Una legge per il Ripristino della Natura

Download PDF

La Legge per il Ripristino della Natura (Nature Restoration Law), il cui ultimo passaggio è stato l’approvazione da parte del Consiglio dell’Unione Europea il 17 giugno 2024, è entrata in vigore il 18 agosto. Si tratta di una pietra miliare per la salvaguardia ambientale in Europa, poiché per la prima volta si introduce il concetto di “ripristino” non avendo la sola tutela dato i risultati sperati. L’approvazione finale è avvenuta grazie a un colpo di mano inaspettato. Sembrava, infatti, mancare la maggioranza, dato il voto contrario di Ungheria, Olanda, Svezia, Italia, estrema destra, ma la ministra austriaca, staccandosi dalle indicazioni del suo Governo, ha inaspettatamente votato a favore, in coerenza con la sua sensibilità verso i problemi ambientali e delle generazioni future, dichiarando: «Se avessi votato contro, quale risposta darei tra vent’anni a mia nipote alla domanda “che cosa hai fatto per la salvaguardia del pianeta?”». Ciò – tra parentesi – fa comprendere che, quando le scelte politiche seguono l’etica invece degli interessi economici, il bene comune ne beneficia e segnala la necessità di ripristinare, anche nel nostro Paese, un sistema elettorale rispettoso delle indicazioni dei cittadini e non dei capi partito.

La Nature Restoration Law mira ad «assicurare il ripristino degli ecosistemi, garantire il recupero di una natura ricca di biodiversità e resilienza, in una società equa, prospera e moderna» così da contenere intensità e frequenza degli eventi catastrofici estremi e da «ridurre i rischi per la sicurezza alimentare». La legge inoltre raccomanda che i cittadini vengano coinvolti direttamente in ogni fase di elaborazione dei Piani dei singoli Stati, i quali ne devono dare conto, garantendo il «coinvolgimento delle comunità e il rafforzamento della democrazia rappresentativa». In sintonia con gli obiettivi dell’Agenda ONU 2030 vi si evidenzia lo stretto rapporto tra salvaguardia ambientale e giustizia sociale, concetto molto chiaro alle nuove generazioni che sentono il peso/pericolo del riscaldamento globale sul loro futuro.

La prima novità positiva della legge (nella cui elaborazione, durata due anni, i rappresentanti degli Stati si sono avvalsi della supervisione di scienziati) è – come si è detto – il concetto di ripristino degli ambienti naturali. Con essa si fissa un quadro legislativo per ripristinare la biodiversità assicurando la resilienza degli ecosistemi e mitigando così i cambiamenti climatici, per combattere il degrado delle acque e dei suoli (degradati l’80%), per un’agricoltura sostenibile a garanzia di una buona sicurezza alimentare. La legge punta, in particolare, al recupero e alla conservazione di ecosistemi e biodiversità a lungo termine, in linea con gli obiettivi climatici europei e con l’Agenda ONU 2030.

Parte integrante del Green Deal per la politica economica e della Strategia per la biodiversità, la legge si è resa necessaria perché, malgrado i buoni propositi, finora ben poco è stato fatto per migliorare in modo incisivo il naturale equilibrio ecologico dei territori. I singoli Stati sono decisamente indietro rispetto agli obiettivi che l’Europa si era posta per migliorare la qualità dell’aria e degli ecosistemi al fine di contenere entro limiti sopportabili le emissioni climalteranti, causa di enormi disastri ambientali le cui conseguenze ricadono soprattutto su singoli cittadini, ceti sociali, comunità, popoli, più deboli. Per raggiungere entro il 2050 la neutralità climatica e il recupero dei territori con il 20% di aree protette, gli Stati dovranno attivarsi seguendo metodi e tempi graduali ma vincolanti, monitorare e poi implementare le aree per la tutela e il ripristino, cominciando dallo sviluppare al meglio la Rete Natura 2000, una Rete di Aree Protette, ora non proprio in buono stato, che copre il 18% del territorio europeo ed è il maggiore sistema al mondo di salvaguardia ambientale. Per allora in Europa si dovrà anche incrementare il verde e la copertura arborea nelle città, piantare e far crescere 3miliardi di nuovi alberi e rendere liberi da barriere 25.000 km di fiumi. Il tutto sotto il controllo del Sistema di satelliti Copernicus.

Secondo un sondaggio di Savanta, su un campione di 6190 persone, negli Stati contrari, il gradimento verso la Nature Restoration Law è, in media, del 70%, ma in Italia arriva addirittura all’85%. Purtroppo la vice ministra per l’Ambiente italiana, Vannia Gava, ha votato contro, dimostrando, ancora una volta, che i nostri politici sono poco attenti alle analisi degli scienziati e ai loro appelli per la salvezza del pianeta, nonché alle aspettative degli italiani, e molto più indirizzati a fare gli interessi delle varie lobby. Per di più, se è evidente a tutti che il riscaldamento globale dell’atmosfera, per la presenza eccessiva di CO2, sta portando il clima al collasso, è forse meno forte la consapevolezza che tutti i settori dell’economia relativi alla nostra sussistenza (energia, edilizia, infrastrutture, pesca, acqua, agricoltura, alimentazione etc.) dipendono dalla buona salute degli ecosistemi naturali. Inoltre, anche se non volessimo considerare i problemi dell’ecologia e guardare solo all’economia (motore pervasivo di qualunque scelta politica e sociale), i calcoli di varie fonti ci dicono che ogni euro investito nella salvaguardia e nel ripristino degli ecosistemi rende, in termini di risparmio e guadagni, da 38 volte (Agenzia Europea per l’Ambiente) a 100 volte (Stefano Mancuso). In Europa tali investimenti forniscono 4,4 milioni di posti di lavoro e 405 miliardi di fatturato annuo, oltre ad assicurare un’alimentazione adeguata e una vita in salute. Inoltre secondo l’Impact Assessment Study della Commissione Europea gli investimenti in conservazione e ripristino della biodiversità potrebbero portare, entro il 2050, benefici economici stimati in 69 596 milioni di euro.

Gli autori

Margherita (Rita) Corona

Margherita (Rita) Corona, laureata in Scienze naturali si occupa da sempre di tematiche ambientali

Guarda gli altri post di: