È per l’Europa che dobbiamo mobilitarci o per la pace?

Michele Serra ci esorta a mobilitarci per l’Europa. Ma di quale Europa parliamo? Di quella che, per oltre quattro secoli, ha saccheggiato i paesi di gran parte del globo, che nel secolo scorso ha scatenato due guerre mondiali e che, negli scorsi decenni, ha demolito i pilastri delle democrazie costituzionali postbelliche? Forse, guardando anche al presente, non è per l’Europa ma per la pace che dobbiamo mobilitarci.

Le due piazze di “Repubblica” nel radioso marzo d’Europa

Michele Serra prova a convocare due piazze in una: la prima in favore dell’Europa realizzata, pronta a sacrificare il welfare in nome del militarismo; l’altra in favore dell’Europa idealizzata dalla retorica del centro-sinistra. Ma manifestare in favore dell’UE realizzata fingendo che somigli alla sua versione idealizzata rischia di legittimare la svolta a destra anche presso l’opinione pubblica democratica.

Europa di pace per tutti i popoli

La guerra come via per risolvere i conflitti è, da sempre, un tragico fallimento. E l’idea che la costruzione di un complesso militare-industriale europeo possa rafforzare i legami tra gli Stati membri è un tragico errore. L’Europa deve essere un’Europa di pace e di sicurezza condivisa e comune per tutti i popoli. È il momento di una grande campagna europea per contrastare la corsa al riarmo e un’economia di guerra.

Per cosa manifesterà la piazza del 15 marzo?

Il ceto di governo europeo, incapace in questi anni di qualunque iniziativa di pace, oggi non sa far altro che decidere il riarmo dell’Europa: alimentando così sempre nuovi conflitti e abbattendo ulteriormente lo Stato sociale. Per questo la manifestazione del 15 marzo non servirà a molto, e anzi finirà per assecondare lo scivolamento verso la guerra, se le bandiere europee non saranno affiancate da quelle della pace.

La manifestazione “per l’Europa” dei Repubblica boys: perché no

La giornata dell’orgoglio europeo lanciata dai Repubblica boys è una suggestione ingannevole. Sostenere le politiche dell’Europa, occultandone le responsabilità per la gestione del conflitto in Ucraina, significa, infatti, schierarsi per la prosecuzione della guerra e per l’aumento delle spese militari. E ciò mentre la convergente prepotenza di Putin e di Trump imporrebbe un’iniziativa per sostituire la forza con la politica e la trattativa.

Autocrazia: come saldare capitalismo e nazionalismi

In America è arrivato al potere il suprematismo bianco, in Italia gli ultimi eredi del fascismo hanno preso il sopravvento: parti, l’uno e l’altro, di un movimento di sdemocratizzazione di portata planetaria. Non solo lo spettacolo mediatico ha ridotto le elezioni a lotteria, ma è invalso il principio che chi vince ha il diritto di governare senza vincoli. È l’effetto perverso della saldatura tra capitalismo e nazionalismi.

I due dittatori

La mera esecrazione della tendenza verso la destra più pericolosa che si diffonde nel mondo non serve a niente, così come non serve indorare l’amara pillola. Bisogna sperare e agire perché ritorni la volontà di cercare ancora le vie per usare le conquiste della intelligenza collettiva per il bene comune e non come strumenti di arricchimento dei pochi e del loro dominio. Ripensando il socialismo contro la barbarie.