L’Ucraina e il futuro dell’Europa

La guerra che insanguina l’Ucraina rivela la conflittualità connivente tra la Russia e gli Stati Uniti, potenze imperiali ancor più pericolose perché in declino. Ad esserne vittima, con l’Ucraina e i suoi abitanti, è l’Europa, che si vorrebbe ricondotta sotto il tallone della NATO, dipendente da risorse energetiche fornite dagli Stati Uniti, riarmata nel quadro dell’Alleanza atlantica senza un strategia propria.

Le contraddizioni della guerra e le vie della pace

Nella guerra gli aggrediti hanno tutto il diritto di difendersi, ma alla comunità internazionale spetta costruire percorsi di pace. Gli Stati, invece, moltiplicano le spese militari obbedendo alle lobby industriali, finanziarie e delle energie fossili. In questa situazione la guerra (oggi e in futuro) può essere fermata solo da un grande movimento che tenga insieme la pace, l’ambiente e la giustizia sociale.

Il massacro della guerra e le ragioni della resistenza

Sono confuso. So che la guerra è sempre un massacro. Ma il mio primo riflesso, in questo mese, è stato di provare ammirazione per la resistenza ucraina e di ritenere giusto aiutarla anche con l’invio di armi. Perché, se la comunità degli Stati non è in grado o non vuole cancellare le premesse della guerra, resistere, per chi è aggredito è un diritto umano.

La delegittimazione della pace

Tra gli effetti collaterali della guerra scatenata da Putin contro l’Ucraina c’è, nel dibattito pubblico, una diffusa delegittimazione della pace, relegata ad aspirazione irrealistica di “anime belle”. Eppure le lezioni della storia dovrebbero avere insegnato che – come ha scritto Primo Levi – «dalla violenza non nasce che violenza, in una pendolarità che si esalta nel tempo invece di smorzarsi».

La guerra in Ucraina e gli interessi divergenti di Europa e Stati Uniti

L’Europa ha bisogno che si ponga fine alla guerra in Ucraina. Gli Stati Uniti hanno interesse a che la guerra continui per isolare la Russia e mantenere l’Europa nella loro sfera d’influenza. La presenza di Biden al Consiglio europeo del 24-25 marzo è un segnale univoco della rinuncia dell’Europa, sempre più schiacciata sulla NATO, ad assumere una soggettività politica autonoma.

Ucraina. La retorica bellica che mina le trattative di pace

«Il rifiuto semplicistico di riconoscere le complesse radici delle tensioni nella regione ucraina mina la capacità dei negoziatori di raggiungere una soluzione pacifica. Sono estremamente preoccupato quando sento tamburi familiari a Washington, la retorica bellica amplificata prima di ogni guerra, che ci chiede di “mostrare la forza”, di “diventare duri” e di non impegnarci nella “pacificazione”».

Inviare armi all’Ucraina è un tragico errore

L’invio delle armi all’Ucraina è un tragico errore. Non per una sottovalutazione dell’aggressione russa ma perché esso non modifica i rapporti di forza sul campo ed espone l’umanità, ucraini inclusi, a pericoli potenzialmente senza ritorno. Pericoli che rivoltano alla radice i termini della logica con cui, fino a questo momento, abbiamo ragionato sulla guerra e sulla pace.

Perché sono per l’invio di armi all’Ucraina

L’invasione dell’Ucraina è un crimine. Ma come reagire? Marco Revelli indica come priorità assoluta quella di fermare la guerra. E aggiunge che, a questo fine, non serve l’invio di armi ai combattenti ucraini ma una trattativa. Non ne sono convinto. La priorità è, piuttosto, fermare Putin e le sue mire espansionistiche, che sono incoraggiate da atteggiamenti arrendevoli.