Andrea Morniroli, da 30 anni impegnato nelle politiche di welfare a Napoli, è socio della cooperativa Dedalus, in cui si occupa principalmente di migranti e di contrasto della povertà. È stato assessore alle politiche sociali del comune di Giugliano in Campania. È portavoce della Piattaforma Nazionale Anti-tratta ed è co-coordinatore del Forum Disuguaglianze Diversità.
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Le cooperative sociali in Italia sono 14.000. Alla loro crescita, peraltro, si è spesso accompagnata una perdita di visione che ha generato imitazioni al ribasso del profit. Ma ci sono, tuttora, molte esperienze positive e originali che indicano la strada di un lavoro sociale capace di stare con i deboli e di provare a costruire l’impossibile.
“Ragazzi e ragazze, state a casa! Accontentatevi del presente e del probabile, smettete di sognare e di tentare di costruire l’impossibile, cioè un mondo più giusto”. È il messaggio del disegno di legge sicurezza che vuole trasformare i sogni e la rabbia dei giovani in reati, criminalizzando il dissenso e la resistenza, anche quando pacifica e non violenta. È una ragione di più per opporsi.
La somma di esperienze sul territorio non basta a produrre un cambiamento di sistema. Per creare un’alternativa, per ricostruire la speranza e la mobilitazione necessarie a realizzarla bisogna anche definire obiettivi e strumenti praticabili. E occorre convincere che possano funzionare, modificando il senso comune in questa direzione.
L’obiettivo della sinistra non può essere solo quello di “opporsi” a governi e pratiche che uniscono neoliberismo e autoritarismo. Bisogna far toccare con mano l’alternativa che da anni anche gran parte di chi si definisce “di centro-sinistra” ha negato. E costruire attorno a essa un blocco sociale. Cominciando a individuare, comunicare e convergere sulla visione e sui valori di un modo migliore e più giusto di vivere.
Il messaggio del “cartello” de La Via Maestra è esplicito: un’alternativa alla destra è necessaria e possibile. Occorre, peraltro, partire dal ribaltamento del “senso comune” rimettendo al centro il welfare e le politiche di contrasto delle povertà e di riduzione delle disuguaglianze, valorizzando la progressività fiscale, riducendo le spese militari.
La manifestazione “La Via Maestra” del 7 ottobre deve essere un inizio, un punto di partenza per la costruzione di un’opposizione sociale e politica. Ci vuole una piattaforma condivisa. Ma bisogna anche impegnarsi per superare le diffidenze e i personalismi che non ci hanno permesso di stare insieme con continuità.
Oggi fare politica a sinistra è difficile. Anzitutto perché il sistema economico e sociale e le pratiche con esso connesse hanno generato, insieme a vulnerabilità e disuguaglianza, mancanza di riconoscimento. Da qui occorre ripartire, per tornare a stare con chi oggi si sente solo e non riconosciuto dai decisori. Sapendo che il sociale e il politico non possono essere scissi.
La narrazione corrente è che il reddito di cittadinanza sia una «misura da divano». Non è così. In tutto il mondo esso non serve a trovare lavoro, ma ad aiutare le persone in difficoltà a sopravvivere, a non accettare lavori non dignitosi, a investire davvero, con testa e impegno, in un percorso di vita.
Anche in Campania si avvicinano le elezioni. Ma a sinistra e nel campo democratico non ci sono forze in grado di dare risposta alla crisi sociale, oggi più grave che mai. Di qui un’iniziativa che guarda lontano, alle elezioni comunali di Napoli del 2021. Per non arrivare ancora una volta impreparati occorre partire subito.
L’uscita di Salvini dal Viminale è fonte di sollievo per chiunque non consideri normali le disuguaglianze e la povertà. Ma ci troveremmo in una situazione ancor più grave se il nuovo Governo scegliesse la strada di “un’ordinata gestione degli affari” e pensasse che il popolo italiano si raccolga felice attorno allo scampato pericolo.