Cambiare rotta, una volta per tutte

Il risultato delle europee deve essere la base fondativa di una nuova strategia della sinistra radicale. Si può fare politica in tanti modi, anche senza sbocchi elettorali. Ma se si segue questa via non ci si può rassegnare a reiterare sconfitte. Occorre, al contrario, progettare sin da ora alleanze per la cacciata di questo governo, per impedire la catastrofe di una nuova rovinosa legislatura Meloni e segnare una possibile svolta.

Il ballottaggio a Firenze: votare o non votare?

A Firenze si va al ballottaggio. Da una parte la mediocre, incolore figura dell’ex direttore tedesco degli Uffizi con il seguito di piccoli gerarchi, repellenti anche solo a sentirne la voce. Dall’altra l’esponente di un sistema collaudato che di fatto favorisce il ritorno del fascismo, perché fa sembrare la democrazia un fallimento e una truffa. Che fare, dunque? Ci sarà da star male in qualunque modo: sia votando, sia non votando.

A Firenze e per le europee: cosa voterò

Confesso che, questa volta, sono stato tentato dall’astensione. Per senso di rigetto, di inutilità, di resa. Ma anche per la convinzione che la politica, per come la intendo, non abita più nei processi elettorali. Eppure, no: non ci riesco. E allora, alla fine, ho scelto, pur consapevole che le mie sono scelte deboli, cercando le singole persone, non i partiti. Per Firenze e per le europee: non a caso in modo diverso.

L’8 e il 9 giugno si vota. Per chi?

Ancora una volta, come sinistra, arriviamo alle elezioni impreparati, divisi, demotivati. Proprio quando la drammaticità della situazione imporrebbe unità e capacità propositiva. Eppure occorre scegliere, anche se i partiti e le aggregazioni esistenti non sono uno strumento utile ma, piuttosto, un ostacolo. Dunque bisognerà orientarsi a tentoni tra i candidati, combinando coerenza, possibilità di successo e futuro.

Una necessità per l’Europa: uscire dall’irrilevanza

L’Europa è a un bivio. L’assetto intergovernativo burocratico vigente porta in un vicolo cieco e un ritorno all’Europa delle patrie ne accrescerebbe l’attuale irrilevanza geopolitica. Solo un’autentica autonomia le consentirebbe di esercitare un ruolo nello scacchiere mondiale. Non è una prospettiva congeniale ai liberisti ma anche la sinistra è solo un cantiere in costruzione, mentre siamo sull’orlo del baratro.

Un appuntamento europeo per la pace

La corsa alle armi e alla guerra è, nel mondo, in pieno svolgimento. O si ferma questo delirio o guerre, morti e miseria saranno i compagni di viaggio dell’umanità nei prossimi anni. Le elezioni europee danno una possibilità. Va costruito un appello europeo che rilanci il tema “L’Europa ripudia la guerra”, accompagnato da richieste ai Governi e ai Parlamenti nazionali di atti concreti di de-escalation militare.