Il sorpasso del Sud del mondo: le prime tappe

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Oggi, i paesi del Sud del mondo comprendono al loro interno più di sette miliardi di persone contro poco più di un miliardo di quelle del Nord, mentre sul fronte economico rappresentano ormai il 60% circa del PIL mondiale secondo le statistiche del Fondo Monetario Internazionale e della Banca Mondiale, almeno con i valori misurati con il criterio della parità dei poteri di acquisto. E la scalata economica non è certo terminata, come del resto appare giusto. La crisi del dominio occidentale sul mondo non si è manifestata all’improvviso e la sua egemonia non è stata superata con facilità. Si è trattato di un processo abbastanza lungo e complicato. In queste note vogliamo segnalarne solo due aspetti relativamente remoti, come ricordati in due bei testi di qualche anno fa (Mishra, 2012; Sanghera, 2021), e poi alcuni soffermarci su alcuni fatti più recenti.

Nel 1905 nello stretto di Tsushima la flotta giapponese sconfiggeva quella russa. Come viene riferito nel volume di Mishra, nel mondo sotto il giogo occidentale l’emozione fu fortissima. Arabi, persiani, vietnamiti, indonesiani, gioirono per il fatto che l’evento dimostrava che gli uomini bianchi, che avevano conquistato il mondo, non erano invincibili. Così un oscuro avvocato che operava allora in Sud Africa, Mohandas Ghandi, predisse che la vittoria giapponese era alla radice di un grande sommovimento, mentre a Damasco Mustafà Kemal, poi noto come Ataturk, un giovane soldato turco, andò in estasi e prese subito il Giappone come modello e mentre il sedicenne Jawaharlal Nehru, sognò subito la libertà dell’India e dell’Asia. Intanto il nazionalista cinese, Sun Yat Sen, che sarà poi il primo presidente della repubblica del suo paese, mentre tornava in nave verso la Cina, nel porto del Cairo fu entusiasticamente festeggiato dai portuali locali che lo avevano scambiato per giapponese, mentre il giovane poeta indiano, poi premio Nobel, Rabindranath Tagore, portò i suoi studenti nel parco vicino e improvvisò con loro una marcia della vittoria; e ancora, nel 1910 un ragazzo cinese che si chiamava Mao Zedong, in onore dell’evento di qualche anno prima, imparò a memoria una poesia giapponese. Al Cairo Rashid Rida, le cui opere saranno poi il fondamento dello sviluppo successivo del partito dei Fratelli Mussulmani, immaginò un movimento pan-asiatico per la liberazione del continente dagli infedeli. Tale fu la portata dell’evento per quelli che saranno poi le guide dell’Asia e del riscatto dei popoli.

Un altro episodio, questa volta del 1919 e che è passato sotto il nome di Massacro di Jallianwala Bagh dal nome del luogo dove avvenne l’accaduto, viene ricordato nel testo di Sanghera. In tale anno il generale inglese Reginald Dyer viene inviato in India, a Amritsar, per domare una supposta rivolta contro l’Inghilterra. In un parco della città era riunita una folla di circa 15.000-20.000 persone, compresi tanti donne e bambini, per ragioni religiose. Il generale che qualche ora prima aveva emesso un bando che proibiva le riunioni pubbliche, bando che quasi nessuno aveva avuto il tempo di conoscere, ordinò alla sue truppe di aprire il fuoco; la strage durò ben dieci minuti e il numero dei morti fu ufficialmente dichiarato in 379 persone, mentre stime più serie parlano di migliaia di vittime. Tutti quelli che avevano partecipato alla cerimonia nel parco vennero da allora in poi considerati potenziali nemici dello Stato. Il massacro, ricorda Sanghera, anche se noi ignoriamo la cosa, fu uno degli eventi chiave del ventesimo secolo, segnando il momento in cui l’Inghilterra perdette la sua presa su uno degli imperi più grandi della storia; in particolare da tale data la spinta verso l’indipendenza dell’India non si potè più fermare. In seguito a tale fatto il premio Nobel Tagore restituì le onorificenze che aveva a suo tempo ricevute da Londra, il padre di Nehru bruciò tutti i suoi mobili e i suoi vestiti europei, mentre Gandhi dichiarò che aveva sottostimato le forze del male operanti nell’impero.

A questo punto vogliamo segnalare ancora due eventi più recenti, accaduti dopo la seconda guerra mondiale. Come è ampiamente noto, nel 1955 ventinove Stati, alcuni dei quali lottavano ancora per la loro indipendenza e trenta movimenti di liberazione nazionale, che rappresentavano insieme più della metà dell’umanità, si riunirono a Bandung, in Indonesia, per proclamare la fine dell’era coloniale e l’emancipazione dei paesi dell’Asia e dell’Africa. C’erano anche in questo caso molti “volti noti”, da Nasser a Sukarno, da Ciu en lai a Nehru, a Tito. Ricordiamo ancora un avvenimento che, se vogliamo, ebbe a suo tempo relativamente poca risonanza. Nell’ottobre del 1974, redatta in Messico, viene approvata in un colloquio delle Nazioni Unite una dichiarazione che disegnava i contorni di un nuovo ordine internazionale, con una vera e propria requisitoria, tra l’altro, contro le politiche occidentali.

Venendo a tempi più vicini, ci si può chiedere da quando tutto ha cominciato a cambiare e quando le fortune rispettive del Nord e del Sud del mondo hanno cominciato a invertirsi in maniera evidente. Qui i pareri sono divisi. Chi scrive pensa che mentre il punto di svolta simbolico è stato l’11 settembre 2001 con l’assalto alle torri gemelle a New York, evento che mostrava, tra l’altro, come gli Stati Uniti non fossero più invulnerabili a casa loro, con una forza del Sud che attaccava il cuore dell’impero del Nord, dal punto sostanziale tutto ha avuto inizio con le riforme dell’economia cinese volute da Deng Tsiao Ping nel 1978-1979. Tali riforme sono state il punto di partenza di quelle trasformazioni che con il tempo sono diventate una valanga; il prodigioso sviluppo economico della Cina che ne è seguito ha avuto poi conseguenze fortissime, che fanno sentire ancora i loro effetti sui destini del pianeta scossi dalle fondamenta. Tra l’altro, il successo del paese asiatico ha spinto altre parti del mondo a riconsiderare la loro collocazione nel mondo e a indirizzarli verso la possibilità di perseguire un modello di sviluppo diverso da quello occidentale, che precedentemente sembrava l’unica via possibile per il progresso economico delle nazioni.

Si può poi considerare che due altri punti di svolta importanti siano stati costituiti da una parte, nel 2001, dall’ingresso della stessa Cina nell’Organizzazione Mondiale per il Commercio (WTO), ingresso che ha scatenato una valanga di esportazioni da parte del paese asiatico verso il resto del mondo, di nuovo con conseguenze molto importanti sul piano economico, sociale, politico per il pianeta, dall’altra dalla crisi del sub-prime del 2008, crisi che ha mostrato in maniera decisiva la debolezza del modello economico e finanziario occidentale, minandone di nuovo la sua credibilità. Più di recente, la fuga precipitosa degli Stati Uniti dall’Afghanistan nel 2021 e il caos del Medio Oriente visibile nel 2024 e nel quale gli Stati Uniti, che un volta governavano l’area, si mostrano del tutto impotenti ad intervenire, sono ulteriori manifestazioni importanti della crisi in atto del Nord del mondo.

 

Testi citati nell’articolo

Mishra P., From the ruins of empire, Allen Lane, Londra, 2012

Sanghera S., Empireland, how imperialism has shaped modern Britain, Penguin books, Londra, 2021

Gli autori

Vincenzo Comito

Vincenzo Comito (1940), ha lavorato a lungo nell’industria (gruppo Iri, Olivetti) e nel movimento cooperativo, nelle aree dell’amministrazione e finanza, del controllo di gestione e del personale. Docente di finanza aziendale ha insegnato all’Università Luiss di Roma e all’Università di Urbino. Fa parte del gruppo “Sbilanciamoci” e di quello di "Fuoricollana". Tra i suoi ultimi libri: “La globalizzazione degli antichi e dei moderni” (Manifesto libri, 2019) e "Come cambia l'industria" (Futura editrice, Roma, 2023).

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