Come ridurre lo sfruttamento del pianeta?

Il “giorno di supersfruttamento della terra” è stato anticipato, quest’anno, al 24 luglio. È il segno che il nostro debito ecologico aumenta, rapinando le risorse alle generazioni future e preparando la fine del pianeta. Ma non tutti siamo ugualmente responsabili: combinando tecnologia, scelte individuali e politiche strutturali sarebbe possibile riportare in equilibrio consumi e capacità di rigenerazione della Terra.

Trump all’attacco del clima e del pianeta

La guerra di Trump contro il complesso della tutela ambientale è in pieno svolgimento e già è stato emesso il 60% delle prescrizioni previste al riguardo nel suo Project 2025. In una furia devastante vengono cancellate le regole a tutela di aria, acqua, paesaggio, foreste, fauna selvatica in via di estinzione e, insieme, vengono smantellati gli uffici pubblici preposti alla loro tutela. Ma qualche timida reazione si comincia a intravedere.

Il potere delle multinazionali, la forza di Greenpeace

Una giuria degli Stati Uniti ha condannato Greenpeace a versare a Energy Transfer 660 milioni di dollari a titolo di risarcimento per le proteste contro l’oleodotto Dakota Access. È la nuova strategia delle multinazionali dei fossili che mette in pericolo, con Greenpeace, il futuro del pianeta e la libertà di protesta. Contro il suo accoglimento in sede giusidizionale occorre mobilitarsi.

Oliver Jeffers, Punto e a capo (Zoolibri, 2024)

Un libro che parla di storia, di universo, di futuro e lo fa come solo Oliver Jeffers sa fare, con le sue parole e i suoi pennelli. Con il suo stile inconfondibile, ripercorre il cammino del genere umano attraverso la storia, lanciando però una sfida. Verso dove possiamo dirigerci adesso? Come possiamo creare nuove storie e nuovi sistemi che permettano a tutta l’umanità di fiorire?

Controcanto

Controcanto

Ventidue interventi che raccontano e analizzano i mutamenti sociali, politici, culturali che dagli anni Ottanta in poi, in Italia e nell’Occidente, ci hanno portato all’infelice situazione di cui l’attuale pandemia potrebbe essere emblema e sintesi.

COP26: la riscoperta del futuro

I risultati concreti della conferenza dell’ONU sui cambiamenti climatici in corso a Glasgow sono modesti e serpeggia la delusione: per la genericità degli impegni e per lo scarso coinvolgimento di Paesi fondamentali. Ma sarebbe un errore sottovalutare l’evento. Parole importanti sono state dette e d’ora in poi sulla loro base sarà giudicata ogni scelta politica.

G20: universi paralleli

In questi giorni a Roma si sono contrapposti due mondi: i potenti della terra, che hanno ripetuto i riti e le parole di sempre accompagnati da qualche concessione verbale, e alcuni spezzoni di movimenti impegnati a costruire un futuro diverso, amico della propria casa e in armonia con tutti gli abitanti del pianeta. La distanza è, ancora una volta, abissale e incolmabile.

Il mondo brucia

La temperatura ha raggiunto nel nostro Paese punte di 48,8 gradi e il Sud e le isole bruciano. Lo stesso accade in Grecia, in Algeria, in Turchia. Non sono eventi eccezionali ma lo scenario abituale dei prossimi anni se non si interviene, subito, per abbattere le emissioni di CO2 in atmosfera. Ma i potenti della Terra restano inerti.

Perché una Costituzione della Terra?

Garantire la vita presente e futura sul pianeta, mantenere la pace, promuovere rapporti amichevoli tra i popoli, realizzare l’uguaglianza. Questo il progetto della Costituzione della terra: grandiosa utopia giuridica, ma soprattutto progetto politico che offre un orizzonte strategico alle molte battaglie di associazioni e movimenti.