Quanto tempo rimane all’Ucraina? E alla Russia?

Più nessuno crede alla propaganda bellica di Zelensky. Mentre il potere di Putin (che usa tutti i mezzi a sua disposizione, anche i più crudeli) è incontrastato e la Russia è in grado di programmare nuove azioni, l’offensiva ucraina dei mesi scorsi è clamorosamente fallita e la cerchia intorno al presidente ucraino si sta sfaldando. Per lui e per l’Ucraina il tempo non è finito ma si sta esaurendo assai rapidamente.

Il senso di colpa, Gaza e la Shoah

Un giusto senso di colpa blocca la discussione sulla questione palestinese. Ma l’analisi deve essere rigorosa. La Shoah non è stata frutto di uno spontaneismo della Storia: covava da secoli nell’antisemitismo europeo ed era stata “secolarizzata” dal nazionalismo, dal razzismo e dall’imperialismo. Oggi c’è il rischio che, sostenendo Israele, si legittimi di nuovo il meccanismo coloniale che ha reso possibile l’Olocausto.

«E mi no firmo»: quando Basaglia disse di no

È il 16 novembre 1961 quando Franco Basaglia, 37 anni, entra nel manicomio di Gorizia. Da subito comincia a coltivare un pensiero mai pensato prima: che si debba e si possa distruggere un manicomio, non riformarlo, cambiarlo, modernizzarlo, ma proprio farne a meno. Ci riuscirà. Poi le cose sono cambiate. Tocca, sempre, ricominciare e continuare e cambiare. È faticoso e difficile. Ma l’alternativa è la vergogna.

Cutro. I morti e i vivi

È passato un anno dalla notte del 26 febbraio, quando il caicco Summer Love, lasciato senza soccorsi, si schiantò sulla spiaggia di Cutro. A bordo c’erano 180 persone. Morirono in 94, tra cui 34 bambini. Il ministro Piantedosi commentò che «non avrebbero dovuto partire» e la presidente del Consiglio lasciò la Calabria con una fuga ingloriosa. I superstiti e i parenti delle vittime aspettano ancora giustizia.

La lingua cancellina del Tg1

Guerra e media. Ogni giorno, all’ora di pranzo, il primo canale della tv pubblica (non solo quello, ma quello in particolare) ci infligge la solita sequenza. Funziona così: le frasi sono in forma passiva, senza complemento d’agente. Ci sono migliaia di morti? Sì, ma morti, non uccisi e, poi, senza nome. E, per sentire la parola “genocidio” ci è voluta la Corte dell’Aja. È un po’ come le truffe, fatte un pezzetto per volta.

La rabbia degli agricoltori nasconde un mondo diviso

La rabbia degli agricoltori è unica ma il loro mondo è profondamente diviso. C’è chi riceve meno di 3mila euro l’anno di supporto dall’Unione europea e chi ne riceve 500mila; e c’è chi si impegna per una reale transizione agroecologica e chi vuole continuare in eterno nel modello attuale. Gli interessi sono in conflitto, ma c’è un elemento unificante: il collasso del sistema agricolo e del suo modello.