilità e anziani malati. Risultato: gli utenti e le loro famiglie pagano 30 milioni di euro all’anno in più di quanto dovrebbero.
A due mesi dalla dichiarazione di cessata emergenza pandemica, i pazienti delle Rsa giungono al raccapricciante traguardo di quasi 900 giorni di più o meno rigido isolamento: oltre 28 mesi di restrizioni nei contatti con le famiglie, nell’accesso ai servizi fuori dalla struttura, nella condivisione di luoghi, esperienze con i propri cari. Eppure si potrebbe e dovrebbe fare altrimenti.
285,66 euro mensili sono del tutto inadeguati a garantire a persone totalmente inabili al lavoro i “mezzi necessari per vivere”. Ovvio, verrebbe da dire. Ma solo oggi, dopo quasi 50 anni, la Corte costituzionale ha dichiarato l’illegittimità della norma che prevedeva tale importo.
Un bambino, portatore di una gravissima malattia, non viene riconosciuto dai genitori, che lo lasciano alle cure dell’Ospedale. Giornalisti, medici, religiosi si scatenano con parole per lo più incongrue. Dimenticando, anzitutto, la differenza tra “inguaribile” e “incurabile” e il senso di norme fondamentali a tutela dei minori.
Per la prima volta la Corte costituzionale è chiamata a pronunciarsi sull’importo della pensione di inabilità, inferiore a 300 euro al mese: un importo definito dalla Corte d’appello di Torino «non sufficiente a garantire il soddisfacimento dei più elementari bisogni della vita». L’importanza della decisione è di tutta evidenza.
La flat tax avrebbe effetti devastanti sul Servizio sanitario nazionale. La diminuzione delle entrate dello Stato comporterebbe, infatti, l’impossibilità di garantire la sanità pubblica ai titolari di redditi medi che dovrebbero ricorrere a sistemi assicurativi o mutualistici e aprirebbe la strada a una sanità di serie A e a una di serie B.
Il giudizio sulla giunta Chiamparino espresso con il voto del 26 maggio è stato impietoso. Difficile ipotizzare una bocciatura più netta. Tra le ragioni di una sconfitta annunciata non manca una politica miope e cinica che ha limitato in modo drastico il diritto all’assistenza, in particolare per gli anziani malati cronici non autosufficienti.