Il carcere secondo Delmastro e Piantedosi

All’emergenza del carcere, che è sotto gli occhi di tutti, il Governo risponde con la previsione di nuovi reati e di pene più gravi e, dunque, con la sua ulteriore crescita. Consapevole che ciò determinerà una situazione di ingovernabilità, poi, introduce il delitto di “rivolta” in istituti penitenziari, comprensivo anche di condotte di resistenza passiva. È l’ennesima riprova della svolta repressiva in atto.

Ragazzi dentro

In 22 mesi di governo della destra i minori in carcere sono aumentati del 48%, pur in assenza di una crescita della devianza giovanile. E aumentano i suicidi, l’uso di psicofarmaci, i trattamenti sanitari obbligatori, la promiscuità. Eppure tutti gli esperti segnalano che questa situazione si riflette anche sulla recidiva mentre sarebbe assai più utile introdurre forme di detenzione socializzanti e a sicurezza attenuata.

Noterelle dal carcere. «Siamo ancora una monarchia»

Una mattina qualunque, in un carcere qualunque. Un detenuto si presenta in classe in ritardo. È stato al processo. Evidentemente – si vede dal suo atteggiamento – le cose non sono andate come aveva sperato. Poi, a un certo punto sbotta: «Prof., siamo ancora in una monarchia». E, di fronte allo sguardo interrogativo dell’insegnante, continua: «Anche oggi sono in pochi ad avere ricchezza e diritti. Gli altri, come me, niente».

Quando il carcere uccide

In carcere e nei centri di detenzione crescono a dismisura i suicidi e le morti determinate da condizioni di vita intollerabili. Le storie di alcuni di quei morti sono illuminanti. Non bastano parole di circostanza e palliativi. Solo ripensando dalle fondamenta il sistema repressivo, la pena e la disciplina dell’immigrazione si potrà curare la malattia, e non solo nasconderne i sintomi.