Torino: chi specula sull’“area grigia”

Perché manca nel Paese una protesta pacifica e matura, senza residui violenti, come quella di Minneapolis? E ora di discuterne senza reticenze. Ma anche senza strumentalizzazioni. Invece va di moda, non solo in Italia, un umore antisociologico per il quale è connivenza ogni sforzo di capire, spiegare, discutere e adoperarsi per tutelare la coesione sociale e prevenire la violenza. Ragionare pare richieda troppo sforzo.

La protesta dell’Iran tra sanzioni e repressione: alla ricerca di un’opposizione organizzata

In Iran l’ondata delle proteste cresce per l’impopolarità della Repubblica islamica e per un’economia lacerata dalle sanzioni e dal tentativo del regime di rispondere con ricette liberiste che aumentano la povertà. La situazione è esplosiva ma manca, all’interno, un’opposizione organizzata e, nella diaspora, un riferimento credibile.

Stati Uniti: come finisce una democrazia

Trump invia a Los Angeles la Guardia nazionale e i marines per soffocare la protesta sociale contro le deportazioni dei migranti. Non è solo la forma più estrema di repressione del dissenso. È anche il tentativo di eliminare l’ultima resistenza contro l’assunzione, da parte sua, di un potere assoluto (a cui non sono riusciti a opporsi efficacemente né il congresso né i giudici).

Il potere delle multinazionali, la forza di Greenpeace

Una giuria degli Stati Uniti ha condannato Greenpeace a versare a Energy Transfer 660 milioni di dollari a titolo di risarcimento per le proteste contro l’oleodotto Dakota Access. È la nuova strategia delle multinazionali dei fossili che mette in pericolo, con Greenpeace, il futuro del pianeta e la libertà di protesta. Contro il suo accoglimento in sede giusidizionale occorre mobilitarsi.

Organizzare la disobbedienza civile

Come organizzare forme efficaci di opposizione? I cambiamenti sociali e politici più rilevanti sono stati iniziati da frange marginali che hanno saputo aggregare e coinvolgere. Bisogna esserne consapevoli e, poi, costruire una visione di futuro, usare quanto è nella propria disponibilità per sottrarre consenso al potere, realizzare nel momento in cui si lotta pratiche di vita che prefigurino ciò verso cui si tende.

I trattori trattano ma i mercati maltrattano

“La rivolta dei trattori” segnala le contraddizioni del modello di sviluppo neoliberista. Per questo le pur doverose azioni di tamponamento (tassazioni, dazi, politiche creditizie, sovvenzioni ecc.) non bastano e sono solo un pannicello caldo. Le vere questioni a cui si dovrà por mano sono il tipo di agricoltura a cui si guarda e chi deve pagare la non più rinviabile transizione ecologica.

La lezione della rivolta dei trattori: l’ecologia sarà contadina e popolare o non sarà

L’ecologia sarà contadina e popolare o non sarà. È la lezione che viene dalla rabbia del mondo agricolo. E, a fronte della brutalità degli sconvolgimenti ecologici e dei vincoli economici e normativi che strozzano i contadini, non bastano mance e sgravi fiscali. Occorrono cambiamenti strutturali dell’attuale modello agro-alimentare.

La rabbia degli agricoltori nasconde un mondo diviso

La rabbia degli agricoltori è unica ma il loro mondo è profondamente diviso. C’è chi riceve meno di 3mila euro l’anno di supporto dall’Unione europea e chi ne riceve 500mila; e c’è chi si impegna per una reale transizione agroecologica e chi vuole continuare in eterno nel modello attuale. Gli interessi sono in conflitto, ma c’è un elemento unificante: il collasso del sistema agricolo e del suo modello.