Fabrizio Barca è un economista e politico italiano. E' stato presidente del Comitato per le politiche territoriali dell'OCSE dal 1999 al 200 e ministro per la coesione territoriale del governo Monti, dal 16 novembre 2011 al 28 aprile 2013. Attualmente presiede il gruppoo di coordinamento del Forum Disuguaglianze e Diversità.
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La somma di esperienze sul territorio non basta a produrre un cambiamento di sistema. Per creare un’alternativa, per ricostruire la speranza e la mobilitazione necessarie a realizzarla bisogna anche definire obiettivi e strumenti praticabili. E occorre convincere che possano funzionare, modificando il senso comune in questa direzione.
L’obiettivo della sinistra non può essere solo quello di “opporsi” a governi e pratiche che uniscono neoliberismo e autoritarismo. Bisogna far toccare con mano l’alternativa che da anni anche gran parte di chi si definisce “di centro-sinistra” ha negato. E costruire attorno a essa un blocco sociale. Cominciando a individuare, comunicare e convergere sulla visione e sui valori di un modo migliore e più giusto di vivere.
La narrazione corrente è che il reddito di cittadinanza sia una «misura da divano». Non è così. In tutto il mondo esso non serve a trovare lavoro, ma ad aiutare le persone in difficoltà a sopravvivere, a non accettare lavori non dignitosi, a investire davvero, con testa e impegno, in un percorso di vita.
La crisi sta producendo effetti potenzialmente disastrosi. Per contenerli occorrono interventi a tutela di tutte le categorie colpite (minori, inoccupati, pensionati, occupati), privilegiando l’estensione delle protezioni sociali esistenti e facendo tesoro delle esperienze internazionali in atto.
L’uscita di Salvini dal Viminale è fonte di sollievo per chiunque non consideri normali le disuguaglianze e la povertà. Ma ci troveremmo in una situazione ancor più grave se il nuovo Governo scegliesse la strada di “un’ordinata gestione degli affari” e pensasse che il popolo italiano si raccolga felice attorno allo scampato pericolo.