Ciò che vorrei vedere il 2 giugno

Il 2 giugno, invece dell’oscena parata di armi, vorrei vedere una parata di maestri e maestre, di professori e professoresse, infermiere e infermieri, medici del corpo e della mente, artisti e musicisti, studentesse e studenti… Perché è da ciò che resta del prendersi cura, del costruire bellezza, conoscenza e pensiero critico, che può venire il riscatto di cui abbiamo bisogno.

La nostra festa della Repubblica e quella della destra

Il 2 giugno ci saranno, dietro le pacificazioni di facciata, due feste differenti: la festa degli uguali e quella dei diseguali. Ce lo ricordano Galli della Loggia e il “Corriere della Sera”, saliti senza tentennamenti sul carro dei vincitori, e impegnati a sostenere che l’uguaglianza si ferma alla soglia dell’esercizio del potere e che la democrazia, alla fine dei conti, si riduce al “suffragio universale”.

Cambiare la Repubblica? «O la va o la spacca»

Interrogata sull’incertezza dell’esito della proposta di introduzione del “premierato” elettivo, Giorgia Meloni dichiara: «O la va o la spacca». L’intervento di revisione della Costituzione è considerato una scommessa, un azzardo che non ha nulla a che vedere con il bene comune. Mai si era raggiunto un degrado così accentuato del modo di intendere il Patto costituzionale.

Oltre il 2 giugno. A scuola e non solo

Una recente indagine fornisce dati incoraggianti: quasi il 90% dei nostri studenti sa che cosa sono la Costituzione e la Repubblica e da quando ci accompagnano. Ma la soddisfazione si stempera guardando agli eventi successivi su cui regna, spesso, la confusione. È il frutto di una scuola appiattita sul “saper fare” e in difficiltà a costruire un “sapere” radicato nell’impegno culturale e sociale.

La giustizia internazionale alla prova di Israele

A fronte della richiesta di emissione di mandati di arresto nei confronti di Netanyahu e Gallant formulata dal Procuratore della Corte Penale Internazionale, Israele ha reagito non già difendendosi nel merito ma contestando in radice ogni giurisdizione internazionale nei propri confronti. Se passasse una simile posizione sarebbe la fine della giustizia internazionale e della stessa Onu.

Cinema e realtà: a margine di “Civil War”

Anche andare al cinema è un atto politico. Un atto in cui c’è un tempo per vedere (corrispondente al film in sala) e un tempo per concludere (quello in cui facciamo i conti con ciò che l’opera produce in noi). E “Civil War” – film di guerra, di soldati e di reporter; mix di proiettili, bombe ed esplosioni, da una parte, e di parole e immagini dall’altra – è uno specchio illuminante della realtà che ci circonda.

Gaza. Giustizia, non pietà

«Sono indignato di sedere davanti a lei in questa confortevole sala conferenze mentre la mia famiglia attende disperatamente notizie su un cessate il fuoco, al buio, affamata e nelle tende, nel timore che l’esercito israeliano li uccida da un momento all’altro. In un mondo dignitoso, chiederei giustizia, non pietà»: queste le parole del medico Rajaie Batniji, mio collega, al segretario di Stato Antony Blinken.

Gli italiani e i “migranti” nella Legione straniera

Mentre le guerre attraversano il mondo e l’Italia raggiunge il non invidiabile record del 10% di abitanti in povertà assoluta, il Parlamento discute dei nostri concittadini (soprattutto altoatesini) arruolatisi negli anni ‘50 nella Legione straniera e andati a combattere in Indocina. Il tema è la mancanza di onorificenze da parte della ingrata Francia e il dilemma se si trattò o meno di “migranti economici”. Incredibile ma vero!