Contro il genocidio: a quando uno sciopero generale?

Mai abbiamo assistito in diretta al genocidio di un popolo compiuto da un nostro alleato. Di Gaza sappiamo tutto; persino ciò che accadrà domani. Ma non facciamo niente: né di concreto, come interrompere i rapporti con Israele o imporre sanzioni, né di simbolico, come riconoscere lo Stato di Palestina. Il sindacato si è mosso, ma troppo timidamente. Cosa deve ancora accadere perché si arrivi a uno sciopero generale?

Giani, Emiliano e Vendola: a volte ritornano (anzi non se ne sono mai andati…)

In Italia il dibattito, nel centro sinistra, è egemonizzato dal significato dell’espressione “campo largo”, dalle immagini di Giani che nuota in piscina o ripara strade con la pala, dalle smanie di rimanere in pista di Emiliano e di Vendola. Certi amori fanno giri immensi e poi ritornano. Ma, poi, non stracciamoci le vesti per l’astensionismo…

Tre iniziative per una nuova stagione politica

Il dopo estate si annuncia impegnativo. Per prepararlo fioriscono le iniziative, centrate su pace, clima, diritti. Tra le altre: “Addio alle armi”, organizzata da Sbilanciamoci! (Cernobbio, 5-6 settembre); “Se vuoi la pace prepara la pace”, organizzata da Scuola di formazione politica Gea (Trevignano, 5-7 settembre); “Fermare l’economia di guerra. Riprendersi il futuro”, organizzata da Attac (Cecina, 12-14 settembre).

Stato e mafia: una rapporto articolato e non lineare

Lo Stato si sta trasformando a immagine e somiglianza della mafia? Non mancano indicazioni in tal senso. Ma il processo in atto è complesso e articolato. Più che di fronte alla privatizzazione dello Stato, o a un modello mafioso, ci troviamo di fronte a una sfera pubblica sovraccarica di comunicatori e comunicazioni che producono e diffondono discorsi posticci. È lì che dobbiamo intervenire.

Il pregiudizio democratico

C’è in molti analisti, esponenti politici, giornalisti occidentali una sorta di “pregiudizio democratico”, in forza del quale la politica estera di uno Stato viene giudicata in base al suo regime interno e la storia di un Paese si sovrappone all’attualità. Ciò consente a quegli analisti di schierarsi acriticamente con Israele o con gli Stati Uniti e di sottovalutare le potenziali positive di un’alleanza come quella dei Brics.

Per il futuro dello Stato il modello della mafia

L’estremismo liberista porta alla privatizzazione dello Stato. Sembra al fascismo? Sembra più ancora alla mafia. Il sistema mafioso, infatti, non è ormai solo “criminalità organizzata”, infiltrata, laterale, parassitaria e predatoria. È un sistema socio-politico, è l’altra faccia della crisi degli Stati. È la distruzione degli Stati e la personalizzazione della politica, la forma politica di sbocco della crisi storica dello Stato “borghese”.

L’orizzonte strategico non è più a sinistra

Ogni tanto, la sinistra si entusiasma per le ultime novità mediatiche che promettono tempi felici grazie ad alcune candidature elettorali apparentemente in discontinuità con il passato. È un segnale della sua subalternità al pensiero dominante. Meglio farebbe a evitare personalizzazioni e a guardare a grandi fenomeni sociali come le riappropriazioni territoriali, promosse da attori collettivi in aree rurali e urbane.