Il Tav, i media e i voltagabbana

Nessun movimento di opposizione ha mai avuto, in Italia, una durata trentennale come quello contro la nuova linea ferroviaria Torino-Lyon, la quale, per parte sua è di là da venire. Ma i media torinesi lo ignorano e, in occasione dell’ultimo grande corteo da Venaus a San Giuliano, preferiscono dare la parola a un no Tav pentito che spara a pallettoni contro il movimento e, naturalmente, contro il centro sociale Askatasuna.

C’era una volta il Leoncavallo

Da tempo il Leoncavallo aveva smesso si essere un avamposto di antagonismo sociale, com’era stato nella Milano di fine Novecento, ma il suo sgombero, avvenuto giovedì scorso, ha chiuso un’epoca. Oggi più di ieri le realtà borderline come i centri sociali non sono un lusso ma una necessità. Ma la loro realizzazione richiede, probabilmente, nuove modalità, nuove strade, nuove alleanze.

Askatasuna, No Tav e le nuove frontiere della repressione

La Procura di Torino contesta a 16 militanti di Askatasuna e no Tav il reato di associazione a delinquere per commettere atti di resistenza a pubblici ufficiali. I ministeri degli interni e della difesa chiedono agli stessi militanti risarcimenti milionari per le attività info investigative e di tutela dell’ordine pubblico e per danni di immagine. C’è da non crederci, eppure sono le nuove frontiere della repressione.

Torino e il “caso Askatasuna”: due modelli di città

La scelta del centro sociale Askatasuna e del Comune di Torino di sperimentare percorsi nuovi di gestione di spazi urbani occupati, valorizzando il confronto e un accesso diffuso ai beni comuni, infrange il modello “Torino laboratorio di repressione”. È una diversa visione di città, il cui governo si misura con l’antagonismo sociale e la partecipazione dal basso. Un percorso difficile ma ricco di potenzialità.