“La peggiore destra” e la sinistra senza voce

L’azione politica della sinistra è divenuta debole perché deboli, prima ancora della prassi, sono la cultura e la teoria. Per lottare contro “la peggiore destra” neofascista occorre saper cercare risposte nuove a problemi nuovi, attraverso un impegno nel campo della formazione che sorregga un fronte antifascista “largo” negli orizzonti culturali, prima ancora che nell’offerta elettorale.

Cercare il socialismo nella vita, non nelle teorie

Piuttosto che cercarlo nelle teorie, il socialismo va trovato dove di fatto si è già realizzato: nella vita quotidiana e attenta dei piccoli paesi quasi abbandonati, nel ritorno a pratiche ormai desuete e fondate su un’economia che abbia come fine non il profitto, ma la produzione di beni materiali necessari alla vita di tutti i giorni. Ovviamente non basta. Ma da queste esperienze occorre partire.

Attualità del socialismo

È necessario che la sinistra superi il blocco psicologico e politico che le impedisce di pronunciare le parole socialismo e comunismo, rimosse dal suo vocabolario. L’alternativa politica si costruisce riscoprendo l’attualità di parole che mantengono un significato profondo e che hanno segnato l’identità di milioni di persone, che hanno impegnato la propria vita per ideali di libertà e di giustizia sociale.

Le condizioni per tornare a parlare di socialismo

La sconfitta del movimento operaio organizzato alla fine del secolo scorso è stata provocata da due processi convergenti: il successo incontrastato del capitalismo in Usa e Gran Bretagna e il crollo dell’Unione Sovietica. La Sinistra non lo ha capito o lo ha rimosso. Ma, per tornare a parlare di “socialismo” in un mondo attraversato dalla fine del primato Usa e dall’affermarsi di nuovi attori, con quei processi occorre fare i conti.

Lo “speranzismo”, un ostacolo alla buona politica

Spesso nell’attuale temperie politica si assiste a un insistito richiamo alla speranza. È accaduto anche in occasione delle recenti manifestazioni pro Palestina. Richiamo ovviamente opportuno, ma scivoloso: perché gli speranzosi contano sull’intervento di qualcun altro (o qualcosa d’altro) che permetta di superare l’emergenza, mentre i fiduciosi si danno da fare, insieme a chi condivide il loro stesso obiettivo.

Contrasto del capitalismo, tecnica, conflitto sociale

C’è stata, qualche anno fa, la convinzione che il capitalismo potesse essere soppiantato dalla tecnica. I fatti hanno dimostrato il contrario: la tecnica domina il mondo ma ad avvantaggiarsene è proprio il capitalismo. Il cambiamento richiede altro: la riscoperta e la pratica della solidarietà e del conflitto sociale. Le manifestazioni dei giorni scorsi per Gaza dimostrano che è una prospettiva possibile.

Che fare se chi dovrebbe farlo non lo fa?

I problemi economici del nostro paese sono enormi. Eppure la sinistra istituzionale (il Partito democratico e Sinistra italiana) non hanno una linea di politica economica, anzi non se ne occupano nemmeno. Neppure le questioni del conflitto con l’Europa e della devastante assenza di una seria imposta patrimoniale sollecitano proposte precise. È tempo che anche intellettuali ed economisti si sporchino le mani con la politica.

Né moderati, né estremisti, ma rivoluzionari

Il moderatismo e l’estremismo, in diversa misura presenti a sinistra, sono entrambi controproducenti: il primo provoca confusione, incoerenza e conservazione; il secondo dispersione e distacco dal reale. Oggi la riconquista di una effettiva influenza della sinistra passa attraverso vittorie, anche elettorali, parziali, a livello territoriale e su obiettivi specifici, capaci di contrastare la diffusa sfiducia. La rivoluzione verrà dopo…