Viva il Belpaese in cui l’evasione fiscale cresce e si riducono le tasse ai ricchi!

A dirlo è il Ministero dell’Economia e delle Finanze: nel 2022 (anno di insediamento del Governo Meloni) l’evasione fiscale è aumentata di 19 miliardi rispetto all’anno precedente, passando da 82,4 a 101,5 miliardi. L’importo è simile a quello della finanzia in preparazione in questi giorni. L’allegra risposta del Governo è la quinta puntata della sanatoria fiscale e la riduzione delle imposte ai contribuenti più ricchi.

Tempo

Un tempo nuovo – Sull’Ottobre italiano

Pensavamo di vivere in un Paese anestetizzato, e di colpo, una mattina ci siamo trovati nel pieno di un’eruzione vulcanica, travolti da un’infinità di corpi, di voci, di canti e di suoni che parlavano da bocche di ogni età, e comunicavano tutti lo stesso sentimento: che non se ne può più di assistere passivamente all’orrore che quotidianamente si consuma sotto i nostri occhi. Un moto spontaneo irriducibile alle tradizionali appartenenze politiche.

Marche o Italia?

I protagonisti delle elezioni marchigiane sono tre: una destra a cui viene perdonato tutto; un centro sinistra i cui elettori lo votano con l’entusiasmo di una persona costretta a un matrimonio forzato; un astensionismo di metà del corpo elettorale che, quando consapevole, è il solo dato positivo. E tutto concorre a una lezione: nelle Marche come nel resto d’Italia, la crisi del centro sinistra riguarda la cultura politica e non le elezioni politiche.

Cosa resta della Mostra del Cinema di Venezia

In questa edizione della Mostra del Cinema di Venezia molti film hanno messo in luce problemi gravi e irrisolti, dalla minaccia atomica al fine vita, dalla catastrofe ambientale al lavoro – perso, precario, nero. Ma il tema più attuale e controverso è sicuramente il genocidio in atto nella striscia di Gaza, protagonista di “The voice of Hind Rajab”, della regista tunisina Kaouther Ben Hania, Leone d’argento gran premio della giuria.

Meloni

Meloni a Rimini – Il trionfo dell’ambiguità

Meloni al meeting di Rimini non ha compiuto nessuna svolta in senso moderato come suggeriscono molti commentatori mainsteam, ma ha confermato la tipica ambiguità che da sempre ha caratterizzato la sua parte ideologica. La medesima ambiguità, d’altra parte, del suo pubblico di CL, setta sempre in bilico tra mistica e affari, con questioni ricorrenti con la Giustizia. Il suo lungo discorso infarcito di trucchi comunicativi non supera un serio fact-checking.

Il taser non è né indispensabile né innocuo

Anche di fronte agli ultimi fatti di cronaca in cui l’uso del taser nei confronti di due persone fragili e in stato di agitazione ne ha provocato la morte il ministro, dell’Interno non ha dubbi o incertezze e definisce il taser uno strumento “imprescindibile”e non pericoloso. Non è così, come dimostrano diverse indagini, e questa sicurezza inquieta doppiamente per l’impermeabilità della polizia ad ogni confronto sull’uso delle armi.

Sicurezza: gli ultimi danni di Veltroni

Di fronte a un drammatico fatto di cronaca (la morte, a Milano, di una donna investita da un’auto guidata da un bambino rom) Walter Veltroni invita la sinistra a “riscoprire la sicurezza”. Come se questa “riscoperta” non fosse in atto da decenni… Forse l’ex sindaco di Roma farebbe meglio a chiedersi come mai trent’anni di politiche sicuritarie, sostenute e praticate anche dalla sinistra, non abbiano diminuito l’insicurezza collettiva, ma l’abbiano aumentata.

Dazi reciproci?

L’intesa siglata tra USA e UE (ma “siglata” davvero?), che introduce dazi del 15% sui beni europei esportati Oltreoceano (e fino al 50% su acciaio e alluminio), non racconta uno scambio tra pari. Racconta, piuttosto, la conferma di un assetto gerarchico che struttura da decenni i rapporti transatlantici: gli Stati Uniti impongono, Bruxelles obbedisce. Con l’Italia prima della classe, ovviamente in condotta.

La “riforma della giustizia”, ovvero la truffa delle etichette

La cosiddetta “riforma della giustizia” approvata nei giorni scorsi dal Senato non ha niente a che far con il sistema giustizia e neppure con la cosiddetta separazione delle carriere (in realtà già realizzata). Essa tende, piuttosto, a depotenziare il controllo di legalità e a trasformare il nostro sistema in una democrazia illiberale sul modello ungherese o turco. Questa è la vera posta in gioco.