Pasolini. Una sconcertante attualità

La scelta di raccogliere e riproporre in una “Talpa” gli articoli pubblicati negli ultimi mesi in queste pagine su Pasolini ha una ragione precisa. Il loro insieme, infatti, aiuta a comprenderne la straordinaria e sconcertante attualità nel cogliere la mutazione antropologica indotta dal capitalismo e ci consegna un intellettuale a tutto tondo in un tempo che ha perso il gusto del conflitto, dell’autonomia, della poesia (cioè il proprium degli intellettuali).

Pasolini o dell’alterità del comunismo

Rileggere oggi il discorso che Pasolini prepara per il congresso del Partito radicale del novembre 1975 è un esercizio d’attualità politica. In quelle poche pagine lo scrittore friulano sembra parlare di ciò che è accaduto a noi e, anche, di ciò che dobbiamo fare per ricominciare a stare dalla parte degli sfruttati senza confonderli con gli sfruttatori.

Pasolini e l’officina della realtà

La generazione degli anni Settanta è stata contemporanea della morte di Pasolini, sanguinoso varco di ingresso in un’epoca in cui prendevano forma molte sue profezie. Di qui l’impulso a rovistare nell’opera dello scrittore politico e dell’artista interessato a capire una realtà sempre più contraddittoria, senza giudicare, né correggere, né incasellare. Per provare a cambiare.

Pasolini è nel nostro tempo

Pier Paolo Pasolini spesso non è stato capito o è stato strumentalizzato. È il caso dei noti versi sugli scontri di Valle Giulia e del suo asserito “simpatizzare con i poliziotti”, che non era, in realtà, un attacco ai manifestanti ma il rifiuto di una piazza individualista che, invece di essere consapevole manifestazione collettiva, si pone come somma di individui, che vogliono essere belli, farsi i selfie e mettersi in vista di telecamera.

“Pasolini conservatore” e la destra senza identità

Nel parlare di “Pasolini conservatore” la destra ha finito col parlare di se stessa, per proiettare fuori di sé e mascherare i limiti e le tare culturali che non vuole accettare, che non vuole vedere. Nessun convegno o libro può infatti rimediare a un dato cruciale e cioè che l’attuale destra non ha identità: non perché non abbia tradizione ma perché è completamente egemonizzata dal neoliberalismo.

Pasolini, cinquant’anni fa

La notte tra l’1 e il 2 novembre di cinquant’anni fa Pier Paolo Pasolini venne barbaramente ucciso a Ostia. La verità su quella morte resterà sepolta con Pino Pelosi, unico condannato per l’omicidio, morto nel 2017. Ci restano, di Pasolini, molte lucidissime analisi. Non ultima la critica al modello di vita imperniato sul consumismo, responsabile di un’omologazione che neanche il fascismo era riuscito a realizzare.

L’omicidio di Pier Paolo Pasolini e un’indagine chiusa troppo in fretta

L’istruttoria per l’omicidio di Pier Paolo Pasolini fu gravemente lacunosa. La confessione dell’autore materiale (l’appena diciassettenne Giuseppe Pelosi) consentì di chiudere con insolita rapidità una vicenda scomoda per le caratteristiche della vittima e le modalità del delitto. Ma – come ricorda uno dei giudici di allora – almeno in primo grado il tribunale affermò che Pelosi non era solo.