Le nostre prigioni. Report di fine anno

Il report di fine anno di Antigone sul carcere rivela una situazione drammatica: il 16 dicembre in Italia i detenuti erano 62.153, a fronte di una capienza reale di circa 47.000 posti. I detenuti aumentano ma gli spazi restano gli stessi e il personale di custodia diminuisce. Gli istituti sono in gran parte fatiscenti e in condizioni precarie. Non stupisce che ci siano stati 88 suicidi. E la situazione è destinata a peggiorare.

Noterelle dal carcere: Natale

Siamo a Natale. E anche in carcere, inevitabilmente, se ne parla. Con una qualche maggiore autoironia tra i detenuti maschi, con meno leggerezza nei padiglioni femminili. E poi, anche in carcere, ci sono i riti. Tra questi un pranzo, intorno a un lungo tavolo, con detenuti, educatori, psicologi, insegnanti, volontari. Mancano gli assistenti della polizia: mangiano per conto loro, in una stanza poco discosta.

Il carcere secondo Delmastro e Piantedosi

All’emergenza del carcere, che è sotto gli occhi di tutti, il Governo risponde con la previsione di nuovi reati e di pene più gravi e, dunque, con la sua ulteriore crescita. Consapevole che ciò determinerà una situazione di ingovernabilità, poi, introduce il delitto di “rivolta” in istituti penitenziari, comprensivo anche di condotte di resistenza passiva. È l’ennesima riprova della svolta repressiva in atto.

Ragazzi dentro

In 22 mesi di governo della destra i minori in carcere sono aumentati del 48%, pur in assenza di una crescita della devianza giovanile. E aumentano i suicidi, l’uso di psicofarmaci, i trattamenti sanitari obbligatori, la promiscuità. Eppure tutti gli esperti segnalano che questa situazione si riflette anche sulla recidiva mentre sarebbe assai più utile introdurre forme di detenzione socializzanti e a sicurezza attenuata.

Noterelle dal carcere. «Siamo ancora una monarchia»

Una mattina qualunque, in un carcere qualunque. Un detenuto si presenta in classe in ritardo. È stato al processo. Evidentemente – si vede dal suo atteggiamento – le cose non sono andate come aveva sperato. Poi, a un certo punto sbotta: «Prof., siamo ancora in una monarchia». E, di fronte allo sguardo interrogativo dell’insegnante, continua: «Anche oggi sono in pochi ad avere ricchezza e diritti. Gli altri, come me, niente».

Quando il carcere uccide

In carcere e nei centri di detenzione crescono a dismisura i suicidi e le morti determinate da condizioni di vita intollerabili. Le storie di alcuni di quei morti sono illuminanti. Non bastano parole di circostanza e palliativi. Solo ripensando dalle fondamenta il sistema repressivo, la pena e la disciplina dell’immigrazione si potrà curare la malattia, e non solo nasconderne i sintomi.