Enrico Grazzini, giornalista economico, è autore di saggi di economia, già consulente strategico di impresa. Ha collaborato con diverse testate, tra cui il “Corriere della Sera”, “MicroMega”, “il Fatto Quotidiano”. Come consulente aziendale ha operato con primarie società internazionali e nazionali. Ha pubblicato da ultimo con Fazi Editore "Il fallimento della Moneta. Banche, Debito e Crisi. Perché bisogna emettere una moneta pubblica libera dal debito".
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L’Unione Europea è in crisi. Lo dimostrano la disaffezione dei cittadini e i successi elettorali delle destre estreme e lo denuncia gran parte degli osservatori. Ma quel che non si dice è che la ragione della crisi sta, prima di tutto, nella mancanza di democrazia, nel fatto che l’Europa è una unione (insindacabile) di governi e non di cittadini.
L’Unione Europea si sta sgretolando. E con essa la sinistra, il cui distacco dalla base popolare è determinato da un europeismo cieco e dogmatico. Per salvare l’Europa e la sinistra bisogna trasformare l’Unione in una Confederazione che unisca gli Stati su obiettivi comuni ma che non li sovrasti e che rispetti le democrazie nazionali.
La riforma costituzionale targata Meloni e il premierato rimandano necessariamente a un sistema elettorale maggioritario. Ma tale sistema, che pure ha affascinato la sinistra, è antidemocratico, perché rende disuguale il voto dei cittadini. Ci si aspetta che lo dica il Presidente della Repubblica Mattarella, garante della Costituzione.
Il Parlamento europeo, a cui fa eco Mario Draghi, propone un’Europa federale e, per intanto, la sostituzione del potere di veto con il ricorso a maggioranze qualificate. La proposta è, oggi, irrealizzabile, ma anche non auspicabile ché in Europa non esistono un popolo omogeneo e un tessuto democratico ma solo il dominio dei mercati.
L’indipendenza delle banche centrali è l’emblema del potere dominante del capitale finanziario sulla politica e sulla democrazia. Per di più l’attuale sistema si mostra sempre più incapaci di “guidare” l’economia. C’è una sola via d’uscita, coerente con il carattere di bene pubblico del sistema monetario: coinvolgere nella sua gestione le organizzazioni dei lavoratori, degli imprenditori e dei consumatori.
La moneta che utilizziamo nell’economia reale, a parte le banconote, è creata dal nulla, per il 95%, dalle banche private quando concedono credito ai clienti. Ma ciò ha, a monte, l’emissione di moneta legale da parte delle banche centrali, che godono di un potere quasi monarchico. Di qui la necessità di prevederne un controllo democratico.