La guerra non è una “via libera”

Negli ultimi anni, a partire dalla invasione dell’Ucraina, la guerra ha cessato di essere una “via bloccata” dalle Costituzioni ed è tornata ad essere una “via libera”. Anche nelle parole di uomini di governo e intellettuali, incuranti delle dure lezioni della storia, che sbeffeggiano e irridono i pacifisti. Eppure solo la pace – degli uomini e non delle armi – salvaguarda la giustizia, l’uguaglianza e la libertà.

In morte di un papa venuto da lontano

Con papa Francesco noi – un pezzo di sinistra – abbiamo combattuto battaglie politiche e sociali comuni. A volte lui più radicale di noi. Senza bisogno né che lui si presentasse né che noi lo riconoscessimo in modo diverso da ciò che era realmente: un uomo di fede fermo, su alcuni temi etici, alle posizioni tradizionali della Chiesa. È stato davvero, anche per questo, un papa venuto da lontano.

La pace non si fa solo preparando la guerra

L’Unione Europea non trova un accordo sull’ora legale, ma vuole realizzare poderosi eserciti che le consentano di trattare alla pari con Usa, Russia e Cina. E, nell’attesa, approva risoluzioni in cui straparla del proprio contributo alla «vittoria militare decisiva» dell’Ucraina. A ciò concorrono 25 deputati italiani al Parlamento europeo da cui ci aspettiamo, ora, una proposta di modifica dell’art. 11 della Costituzione.

Educazione e scuola in tempi di crisi

La domanda è d’obbligo: in tempi di crisi val la pena di occuparsi dell’educazione e della scuola? La risposta non può che essere affermativa. In questi tempi bui è più che mai necessario occuparsene per sorvegliare che non vengano sparsi semi di violenza nel campo, fertilissimo, dell’educazione; per controllare che non si sostituisca il sapere con la propaganda; per difendere strenuamente la libertà di pensiero e di insegnamento.

Le due piazze e il futuro della sinistra

Due piazze si sono confrontate nel Paese: quella di “Repubblica” in favore di un’Europa purchessia e quella del Movimento 5 Stelle, aperta a tutte e tutti, finalizzata soprattutto al ripudio della guerra. Le due piazze, nella loro diversità, hanno plasticamente mostrato l’ovvio: e cioè che nel Partito democratico ci sono due partiti. Se si avesse il coraggio di prenderne atto potrebbe forse partire la costruzione di una sinistra plurale.

La guerra in Ucraina e le bugie dell’Europa

L’Europa ha perso la guerra contro la Russia, condotta con il sangue ucraino e in appoggio subalterno agli USA, e ora si trova umiliata da Trump, che ha cambiato strategia e la tiene lontana da ogni trattativa di pace. A ciò reagisce con il devastante errore di un ulteriore riarmo, fondato su due bugie: che la Russia abbia mosso guerra all’Ucraina per mire imperiali e che minacci di invaderci. Ma le cose non stanno così.

Per la pace: un estremismo creativo

«La guerra è circondata da tanta considerazione, che chi la condanna, passa per irreligioso, sfiora l’eresia: come se non si trattasse dell’iniziativa più scellerata e al tempo stesso più calamitosa che ci sia». Per uscire da questa follia – descritta da Erasmo da Rotterdam già nel 1500 – occorre anzitutto ribaltare l’immaginario collettivo. C’è bisogno di estremisti creativi capaci di dimostrare che “il re è nudo”.

Ucraina: un aiuto mortale

Dopo tre anni di guerra in Ucraina, con quasi due milioni di morti (stando alle dichiarazioni delle parti) e una situazione sul campo immutata rispetto ai primi mesi, le istituzioni europee non riescono a far altro che «esprimere sgomento per i tentativi di riappacificazione tra Usa e Russia» e dichiarare la volontà di «conseguire la pace attraverso la forza». Superfluo dire che questo “aiuto” all’Ucraina è un aiuto mortale.

È per l’Europa che dobbiamo mobilitarci o per la pace?

Michele Serra ci esorta a mobilitarci per l’Europa. Ma di quale Europa parliamo? Di quella che, per oltre quattro secoli, ha saccheggiato i paesi di gran parte del globo, che nel secolo scorso ha scatenato due guerre mondiali e che, negli scorsi decenni, ha demolito i pilastri delle democrazie costituzionali postbelliche? Forse, guardando anche al presente, non è per l’Europa ma per la pace che dobbiamo mobilitarci.