Sabrina Di Carlo, presidente dell'Associazione "Spostiamo mari e monti", si occupa da anni di progetti di educazione non formale sui temi della Memoria e della ricerca storica e, in particolare, della formazione degli educatori alla pari e della organizzazione di eventi culturali. È impegnata nel mondo dell'associazionismo e nella promozione di progetti e pratiche di attivazione di cittadinanza, difesa della scuola pubblica e tutela dell'ambiente, approfondendo i temi dei diritti fondamentali e delle forme di partecipazione politica.
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Sono stato in carcere in Egitto 20 mesi e 8 giorni. Prima ero uno studente tra gli altri. Ma il carcere ha cambiato tutto. E mi ha aperto gli occhi sulla centralità della Palestina. Oggi penso ai diritti umani e mi chiedo e vi chiedo: se non valgono per tutti nel mondo, non c’è un problema generale? Un problema che riguarda tutti, compreso l’Occidente?
Il cyberbullismo, sostiene Vera Gheno, ha radici profonde: nelle paure, nel dolore, nel malessere delle persone, amplificati dalla pandemia e, parallelamente, in un clima politico e culturale che ha sdoganato aggressività e prevaricazione. Ma, se è così, non servono divieti e indicazione di prospettive apocalittiche. Serve, piuttosto, una paziente attività educativa e preventiva.
La mostra fotografica “Cristina Mittermeier. La grande saggezza”, in corso a Torino, è una finestra sul mondo sottomarino, terrestre e delle popolazioni indigene. Con il riferimento all’“enoughness” (o sufficienza): la via per farci riflettere su cosa sia per noi “abbastanza” e per indurci a compiere scelte quotidiane più consapevoli.
Cosa significa fare memoria in modo propositivo e non semplicemente declamatorio? Significa trasmettere un sistema di valori, di idee, di modi di agire in grado di orientare nelle scelte e di guidare a riconoscere e denunciare i carnefici e gli indifferenti nel mondo. A ciò sono funzionali esperienze di comunità che mettano in dialogo realtà e persone che provano a farlo, ogni giorno, opponendosi alla barbarie.
La scuola italiana non sta bene. Gli studenti e le studentesse che la abitano nemmeno. Così un’ondata di occupazioni e manifestazioni percorre le nostre città: «Ci dicono sempre che i giovani sono il futuro, ed è vero, ma noi siamo anche il presente, siamo qui, ora, facciamoci sentire». Questo è il loro tempo, questa è la loro scuola ed è giusto che se la riprendano. Finalmente.
In occasione della Giornata Mondiale dell’Ambiente, diverse articolazioni della società civile, analogamente a quanto accaduto in 40 paesi nel mondo, hanno citato in giudizio lo Stato italiano chiedendo al Tribunale di Roma di condannarlo ad assumere le iniziative necessarie a contrastare seriamente il cambiamento climatico. Finalmente!
Una fotografia del ghetto di Terezín coglie una ragazza in mezzo a un gregge di pecore. La ragazza si chiamava Doris Grozdanovičová, è sopravvissuta e ha passato il resto dei suoi anni a celebrare la memoria ma anche a predicare la fratellanza. Per chi l’ha conosciuta è un ricordo indelebile.
Il silenzio delle piazze, sceso sulle nostre città dalla passata primavera è desolante. Siamo tutti stanchi, e soli, dietro allo schermo del pc o dello smartphone, o alla finestra. I giovani, più di tutti, sembrano rassegnati e non decollano neppure, al di là delle apparenze, manifestazioni e proteste. Eppure, occorre reagire. Insieme.
È nato a New York #ClimateClock. Grazie alla collaborazione tra artisti, attivisti e scienziati, il segnatempo digitale “Metronome” di Union Square è stato trasformato in un conto alla rovescia che segna quanto tempo manca perché l’emergenza climatica diventi irreversibile. Da oggi #ClimateClock è anche sulla homepage del nostro sito
Le librerie, almeno per ora, restano aperte. Anche in epoca di lockdown: perché i libri sono beni essenziali. Intanto autori, piccoli editori e librai si organizzano per contrastare lo strapotere di Amazon e salvaguardare la dimensione umana e relazionale che sta dietro l’acquisto di un libro. Volere la luna partecipa aprendo una rubrica ad hoc.