Il Teatro Settimo: da una periferia al centro del mondo

Il Teatro Settimo ha 50 anni. Nato nella cintura torinese, una periferia operaia solo apparentemente grigia, ha lavorato nel locale per poi esportare a livello nazionale e internazionale una maniera speciale di fare teatro: non solo intrattenimento ma strumento per rendere viva la comunità e creare relazioni. Con l’innovativa intuizione che il teatro può rappresentare anche un percorso artistico negli spazi urbani.

Val Susa. Avere vent’anni e avere grandi sogni

L’8 dicembre 2005, decine di migliaia di valsusini, incuranti della neve, aggirarono lo schieramento della polizia, presero possesso dei terreni di Venaus dove dovevano iniziare i lavori per la linea ferroviaria Torino-Lione e vi installarono le bandiere “no Tav”. Vent’anni dopo, anche se non tutto è facile, la ferrovia è ancora di là da venire, in Val Susa è nata una comunità coesa e il testimone sta passando a chi allora era bambino.

Ritorno alle campagne

Tra le novità del nuovo millennio ce n’è una che sa di antico. È il ripopolamento, soprattutto da parte di giovani, di campagne e montagne abbandonate negli anni dell’urbanizzazione di massa. Si assiste così al riscatto di piccole comunità con recupero di vecchi saperi e con modelli produttivi che mirano a conservare storia, ambiente, cultura. Ma la politica deve fare la sua parte nel sostenere queste esperienze.

Fare memoria

Cosa significa fare memoria in modo propositivo e non semplicemente declamatorio? Significa trasmettere un sistema di valori, di idee, di modi di agire in grado di orientare nelle scelte e di guidare a riconoscere e denunciare i carnefici e gli indifferenti nel mondo. A ciò sono funzionali esperienze di comunità che mettano in dialogo realtà e persone che provano a farlo, ogni giorno, opponendosi alla barbarie.

Costruire comunità

Ex-GKN di Firenze, Notav della Valsusa e lavoratori della centrale a carbone di Civitavecchia hanno in comune la capacità di dire no in modo collettivo, di creare nei territori comunità di donne e uomini aperte al mondo, di promuovere cultura e passione dentro e intorno a loro, di progettare e sperimentare percorsi di conversione ecologica. Da lì occorre partire senza attendere improbabili messia dall’alto.

“Sfida”: contorni e suggestioni di una parola

In un mondo dominato dall’esaltazione dell’individuo, dalla competitività e dalla necessità di una perenne dimostrazione di obiettivi raggiunti, non è difficile immaginare che tutto possa essere visto come una sfida. Ma in una sfida, due soluzioni si palesano al pensiero: raccogliere o meno il guanto. Una terza via non c’è o, meglio, non è contemplata (a meno che non si scelga di non giocare a quel gioco).

Autismo: il diritto di vivere un’esistenza dignitosa

C’è un luogo comune secondo cui a occuparsi degli autistici e delle persone fragili devono essere i familiari. È un errore, non foss’altro perché i familiari spesso non sono in grado di farlo e hanno bisogno anch’essi di vivere una vita dignitosa. La realizzazione di comunità socializzanti e capaci di favorire autonomia non è una delega ma una necessità per dare senso al termine “inclusione”.

Ragazzi dentro. Rapporto sulla giustizia minorile in Italia

I reati commessi da minorenni diminuiscono significativamente, in quantità e in qualità. E le presenze di ragazzi e ragazze in carcere sono sempre più ridotte. È, dunque, maturo il tempo per un intervento legislativo comprensivo di un’ampia depenalizzazione e dello spostamento dell’attenzione su interventi educativi e giustizia ripartiva.