9 maggio 2025: festa d’Europa, giorno memoriale della fine della Seconda guerra mondiale, e dunque della sconfitta dei fascismi. Ma come è possibile celebrarlo senza prendere la parola per Gaza?
Nel testo che dovrebbe dare corpo al «nuovo slancio franco-tedesco per l’Europa» di Emmanuel Macron e Friedrich Merz non c’è stato spazio per una sola parola su Gaza. Ma nessuna Europa è possibile senza riconoscere che l’abominevole distruzione di questa grande città storica del Mediterraneo è perpetrata da uno stato, Israele, che dell’Europa è uno stretto alleato. Non vale dunque dire che siamo impotenti verso un nemico esterno: potremmo invece fare di tutto. Potremmo, e dovremmo.
E se i governi d’Europa, a partire dal nostro, tacciono – rendendosi così sempre più complici di una atrocità che ogni giorno appare sempre più un genocidio, una soluzione finale per il popolo palestinese –, noi cittadine e cittadini d’Europa dobbiamo prendere la parola in prima persona. Il silenzio di Ursula von der Leyen, il silenzio atroce di Giorgia Meloni e del suo governo risuonano come perentori atti di autoaccusa: complicità in genocidio, e complicità in nostro nome. Allora, diciamolo forte: no, non nel nostro nome!
Per questo, un gruppo di persone (Paola Caridi, Claudia Durastanti, Micaela Frulli, Giuseppe Mazza, Francesco Pallante, Evelina Santangelo e chi scrive) ha preso l’iniziativa, subito largamente condivisa, di dedicare il giorno dell’Europa, domani 9 maggio, a quello che abbiamo chiamato l’Ultimo di giorno di Gaza. Un’immagine estrema: che gli eventi delle ultime ore rischiano di fare diventare letteralmente vera.
Abbiamo pensato non a una singola manifestazione con un palco, una regia, degli oratori, dei leader: ma a una rete aperta a tutte e tutti, sia a chi vuole organizzare qualcosa nello spazio reale (e l’elenco si infittisce ogni momento), sia a chi vuole dire qualsiasi cosa sui propri account social. Tutti possono così partecipare: anche le persone che, per le più diverse ragioni, non possono muoversi. Proprio come non possono muoversi le persone di Gaza.
Tutto sarà unito dall’hashtag #ultimogiornodigaza, #gazalastday. E da un logo libero: che chiunque può usare. Senza padroni, senza nessuno spirito proprietario o identitario: semplicemente come umane e umani di fronte alla disumanità di un massacro senza fine.
Naturalmente è solo un sussurro, è poco, è il minimo: ma è l’inizio di un percorso dal basso per rompere il silenzio colpevole che ci fa complici di un governo criminale. A noi, cittadini di stati alleati con Israele, verrà chiesto conto di Gaza, della sua morte. E i nostri figli, i nostri nipoti, ci chiederanno: «ma voi dove eravate, cosa facevate, che dicevate, mentre Gaza si avviava alla soluzione finale?». Allora prendiamo la parola, in prima persona, prima che sia davvero troppo tardi.

Iniziativa di una voce collettiva di umanità, di giustizia, di condanna morale-politica delle politiche omicide, oggi in evidenza a Gaza. Voce corale, anche per svegliare le coscienze sottomesse, rassegnate, o complici. La parola del nuovo papa Leone, può diventare di tutti: Pace disarmata e disarmante. La vita è vita, comunque tu ne spieghi il mistero. Ogni vita va rispettata in modo assoluto, protetta, alimentata. Nemica è la guerra e le armi. Tensioni e differenze sono lavoro per la ragione, il dialogo, la nostra comune umanità. Enrico (Torino)
Stiamo vivendo , con quello che sta succedendo a Gaza, un imbarbarimento progressivo della dignità dell’uomo che per molti secoli ci illudevamo avesse solo progredito. Dignità nei confronti dell’uomo che è oppresso e dignità anche di chi deliberatamente opprime perchè col suo agire nefasto conferma quanto sia fragile il progresso acquisito finora. La presa di coscienza dei diritti fondamentali dell’uomo si sta tragicamente affievolendo.
Di questa inversione di marcia saremo chiamati a rispondere prima o poi di fronte alla storia ed alle generazioni future.
L’impotenza che noi tutti viviamo di fronte all’agire di chi fa scempio dei diritti pesa come un macigno sulle nostre coscienze ed oscura inesorabilmente l’orizzonte della nostra vita quotidiana
Mi unisco a chi protesta contro il silenzio politico italiano nei confronti della strage che sta avvenendo a Gaza.
Vergognoso quello che sta accadendo a Gaza, vergognoso il silenzio dei governi europei. Basta!
È inutile fare sofismi insopportabili: si tratta di un GENOCIDIO, il vero GENOCIDIO del nuovo secolo e chi lo nega o non vuole vedere quello che avviene sotto i nostri occhi pagherà lui ed i suoi discendenti la colpa biblica di aver girato il capo da un’altra parte.
Se siamo arrivati a questo è perché molte scelte o non scelte nostre e di altri lo hanno generato…Se ci rendiamo conto di questo, però, possiamo anche pensare di cambiare strada e fare o fare fare altre scelte !
Cerchiamo e Costruiamo la Pace per poter aprire nuovi scenari nell’umanità.
Tutto ciò che di fondamentale si poteva dire è già stato detto ed io con il cuore colmo di desolazione e rabbia per un’ Europa disinteressata al genocidio che Israele continua a perpetrare , partecipo all’ iniziativa per alimentare collettivamente la speranza e il desiderio di un rinnovamento delle coscienze.
Dopo la fine della seconda guerra mondiale, tutto il mondo si chiese perché nessuno avesse mosso un dito per salvare i prigionieri (in stragrande maggioranza ebrei) nei campi di sterminio in Germania, Ucraina, Polonia ecc. Tutti sapevano dello sterminio in atto da anni, anche il Vaticano. Ma nessuno intervenne direttamente per salvare le vite di milioni di esseri umani: ebrei, polacchi, italiani, olandesi, francesi ecc. Come avete fatto a tollerare tutto questo terribile e criminale meccanismo di morte organizzato dai nazisti, chiesero i superstiti a guerra finita. Nessuno rispose, perché americani e russi avevano la coscienza sporca.Anche questa volta, 80 anni dopo, accadrà la stessa cosa. Arriverà il giorno in cui le future generazioni chiederanno come le democrazie occidentali civili e istruite, abbiano fatto a tollerare tali crimini di guerra, contro il popolo palestinese racchiuso in un lager a cielo aperto, la striscia di Gaza. Un popolo accerchiato e umiliato da decenni, senza una speranza di pace, oggetto in questi mesi di attacchi senza pietà e senza rispetto neppure per anziani, donne e bambini, su ospedali, scuole, ambulanze e tendopoli. Quando arriverà quel giorno, cosa risponderemo?
Provo disorientamento perché non vedo alcuna luce;provo rabbia per un mondo che sottomette ogni valore al denaro; provo vergogna verso giovani o bambini, domani potrebbero chiedermi ” tu cosa hai fatto di fronte a tanta crudeltà “
Molto dispiaciuta di non essere stata al corrente prima…ERA ORA! GRAZIE per questa possibilità, almeno di dire : NON VOGLIAMO PIÙ ESSERE COMPLICI di quest orrendo crimine!
Solo ora ho letto. Tutto è già stato detto. Vi lascio una mia breve poesia sui bambini di Gaza.
BAMBINI DI POLVERE
Il bambino di polvere
Muove passi
Muti
Accanto a un carro
Stanco
Sul cui dorso
Schegge della sua casa
Stridono
Nell’attimo feroce
Del silenzio
Troppe volte
Respinto
Sta tornando
Qui
Dove il cammino
È iniziato
E tutto
Ormai
È un altrove
Sconosciuto
Il bambino di polvere
Non piange
Guarda
(O
Ci
Guarda?)
Atteggiamenti! Quando incontro per strada un BAMBINELLO in CARROZZINO non posso trattenermi dall’atteggiamento NATURALE di essere pervaso dalla gioia per la VISIONE di ciò che con tanta grazia rappresenta: il perpetuarsi della VITA UMANA. La MELONI e tutto il suo seguito INVECE, incollati alle proprie sedie e, nella trasmissione “Piazza pulita”, i partecipanti italiani della così detta SINISTRA, non deplorazione verso costoro che non si preoccupano nemmeno di evitare la figura di essere indifferenti alla MORTE di una MOLTITUDINE BAMBINI, ma attacco violento verso chi aveva chiesto un minuto di SILENZIO in PIEDI a commemorare la TERRIBILE STRAGE. Mancava il grande STORICO MIELI che avrebbe sicuramente proclamato come è solito fare: “ASPETTIAMO la STORIA!” e non avrebbe aggiunto che ci lascia scegliere la verità più conveniente!
Grazie! Grazie di cuore, Tomaso, per le proposte di manifestare, anche in modo “atipico”.
Stasera ho partecipato all’iniziativa per chiedere sanzioni contro Israele in una piccola cittadina vicina alla mia abitazione. Ho saputo quasi per caso che l’ANPI locale aveva accolto l’appello a manifestare ovunque alla vigilia del 2 giugno. Forse non eravamo nemmeno 100 persone, ma è stato molto bello ritrovarsi e condividere lo sgomento per quanto accade a Gaza, la volontà di condannare e contrastare il genocidio in atto da troppo tempo; di fermare chi è determinato a sterminare un popolo perfino facendo morire di fame migliaia di bambini; di condividere la speranza di smuovere l’Italia e l’Europa.
Il dolore di fronte al terribile massacro dei Palestinesi può e deve diventare una spinta ad agire, a dare la nostra voce alle vittime.
Sono grata a Tomaso per le proposte che hanno mosso anche chi, come me, credeva non esistessero più possibilità di incidere sulle decisioni dell’Europa e, tantomeno, del nostro governo nei confronti di Israele.
La mia generazione sente di avere fallito politicamente, visto lo scenario politico culturale e sociale in cui ci troviamo… Ma rinunciare alla politica e alla speranza riguardo alla sorte dei Palestinesi sarebbe ancora più colpevole!
Grazie per averci indotti a non rassegnarci alla perdita di etica e umanità.