La trasformazione della solidarietà in terrorismo

L’ordinanza con cui il l’autorità giudiziaria di Genova ha disposto la custodia in carcere di alcuni attivisti accusati di avere raccolto fondi “per finanziare il terrorismo di Hamas”, fondata com’è su ricostruzioni unilaterali e su documentazione proveniente dall’esercito israeliano, sembra una tappa della strategia in atto, nel nostro Paese, di creazione del nemico islamico e impone una crescita della vigilanza democratica.

Gran Bretagna. Arrestati per un cartello

In Gran Bretagna l’associazione “Palestine Action” è stata messa al bando come organizzazione terrorista. Tre attivisti detenuti senza processo sono in sciopero della fame e rischiano la vita. E oltre 1.600 persone sono state arrestate per avere espresso solidarietà con il gruppo. L’avversione alla causa palestinese ha raggiunto vette paradossali e si può ormai essere arrestati solo per avere in mano un cartello.

Il terrorismo dimenticato di Israele

Il terrorismo in Palestina non nasce, come vorrebbe una diffusa vulgata, con Hamas. A praticarlo, sin da un secolo fa, sono state diverse organizzazioni paramilitari sioniste, a cominciare dalla Banda Stern, dalle cui fila sono usciti capi del Governo israeliano come Yitzhak Shamir e Menachem Begin. Ed è una pratica che perdura tuttora con l’assassinio politico di leader palestinesi in patria, nei paesi vicini e anche in Europa.

Turchia: la voce di Nudem Durak

Mentre il PKK ribadisce la propria decisione di mettere fine alla guerriglia e di proseguire nella difesa dei diritti del popolo kurdo con gli strumenti della politica, il regime di Erdogan continua nella sua attività di repressione di ogni forma di libertà. Le carceri sono piene di oppositori come Nudem Durak, cantante popolare, condannata a più di 10 anni di carcere per la fantasiosa accusa di sostegno al terrorismo.

Askatasuna, No Tav e le nuove frontiere della repressione

La Procura di Torino contesta a 16 militanti di Askatasuna e no Tav il reato di associazione a delinquere per commettere atti di resistenza a pubblici ufficiali. I ministeri degli interni e della difesa chiedono agli stessi militanti risarcimenti milionari per le attività info investigative e di tutela dell’ordine pubblico e per danni di immagine. C’è da non crederci, eppure sono le nuove frontiere della repressione.

Il nome delle cose e gli inganni dell’Occidente

Distribuire qualifiche di terroristi a destra e a manca è un vecchio gioco per giustificare le pratiche più fuorvianti e consentire di evocare la “sicurezza” a giustificazione di ogni guerra. Grazie a questo “gioco”, le aggressioni più brutali e sanguinose sono chiamate legittima difesa ed è proibito chiamare con il suo nome ciò che succede in Palestina (come ieri in Iraq o in Afghanistan).