Il potere delle multinazionali, la forza di Greenpeace

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Nella tarda sera di mercoledì 19 (ora italiana) una giuria di nove persone della Contea di Morton, in Nord Dakota, ha emesso il verdetto sulla causa (temeraria e infondata) mossa da Energy Transfer contro Greenpeace Usa (Greenpeace Inc e Greenpeace Fund) e Greenpeace International. La giuria ha stabilito che Greenpeace è responsabile per oltre 660 milioni di dollari per le proteste contro l’oleodotto Dakota Access. Naturalmente Greenpeace farà appello: siamo in pericolo ma crediamo di non essere da soli. Questo verdetto, peraltro, farà sì che le multinazionali dei combustibili fossili cercheranno, con ancora più forza e arroganza, di negare a tutte e tutti – non solo a Greenpeace – la libertà di parola e di impedire le proteste pacifiche.

Greenpeace Usa è stata citata in giudizio dalla compagnia petrolifera Energy Transfer in relazione alle proteste del 2016 guidate dalle comunità indigene contro il passaggio dell’oleodotto Dakota Access nella riserva di Standing Rock. Una protesta durata sei mesi, che vide le comunità opporsi al progetto di oleodotto lungo 1.700 chilometri che ogni giorno avrebbe trasportato poco meno di 60 tonnellate di petrolio. La protesta è stata sostenuta da numerose celebrità (da Jane Fonda a Mark Ruffalo, da Leonardo DiCaprio a Robert Kennedy, da Susan Sarandon a Ben Affleck) e alla fine è stato riconosciuto che l’oleodotto era un rischio per le riserve d’acqua da cui le comunità dipendevano.

Ma Energy Transfer (ET) sostiene in modo infondato che le proteste siano state orchestrate da Greenpeace. Mads Christensen, Direttore esecutivo di Greenpeace International ha dichiarato che «stiamo assistendo al pericoloso ritorno degli stessi comportamenti che hanno alimentato la crisi climatica, acuito le disuguaglianze sociali e ambientali e anteposto i profitti dei combustibili fossili alla salute pubblica e a un pianeta abitabile. La precedente amministrazione Trump aveva passato quattro anni a smantellare le politiche di protezione dell’aria e dell’acqua e la sovranità indigena. Ora insieme ai suoi alleati vuole finire il lavoro zittendo ogni forma di protesta pacifica. Non ci tireremo indietro. Non ci faremo mettere a tacere».

Con questo tipo di cause si vuole zittire il dissenso. L’azione legale di Energy Transfer è, infatti, un tipico esempio di SLAPP o Strategic Lawsuit Against Public Participation (Azione giudiziaria strategica contro la partecipazione dei citadini): una causa temeraria intentata per bloccare, con ingenti spese legali, gli attivisti e le organizzazioni non profit impegnati nella difesa dell’ambiente tentando così di portarli al fallimento economico e, in ultima analisi, di mettere a tacere ogni dissenso.

Anche le grandi compagnie petrolifere Shell, TotalEnergies ed ENI negli ultimi anni hanno lanciato SLAPP contro diverse realtà di Greenpeace. Un paio di questi casi sono stati fermati con successo. Tra questi, nel 2024, Greenpeace France ha avuto la meglio sulla SLAPP intentata da TotalEnergies, mentre Greenpeace UK e Greenpeace International hanno costretto Shell a rinunciare alla sua causa temeraria. In Italia, la SLAPP intentata da ENI nei confronti di Greenpeace Italia e ReCommon arriverà in tribunale nei prossimi mesi.

Sappiamo che ci sono molti modi per zittire chi reclama diritti, pace, dignità. È un’ondata che ci vuole travolgere. In Italia ne abbiamo un esempio lampante con il famigerato decreto sicurezza, di prossima approvazione al Senato, ultimo pezzo della repressione capillare che criminalizza il dissenso nel nostro Paese, fotografata un anno fa dal dossier Diritto, non crimine realizzato dalla Rete In Difesa Di e da Osservatorio Repressione.

Noi non ci faremo mettere a tacere. La nostra lotta continua! Energy Transfer non ha scritto l’ultima parola su di noi in questa battaglia. Abbiamo appena iniziato la nostra azione legale anti-SLAPP contro i suoi attacchi alla libertà di parola e alle proteste pacifiche. Oltre all’appello che Greenpeace negli Stati Uniti farà contro il verdetto della giuria di Morton, a luglio porteremo Energy Transfer in tribunale nei Paesi Bassi. Greenpeace International, infatti, ha avviato il primo test della Direttiva anti-SLAPP dell’Unione Europea presentando un’azione legale presso un tribunale dei Paesi Bassi contro Energy Transfer per recuperare tutti i danni subiti per via delle sue cause ripetute e prive di fondamento.

In ballo c’è, peraltro, molto, molto di più. In un contesto in cui politici negazionisti della crisi climatica, come Trump o Milei, governano interi Paesi, la battaglia per il futuro del pianeta e dei suoi abitanti è in serio pericolo. Per questo Greenpeace ha lanciato una campagna per chiedere il sostegno di tutti e tutte. Non possiamo fermarci adesso!

Gli autori

Alessandro Giannì

Alessandro Giannì è responsabile delle Relazioni Istituzionali e Scientifiche di Greenpeace Italia

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