Genocidio a Gaza, farisei a Roma

Il Governo di Israele impedisce al Patriarca di Gerusalemme di celebrare la messa della domenica della Passione del Signore al Santo sepolcro. I governanti italiani protestano. Ma se lo ‘sdegno’ contro Israele è la reazione a un odioso divieto, cosa avrebbero dovuto dire contro il genocidio? Hanno taciuto perché di quel genocidio sono complici: e le mani sporche di sangue non si lavano difendendo le pietre delle chiese.

La radice della guerra: l’impero sionista

La guerra contro l’Iran, cominciata da Tel Aviv, è la dimostrazione che Israele, forte del sostegno degli Stati Uniti e della complicità dell’Europa, si sente libero di far ciò che vuole. L’impero sionista, dotato di centinaia di testate nucleari, è uno degli stati più pericolosi al mondo ma noi facciamo finta di niente. Ce ne accorgeremo presto quando deciderà di far fuori la Turchia di Erdogan per l’egemonia in Medio Oriente.

Gran Bretagna. Arrestati per un cartello

In Gran Bretagna l’associazione “Palestine Action” è stata messa al bando come organizzazione terrorista. Tre attivisti detenuti senza processo sono in sciopero della fame e rischiano la vita. E oltre 1.600 persone sono state arrestate per avere espresso solidarietà con il gruppo. L’avversione alla causa palestinese ha raggiunto vette paradossali e si può ormai essere arrestati solo per avere in mano un cartello.

L’imam Mohamed Shahin, noi, il maccartismo

L’imam della moschea torinese di San Salvario, Mohamed Shahin, da più di 20 anni in Italia, protagonista del dialogo interreligioso e profondamente impegnato nel contesto sociale, è stato colpito da un provvedimento di espulsione. La sua colpa? Essere punto di riferimento della mobilitazione in favore della Palestina. È un nuovo maccartismo prodromico al fascismo.

Per la Palestina, leggendo Paola Caridi

Parlare di Palestina – ancora – è necessario, per i palestinesi e per noi: perché il genocidio non è terminato e non si fermano le violenze in Cisgiordania; perché il “piano di pace” di Trump e dell’Onu è espressione del colonialismo più classico; perché la Palestina è un laboratorio di disumanizzazione in cui si disconoscono le peggiori atrocità e si annulla la dignità delle persone. Ci aiutano a farlo due libri di Paola Caridi.

Il futuro della Palestina oltre la demagogia

Il futuro della Palestina è più incerto che mai. “Due popoli e due Stati” è uno slogan di comodo a cui non crede più nessuno data la situazione di fatto sul terreno. Un unico Stato, allora? Non ci sono alternative ma quale Stato, considerate anche le ferite, insanabili nei tempi brevi, del genocidio? Forse una confederazione di comunità autonome in grado di negoziare i reciproci rapporti, come, del resto, è stato per secoli.

Contro la barbarie ci restano la cultura e l’umanesimo

Era il 1969 e Luciano Bianciardi, in una graffiante corrispondenza da Tel Aviv, svelava con la consueta lucidità l’operazione in atto di annientamento della Palestina. Solo gettando l’ancora nel passato si può capire il presente e magari scoprire che – come sostiene Daniel Baremboim – l’umanesimo è l’unica (e l’ultima) resistenza che abbiamo contro le pratiche disumane e le ingiustizie che sfigurano la storia umana.

Palestina. Il dramma e la menzogna

Per anni l’Occidente ha avallato le versioni di Netanyahu. E non smette neppure ora, quando una specie di tregua dovrebbe aver fermato l’orrore. Un ultimo esempio è emblematico. Un’esplosione causa la morte di due soldati israeliani. “È stato Hamas!”, grida Israele e, nel generale consenso, si riapre l’inferno. Salvo poi dover ammettere che si trattava di un bulldozer israeliano finito su una bomba inesplosa.