Margini, sacchi di patate, bussole e convergenze

Il capitalismo non è uno stato di natura. Dunque è possibile cambiarlo. Ma occorre sviluppare al suo interno rapporti non-capitalistici di produzione. Con una “bussola” che ci dica se quello che stiamo costruendo va davvero nella direzione di una società diversa e antagonista. Nella consapevolezza che non c’è separazione tra l’oggi e il domani e che in ciò che costruiamo oggi ci sono i germi della società futura.

La cura del futuro

L’economia capitalistica domina il pianeta, produce una massa imponente di beni effimeri e una enorme ricchezza finanziaria per élites e, contemporaneamente, consuma il futuro di tutte e tutti. Occorre cambiare nel profondo. Ed è il paradigma della cura – di sé, dell’altra, dell’altro, del vivente, del pianeta – quello su cui può essere riorganizzata una società capace di futuro e radicalmente alternativa a quella attuale.

Sinistra, è ora. Prima mossa: visione e valori

L’obiettivo della sinistra non può essere solo quello di “opporsi” a governi e pratiche che uniscono neoliberismo e autoritarismo. Bisogna far toccare con mano l’alternativa che da anni anche gran parte di chi si definisce “di centro-sinistra” ha negato. E costruire attorno a essa un blocco sociale. Cominciando a individuare, comunicare e convergere sulla visione e sui valori di un modo migliore e più giusto di vivere.

Ripartire dai “sacchi di patate” di Karl Marx

Impegnarsi nei partiti collocati più a sinistra o radicarsi nel territorio per stimolare la nascita di nuove lotte sociali? Forse bisogna ragionare su tempi più lunghi di quelli elettorali e muoversi sapendo che saranno le lotte sociali e il conflitto culturale, collegati tra loro, a creare le condizioni di un efficace rapporto tra rappresentati e rappresentanti e con la politica a livello istituzionale.

È la pace la bussola della sinistra

La sconfitta alle elezioni europee della lista “Pace Terra Dignità” non travolge gli obiettivi per cui era nata. Occorre dunque, evitando i personalismi e gli errori commessi, ritessere le fila di un impegno contro la guerra e l’economia di guerra, destinata nei prossimi anni a divorare risorse destinabili alla salute, al lavoro, alla riconversione ecologica. Una proposta viene da un appello di Costituente Terra.

Un terzo polo a sinistra esiste: ma bisogna crederci

A fianco del buio delle elezioni europee c’è un dato positivo in quelle amministrative. Almeno in Toscana. La sinistra arriva al ballottaggio, o raggiunge percentuali considerevoli e, a volte, vince se riesce a costruire coalizioni larghe, lasciando da parte settarismi e (micro)calcoli di (micro)rendite di posizione. Convergendo attorno ad un programma di svolta, è possibile cambiare (almeno) le nostre città e i nostri territori.

Il senso del non voto. Nell’attesa di un’alternativa

Vince la destra; ancor più vince l’astensione. Per cambiare registro non vale inseguire la destra. Lasciamoli alle loro passioni tristi e difendiamo altri valori: la pace contro la guerra, la giustizia contro il sopruso, la cultura contro l’ignoranza, la gentilezza contro lo schiaffo, la sobrietà contro lo spreco, la difesa del “qui e ora” contro una politica dei “due tempi”. Se inizierà un nuovo corso, in molti, forse, torneranno a votare.