È permesso immaginare la pace?

La guerra occupa la scena mediatica e non lascia spazio a un’idea di pace che non sia solo assenza di guerra. La nostra “civiltà” ha spazi crescenti per ricerca, produzione, glorificazione delle armi, ma riserva alla pace solo raccomandazioni svuotate di potere, credibilità, esempi. Eppure, se non si cambia paradigma, non ci sarà salvezza: né in Ucraina né nel resto del mondo.

Armi all’Ucraina?

Assistere l’Ucraina fornendo armi letali di offesa è un grave sbaglio che induce rischi sempre più elevati. Per tutti: per gli ucraini anzitutto; e poi per il mondo intero. È difficile decidere come intervenire, ma occorre lavorare per la pace e non per intensificare la guerra. Anche con gesti esemplari, come spostare a Kiev tutte le diplomazie e i capi di governo europei. Senza elmetto.

La guerra e soldati che non sparano

La storia è piena di guerre, ma anche di soldati che, in varie epoche e su diversi fronti, non si sono impegnati quanto previsto nel colpire, trafiggere, scannare, squartare, massacrare altre persone. Ossia nello svolgere il mestiere per cui erano stati addestrati. È difficile crederlo in questi giorni in cui si sentono quasi solo venti di guerra eppure, a ben guardare, gli esempi non mancano.

Siamo in guerra, nonostante l’articolo 11 della Costituzione

Siamo in guerra. Inviare armi a un paese belligerante significa entrare a far parte dei paesi belligeranti. Eppure per aiutare gli ucraini oggi, come ieri altri popoli bombardati e in fuga, o bombardati mentre fuggono come i kosovari nel treno abbattuto dalle nostre armi intelligenti, servono politica, mediazione, diplomazia. Servono bende, ospedali, medicine, cibo, accoglienza. Non altre armi.

Lo scandalo eterno della guerra

L’unica cosa “vera” e documentabile (seppur marginale nelle cronache e nelle considerazioni politiche) su quanto sta succedendo in Ucraina, sono le vittime, militari e civili, dirette e indirette. L’auspicio è che tutte le vittime “inutili” di questa guerra, unite a quelle dei tanti altri conflitti di cui è fatta la guerra mondiale per frammenti, si trasformino in un grido permanente: basta!

Russia e Ucraina: le parole e la realtà

Le parole (qui proposte con una premessa di Tomaso Montanari e una nota di Giulia Marcucci) sono di un coraggioso cittadino russo, un poeta: «Quella guerra che si sta svolgendo in Ucraina, sotto gli occhi del mondo, non viene nemmeno chiamata guerra. La chiamano “operazione militare”. Ma è una vera e autentica guerra. E deve essere fermata. Come? In qualche modo, ma è necessario. Tutti noi, insieme e individualmente, dobbiamo pensarci».

Ucraina: torni un grande movimento per la pace

Siamo a un passo dal baratro. Lanciamo un appello perché in tutta Italia al più presto si dia vita a iniziative, presidi, manifestazioni unitarie per la pace. Torni un grande e diffuso movimento per la pace, oggi timido, e contro l’irresponsabile corsa al riarmo. Contro il potere della guerra e contro ogni logica imperiale, diamo voce alla pace per l’umanità al potere!

La guerra di Putin e le colpe dell’Occidente

Putin ha messo la comunità internazionale di fronte al fatto compiuto della disgregazione dell’Ucraina. È una grave violazione del diritto internazionale. Ma non si può ignorare la corrispondente responsabilità degli Stati Uniti e della Nato che hanno creato una propria zona d’influenza, inglobando nel loro dispositivo militare tutti i paesi dell’Europa dell’est.