Nordio, violare il diritto per liberare un torturatore

Il ministro Nordio ignora l’inglese e – cosa assai più grave – ignora il diritto. Se, invece, finge di ignorarlo per liberare, in nome della ragion di Stato, un torturatore di donne e bambini, è ancora peggio. In ogni caso le sue affermazioni sono tanto chiare quanto eversive: nessun giudice, nazionale o sovranazionale, può emettere atti sgraditi alla maggioranza; se lo fa, quegli atti possono essere vanificati dalla politica.

Il caso Almasri e l’idea di Stato della destra

L’affaire Almasri non è solo un “infortunio” rivelatore del favoreggiamento, da parte dell’Italia, di un personaggio impresentabile. È anche la spia della modifica della forma di Stato perseguita dalla destra, nella quale il Governo è il solo responsabile dell’interesse nazionale, svincolato, per questo, da ogni regola e sottratto al controllo del Parlamento e della magistratura. In attesa dell’introduzione del premierato…

Piero Gobetti, la proporzionale. E noi

I post-fascisti al governo nel Paese vogliono stravolgere i fondamenti della Repubblica democratica. E, viste le difficoltà di introdurre il premierato, pensano a una modifica in senso ulteriormente maggioritario della legge elettorale. Impressionanti le analogie con l’avvento del fascismo e attualissimi gli interventi di Piero Gobetti su “Rivoluzione liberale”, tra il 1923 e il 1925, in difesa del sistema proporzionale.

La polizia, la destra, la sinistra

Nel nostro Paese, l’organizzazione delle forze di polizia è ancora lontana da una concezione democratica. Per ragioni storiche (che affondano le radici nella continuità dello Stato repubblicano con quello fascista) e per mancanza di controlli adeguati. Ma anche per le coperture della destra e le timidezze della sinistra, incapace di prendere le distanze e di criticare atteggiamenti e operazioni pur meritevoli di censura.

Trump: quando l’impensabile diventa realtà

C’è un principio della politica secondo cui anche le cose culturalmente o politicamente più inaccettabili diventano possibili, o addirittura legge, se somministrate in piccole dosi crescenti. È ciò che dice la foto in cui esseri umani in catene vengono caricati su un aereo e trasportati chissà dove. Chi lo avrebbe mai pensato? Ma, se è accaduto, perché non provare a fare altrettanto con i valori di uguaglianza e solidarietà?

Cancellate l’articolo 31 del disegno di legge sicurezza!

Il disegno di legge sicurezza riscrive, tra l’altro, il ruolo e i poteri dei sevizi di intelligence, con un ampliamento inedito e pericoloso. Lo sottolineano le Associazioni Familiari Vittime di Stragi ricordando che la storia ci mostra la presenza impropria di uomini degli apparati di polizia o di sicurezza in tutte le stragi e che ciò richiederebbe, piuttosto, un contenimento dei poteri e il potenziamento dei controlli sul loro operato.

Le zone rosse, ovvero come ridisegnare le città

Dalla fine del secolo scorso è in atto nelle società occidentali un processo di ridefinizione degli spazi urbani. Le zone centrali diventano luoghi di consumo, di turismo, di facciata e non tollerano la presenza di gruppi sociali e individui considerati antiestetici, disfunzionali, pericolosi e, per questo, da espellere. Nel nostro Paese le zone rosse sono l’ultima tappa di questa politica.

L’Università, il Governo e il Grande fratello

Nella postdemocrazia cara a Donald Trump e a Giorgia Meloni le Università, in quanto luogo di pensiero libero e critico, sono da considerare un nemico. Di qui il loro depotenziamento e la loro privatizzazione. Non basta. Una norma del disegno di legge “sicurezza” introduce una inedita collaborazione degli atenei con i servizi segreti, con invito a concorrere alla schedatura di docenti e studenti “irrequieti”.

Camminanti, un popolo dimenticato

Pur se disapplicata, la legge a tutela delle minoranze linguistiche del Paese ha compiuto, nei giorni scorsi, 25 anni. Nonostante gli impegni presi manca ancora, invece, una disciplina a tutela dei “camminanti”, i Sinti e i Rom. Di più, essi continuano ad essere discriminati. Lo denuncia la Commissione Europea contro il Razzismo e l’Intolleranza. Naturalmente le nostre istituzioni, anziché fare ammenda, si indignano.