I referendum, il lavoro, la democrazia

Jobs act, precarietà, tutele in caso di licenziamento, appalti: il segnale di controtendenza dei referendum sul lavoro del giugno prossimo è esplicito e chiaro. Una vittoria referendaria provocherebbe un’inversione di tendenza nelle politiche del lavoro e concorrerebbe a difendere un sistema democratico in evidente crisi. Una doppia ragione per far vincere il sì.

5 referendum per la salute della democrazia

Il voto per i referendum su lavoro e cittadinanza si avvicina. Non sarà facile raggiungere il quorum della metà più uno degli aventi diritto. Ma è necessario. Si tratta, infatti, non di semplici referendum di settore ma di una iniziativa politica – l’unica, forse, di questi tempi – in grado di dare una spallata al progetto sempre più avanzato di sovvertire la democrazia e il sistema dei diritti voluti dalla Costituzione.

Un nuovo “manifesto di Ventotene”

L’obiettivo della crescita ad ogni costo sta portando alla distruzione del pianeta. La guerra, al di là delle apparenze, ne è una componente fondamentale. Forse è arrivato il momento di redigere un nuovo “manifesto di Ventotene”: per prospettare una rinascita dal basso dell’Europa tenendo ferma la rotta della conversione ecologica. Può sembrare un’utopia, ma certo non più pazza di quella che aveva ispirato i Tre di Ventotene.

Il mondo è cambiato ma Draghi e l’élite europea non se ne sono accorti

La struttura delle relazioni internazionali è cambiata in maniera irreversibile. Invece di annunciare un gigantesco piano di riarmo, per essere, tra alcuni lustri, un partner temuto grazie ai fucili, l’Europa dovrebbe giocare carte politico-culturali in vista di un nuovo ordine multipolare. Ma Draghi e l’élite di Parigi e Berlino non se ne sono accorti.

Quel che vorrei dall’Europa: 800 miliardi per Gaza

Riarmo, persecuzione dei migranti, silenzio complice sulla strage degli innocenti che si consuma ogni giorno a Gaza: è questa l’Europa che dovremmo difendere? Tenetevela pure, quest’Europa. Tenetevi pure l’orgoglio europeo. Io parteggio per la dignità degli oppressi. Anche questa l’ho appresa in Europa, da europeo. E da europeo ho imparato che vale per tutti, non solo per noi.

La storia siamo noi? Il ministro e la ”centralità culturale” dell’Occidente

Secondo le indicazioni per l’insegnamento della storia nella scuola primaria predisposte dall’apposita Commissione ministeriale «solo l’Occidente conosce la Storia» e «la cultura occidentale è stata in grado di farsi intellettualmente padrona del mondo». È il ritorno a una visione del mondo diviso tra Occidente civilizzato e società selvagge.

Contro il riarmo

Il Consiglio europeo ha annunciato un pacchetto di riarmo per l’Europa del valore di 800 miliardi di euro. Come studiose e studiosi ci appelliamo al mondo della cultura, della ricerca e dell’insegnamento perché si schieri contro questa barbarie montante, rifiutandosi a tutti i costi di rifornire di braccia, parole, denaro, speranze, idee e progetti questa delirante corsa verso l’abisso.

La forza nuda del potere

Il potere è senza remore. Non ha vergogna della sua protervia, ma la rivendica. Chi osa evocare il diritto è dileggiato, la politica è privatizzata, i diritti sono ignorati, neanche più distorti a coprire politiche di potenza. Nell’assenza di ogni limite, l’unica logica è quella della forza, l’unico futuro è la guerra. È contro questo stato di cose, non per un’Europa indefinita, che occorre scendere in piazza.