Europa sotto assedio: non è solo una questione di dazi

I diktat di Trump sui dazi obbligano Bruxelles a scegliere tra subire passivamente o rilanciare una strategia di autonomia economica e geopolitica. L’Europa, infatti, è anche un fornitore essenziale per l’economia Usa e ha, dunque, carte da giocare. E, poi, ci sono aperture possibili alle economie emergenti dei Brics. Ma le imbelli leadership europee non sembrano in grado di giocare questa partita.

Le olimpiadi tra sport e geopolitica

Le olimpiadi appena concluse (senza la Russia) sono state, oltre che una manifestazione sportiva, un’occasione per incidere su controversie internazionali. Ciò, insieme all’ostentazione della forza “nazionale” di fronte a interlocutori planetari, accade da tempo e vale sia in caso di partecipazione che in caso di ballottaggio, elemento spesso rivelatosi decisivo per influenzare o rovinare i giochi organizzati da altri.

Cosa succede in Venezuela?

Come nel 2019, il Venezuela è nel caos. Allora fu Juan Guaidó ad autoproclamarsi, senza successo, presidente. Oggi è Edmundo González Urrutia a contestare, con l’appoggio degli Stati Uniti e della destra sudamericana, la vittoria di Maduro, certificata dalle autorità elettorali. Maduro evoca il golpe ma, questa volta, tarda a rendere pubblica la documentazione dei seggi. Intanto lo scontro si sposta nelle piazze.

Geopolitica e lotta di classe

La guerra in Ucraina è la spia di contraddizioni profonde all’interno della borghesia capitalistica transnazionale. La stagione della globalizzazione volge al termine e lascia spazio ai nazionalismi e a uno scontro aperto tra diversi raggruppamenti di economie e di Paesi capitalistici. Ma quel che sembra emergere è anche, nei singoli Paesi, un conflitto, che può essere decisivo, di quella borghesia con altre classi sociali

Di guerre e di terremoti: tra geopolitica e geofisica

Le stesse potenze mondiali inerti sull’assurdo massacro in Ucraina si affrettano a soccorrere le popolazioni colpite dal sisma che ha distrutto Turchia e Siria. Insomma, con una mano si uccide, con l’altra si salva. E come le macerie, anche le vittime sono sempre le stesse. Sono le contraddizioni di un’umanità che ondeggia e si infrange senza logica tra un disastro geofisico e una crisi politico-economica.

O l’Europa o la Nato, o la pace o la guerra

La guerra in Ucraina sta provocando decine di migliaia di morti, la distruzione di un Paese e un disastro ambientale. Per comprenderne le ragioni, all’apparenza prive di ogni razionalità, occorre guardarla in un’ottica geopolitica e cogliere gli interessi sottostanti di lungo periodo. In questa prospettiva è facile constatare quanto siano divergenti gli interessi dell’Europa e quelli degli Stati Uniti e della Nato.

Armi all’Ucraina: due domande agli amici che hanno indossato l’elmetto

Se in Ucraina è in gioco la democrazia a livello planetario, perché la comunità internazionale si limita all’invio di armi e non interviene direttamente con uomini ed eserciti? E, ancora, se l’uso delle armi è una necessità di fronte all’aggressione e alla violazione di un popolo, perché non vi si fa ricorso anche in Kurdistan, in Palestina, in Yemen e in tutte le situazioni analoghe?