Israele ha distrutto Gaza ma sta perdendo la guerra

Può sembrare paradossale affermarlo, ma Israele, nonostante i successi militari e l’uccisione di circa 45 mila palestinesi, politicamente sta perdendo la guerra. Emergono, infatti, agli occhi del mondo il suo progetto di polizia etnica e la politica coloniale del suo alleato americano. Quel che occorre ora è la capacità dei movimenti e del mondo del pacifismo di costituire un’alleanza a sostegno della resistenza palestinese.

Gaza dopo la tregua

Finalmente domenica 19 gennaio, a Gaza, si è spento il fragore delle armi. È una benedizione, ma la tregua è fragile. Occorre un progetto per il futuro il cui caposaldo deve essere la fine dell’occupazione israeliana. Ma non basta. L’avvio della ricostruzione (che sarà un’operazione immane) e la definizione di un governo indipendente della Striscia e dell’intera Palestina richiedono un’amministrazione autorevole dell’Onu.

Palestina, metafora del mondo

Il viaggio di Roberta De Monticelli in Palestina (“Umanità violata. La Palestina e l’inferno della ragione”, Laterza, 2024, pp. 243), “nella terra dove tre religioni riconoscono alle Tavole della legge mosaica un’origine divina”, diventa una metafora del mondo. Con la conclusione preziosa e commovente, tratta da quella terra e da quella tragedia, che la sola cosa irreparabile dell’ingiustizia è che la verità dei fatti sia ignorata.

Hezbollah, il Libano e i palestinesi

Il precipitare della situazione in Libano ha ragioni precise. Con i cosiddetti “accordi di Abramo” la causa palestinese è diventata marginale per i paesi arabi e ciò ha prodotto l’assunzione, da parte di Hezbollah, del ruolo di paladino dei palestinesi. Si è così interrotta la sua evoluzione verso politiche compromissorie. Il 7 ottobre e l’occupazione di Gaza, poi, hanno dato una spinta decisiva per una radicalizzazione.

La Palestina fuori fuoco

Il popolo palestinese viene sradicato dalla sua terra, saccheggiato del suo nome, spogliato della sua storia e cultura e sottoposto a uno sterminio. Il tutto con la complicità di “intellettuali” il cui compito principale sta nel fornire autorità e autorevolezza alla menzogna in cambio di forti profitti. Anche per questo è un segnale importante l’iniziativa di Anpi di sostenere l’ospedale di Emergency a Gaza.

Ovunque un comitato per il no alla guerra!

L’escalation del conflitto fra la Russia e l’Ucraina è arrivata a un punto di svolta drammatica. In Medio Oriente il martirio di Gaza procede da quasi un anno senza che si intravedano schiarite. In assenza di un immediato cessate il fuoco il mondo intero precipiterà in una catastrofe inimmaginabile. Per evitarlo, in ogni città, in ogni quartiere, in ogni scuola deve sorgere un comitato per il no alla guerra.

Volere la Luna, la Palestina e la censura di Facebook

La censura è una regola in tempi di guerra. Lo stiamo sperimentando anche in questo sito, con la rimozione da parte di Facebook di due articoli di Valentina Pazé e di Sergio Labate sulla Palestina. Non ce ne stupiamo, ma segnaliamo come ogni opinione online è oggi monitorata da piattaforme digitali in grado di rimuovere con un semplice click anche le violazioni dei diritti umani. A proposito di libertà di informazione…

Il genocidio palestinese e il silenzio di Hollywood

Hollywood – alla cui costruzione hanno contribuito straordinari produttori, registi e attori ebrei –, è una formidabile macchina di propaganda dei democratici statunitensi e della loro narrazione. Raramente essa si è discostata dalla rappresentazione degli Stati Uniti come esportatori di democrazia. Ma oggi si raggiunge il paradosso: nella sua sterminata produzione filmica il conflitto israelo-palestinese è totalmente assente.