Luca Masera è professore di diritto penale nell’Università di Brescia e componente del Consiglio direttivo dell’ASGI (Associazione studi giuridici sull’immigrazione).
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Hai contestato pacificamente un comizio di Matteo Salvini? Sei pericoloso e non potrai tornare per tre anni sul “luogo del delitto”. I fogli di via sono sempre più la nuova frontiera della repressione. Per fortuna c’è, qualche volta, un giudice. Così il Tar Toscana annulla il provvedimento chiarendo che la sicurezza è la tutela dei diritti fondamentali di tutti e non la docile e acritica adesione ai desiderata di chi governa.
Dopo molte anticipazioni l’ennesimo disegno di legge sulla sicurezza prevede che “nei casi di minaccia grave per l’ordine pubblico o la sicurezza nazionale” il Governo può provvisoriamente inibire l’accesso di imbarcazioni nelle nostre acque territoriali. È il “blocco navale” contro i migranti. Le novità sono limitate ma è facile prevedere una pioggia di ordini illegittimi, puntualmente annullati da giudici accusati di fare politica…
Matteo Salvini, processato per avere, come ministro dell’Interno, bloccato lo sbarco di un gruppo naufraghi soccorsi in mare, è stato assolto dal Tribunale di Palermo in base a un’interpretazione delle norme assai discutibile. La Procura, come sempre in questi casi, ha proposto ricorso. Ma per l’imputato e il ministro della Giustizia è uno scandalo!
Stephan Schmidheiny, già proprietario di Eternit, è stato condannato a 12 anni per omicidio colposo, in relazione alla morte per patologie correlate all’amianto di 150 lavoratori di Casale Monferrato. La sentenza, unica nel suo genere, ha fatto discutere, ma rappresenta una svolta importante se si vuol evitare che la sanzione penale sia solo uno strumento di repressione del disagio e della devianza.
Decidendo sul caso di alcuni migranti incriminati per essersi opposti con la forza al tentativo del capitano del rimorchiatore che li aveva soccorsi di riportarli sulle coste libiche, la Cassazione li ha assolti per avere agito in situazione di legittima difesa non essendo la Libia un porto sicuro per i migranti. A questo punto è auspicabile che tale assunto non sia più messo in discussione.
«Nessun giudice può condannarmi – dichiara Salvini dopo il rinvio a giudizio per la vicenda della nave Open Arms ‒ perché ho agito nell’interesse pubblico». Dimentica l’ex ministro che ciò è stato già escluso dal Senato e che i giudici dovranno solo accertare se ha violato la legge penale.
Il Senato ha deciso: Salvini deve essere processato per la vicenda della nave Gregoretti. Ora, nel seguito del processo, avranno rilievo solo i fatti e non la qualità di ministro del loro autore. Questo vuole lo Stato di diritto.
Il Tribunale di Trapani è esplicito: i porti libici non sono sicuri, riportarvi i migranti soccorsi in mare è illegittimo e, dunque, reagire, anche con la forza, a tale decisione è legittima difesa e non costituisce reato.